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Bond, che carattere! Novità strutturali nel post crisi

Bond, che carattere! Novità strutturali nel post crisi

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

16 Maggio 2018
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  • Nel decennio successivo alla crisi finanziaria, la curva dei rendimenti rispecchiava quasi interamente le misure estreme di stimolo monetario e fiscale

  • Il recente aumento dei rendimenti è stato in parte alimentato dalla diffusione di dati relativi a un’elevata inflazione salariale

  • E’ fondamentale prestare attenzione ai segnali che possono preannunciare un aumento dell’inflazione e/o la fine dell’espansione economica

Sono lontani i tempi in cui quello dei bond era il comparto “facile”. Il bizzarro contesto attuale pone sfide anche al “tranquillo” settore dell’obbligazionario. E gli economisti cercano di decifrarne i segnali contrastanti

Nella nuova prospettiva macroeconomica mondiale, anche il mercato dei bond si fa sfidante. Nel decennio successivo alla crisi finanziaria, il livello dei rendimenti dei bond e la forma della loro curva hanno rispecchiavano quasi interamente le misure estreme di stimolo monetario e fiscale. Per non parlare della fase prolungata di crescita economica fiacca e dei bassi tassi d’inflazione.

Per i gestori obbligazionari, in un contesto di crescita economica lenta e modesta e di bassa inflazione, era relativamente facile. La Fed azzerava i tassi a breve, acquistava migliaia di miliardi di obbligazioni a media e lunga scadenza.

Con la ripresa mondiale però, i tassi d’interesse prossimi allo zero e il quantitative easing fanno ormai parte del passato. Il recente aumento dei rendimenti è stato in parte alimentato dalla diffusione di dati relativi a un’elevata inflazione salariale. Poi stati per lo più ridimensionati.

Courtesy Columbia Threadneedle Investments

L’appiattimento della curva dei rendimenti può riflettere il timore del mercato obbligazionario che l’economia non riesca ad assorbire il previsto ciclo di rialzi dei tassi da parte della Fed, rischiando di soffocare la crescita e dispingere l’economia verso la recessione.

Secondo Columbia Threadneedle Investments, si tratta di una reazione eccessiva in entrambi i casi. Tuttavia, gli analisti della società statunitense si dichiarano sempre più cauti nell’ignorare segnali come il Nairu (tasso di disoccupazione compatibile con un tasso stabile di inflazione) e le curve dei rendimenti invertite.

Secondo l’ultima analisi di Pictet, l’analisi del ciclo economico suggerirebbe che la crescita ha raggiunto il suo livello massimo. Ciò non vuol dire necessariamente che un rallentamento, e tanto meno una recessione, siano dietro l’angolo. Essi prevedono che la crescita si manterrà forte, rimanendo a livelli simili alla tendenza di lungo termine nei prossimi cinque anni.

Secondo Columbia, resta di fondamentale importanza prestare attenzione ai segnali provenienti dai dati. Essi possono preannunciare un aumento dell’inflazione, la fine della fase prolungata di espansione economica. O entrambi. I rendimenti del primo trimestre 2018 suggeriscono che gli investitori vi hanno certamente prestato attenzione.

 

 

Un esempio. Secondo il gestore Pictet, la politica della Fed offre argomenti a favore del reddito fisso. La sua misurazione della liquidità globale indicherebbe un restringimento delle condizioni monetarie. Tuttavia, il rallentamento della crescita potrebbe offrire ai policymaker una pausa di riflessione. Ciò detto, l’inflazione in aumento e una politica della Fed più rigida, oltre che la crescita ancora robusta, suggerirebbero la possibilità di un aumento dei rendimenti.

 

Courtesy Columbia Threadneedle Investments
Teresa Scarale
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