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Le big tech cinesi e il post Trump, fra sicurezza e mercato

Le big tech cinesi e il post Trump, fra sicurezza e mercato

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

15 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Lo scorso 28 settembre, a 37 giorni dal voto, un giudice della corte federale americana graziava TikTok. Un altrom salvava dalle ire di Trump WeChat. Il presidente Usa nel frattempo prendeva di mira il colosso dei semiconduttori Smic

  • Il Dragone invece potrebbe intralciare l’accordo fra ByteDance (TikTok) e Oracle, in virtù degli stessi timori di Trump. Cioè, il trasferimento di tecnologia al “nemico”. Intanto, secondo fonti internazionali la Cina avrebbe approvato una nuova legge sul controllo delle esportazioni ad elevato contenuto tecnologico. Sulla base di questa, potrebbe negare a ByteDance la licenza per “esportare” negli Usa l’algoritmo potenziato di TikTok

  • ByteDance dichiara che manterrà una partecipazione dell’80% nella costituenda TikTok Global, lasciando un complessivo 20 % tra Oracle e Walmart. Dal canto suo Oracle dichiara che ByteDance “avrà lo 0% di TikTok Global. Un curioso accordo societario

Così le big tech cinesi TikTok, WeChat e Smic sono finite nel mirino dell’amministrazione Trump, precipitando in un limbo scivoloso, a cavallo tra geopolitica e business. Un nodo che si va a ingarbugliare ulteriormente in vista del voto

Quando i giudici aiutano il mercato

Lo scorso 28 settembre, a 37 giorni dal voto, un giudice della corte federale americana di Washington, Carl Nichols, denunciando l’abuso di potere di Trump e invocando la libertà di espressione dei cittadini, ha graziato TikTok, la app cinese di brevi video coreografati, tanto in voga fra i giovanissimi. O meglio: ne ha ritardato l’obbligo di “Usa-vestizione”.

A inizio agosto, infatti, il Presidente aveva preteso che in meno di due mesi la popolare app sarebbe dovuta passare in mani statunitensi se avesse voluto continuare a essere scaricabile dagli store Android e App negli Stati Uniti. Motivo? Esigenze di sicurezza nazionale. Secondo il giudice Nichols, benché il governo Usa abbia “fornito ampie prove del fatto che la Cina rappresenti una grossa minaccia”, il pericolo rappresentato da TikTok e la necessità di una messa al bando “rimangono meno sostanziali”.

Non solo TikTok, le big tech cinesi nel mirino di Trump

Lo stesso tipo di salvagente è stato gettato da un altro giudice a WeChat, la Whatsapp cinese usatissima dagli espatriati negli Usa. Con il verdetto di fine settembre, il tentativo di Trump di limitare l’uso delle app di provenienza cinese è stato quindi respinto per la seconda volta in poche settimane da un giudice federale. Si tratta però solo dell’ultimo tassello di un’escalation iniziata nel marzo 2018 con l’inizio della guerra commerciale tra Cina e Usa, intensificatasi la scorsa estate, con nuove minacce, dopo la tregua firmata a gennaio. Nell’ultima settimana di settembre, il dipartimento del commercio Usa ha preso di mira anche la società semi-statale cinese Semiconductor Manufacturing International Corporation (Smic).

Il Dragone, dal canto suo, potrebbe intralciare l’accordo fra ByteDance e Oracle, in virtù degli stessi timori: il trasferimento di tecnologia al “nemico”. Intanto, secondo l’ FT, la Cina avrebbe approvato una nuova legge sul controllo delle esportazioni ad elevato contenuto tecnologico e sulla base di questa potrebbe negare a ByteDance la licenza per “esportare” negli Usa l’algoritmo potenziato di TikTok. Oggi la guerra di muscoli fra Trump e Xi Jinping si combatte soprattutto in campo tecnologico. La rielezione di Trump potrebbe accentuare le tensioni. Ma un’eventuale vittoria di Biden finirebbe per ammorbidire i toni, non la sostanza: il tech è il Sacro Graal della nuova guerra fredda.

Un accordo in disaccordo…

La disputa su TikTok potrebbe essere solo uno dei capitoli iniziali. E con ogni probabilità avrà ulteriori ripercussioni anche sulle Borse. Intanto, sulla scorta di quanto richiesto da Trump, ByteDance dovrebbe cedere tutte le sue attività negli Usa a Oracle. Dovrebbe. Perché, come nota Tech Crunch, la casa madre dichiara che manterrà una partecipazione dell’80% nella costituenda TikTok Global, lasciando un complessivo 20 % tra Oracle e Walmart. Dal canto suo, invece, Oracle dichiara che ByteDance “avrà lo 0% di TikTok Global, mantenendo il controllo solo delle sue app cinesi. Le parti in gioco hanno tempo fino al 12 novembre – nove giorni dopo le elezioni-per concludere un accordo. La partita resta aperta.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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