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Biden vs Trump: i portafogli per il dopo voto

Biden vs Trump: i portafogli per il dopo voto

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

14 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’esito del voto americano potrebbe influenzare l’andamento dei portafogli, specialmente in alcuni settori, per i quali le posizioni dei candidati appaiono molto divergenti

  • Secondo gli analisti di Credit Suisse, in caso di vittoria di Joe Biden, l’aumento della pressione fiscale porterebbe a un taglio degli utili del 4-5% per le aziende rappresentate nel S&P500

  • Il destino dei mercati azionari emergenti ed europei, ma anche di materie prima come oro e petrolio, non dipenderà strettamente dall’esito delle urne. Un ruolo centrale lo giocheranno, come sempre, la Fed e la Bce

Energia pulita, infrastrutture e utility sono i settori favoriti da una vittoria del candidato democratico. Oil&gas, healthcare, finanza e consumi discrezionali quelli pronti a scattare con una riconferma di The Donald. Oro e petrolio ballano da soli

Le elezioni sono alle porte e il fermento sui mercati aumenta giorno dopo giorno. Sarà elefantino o asinello? È il tarlo che accompagna le notti degli investitori, americani e non solo. Ma la domanda ha contorni più spicci e può essere riscritta così: “che ne sarà dei nostri portafogli?”

Indovinare come si muove­ranno i mercati, al di là di chi sarà il vincitore, è tutt’altro che scontato. Alcuni dati tratti dalla storia dei mercati finanziari possono però venire in soccorso, in uno scenario comunque caratterizzato da mercati molto volatili. Secondo un’indagine di Moneyfarm un dollaro di un “convinto democratico” , ovvero di un investitore che tra il 1929 ed oggi avesse tenuto investito il proprio capitale per l’intera durata delle sole presidenze de­mocratiche, ora avrebbe guadagnato 500 dollari. Un “convinto repubblicano” solo cinque dollari. Ma andando più a fondo e tracciando la distribuzione dei rendimenti sotto i due vessilli, appare una differenza significativa solo nel 8% dei casi. Ma al di là delle suggestioni desunte dalla statistica, è necessario calare la domanda iniziale nella realtà di queste elezioni. E di questi candidati. Secondo Predcit, una delle fonti più accreditate tra gli operatori, Joe Biden è in vantaggio di nove punti percentuali su Trump. I democratici hanno una probabilità di vittoria alla camera del 84% e al senato del 56%. Ma come sottolinea Marco Mossetti, gestore azionario globale di Credit Suisse, nulla è ancora certo. “Solo un mese fa la vittoria dei democratici al senato era al 60%. Inoltre, sembra esserci una correlazione tra nuovi casi di covid e consensi verso Trump, soprattutto negli swing state (stati in cui il voto è incerto). Senza dimenticare che ad ottobre di quattro anni fa la Clinton era data in vantaggio di 8,5 punti”. Sappiamo com’è andata a finire. In questo clima di grande incertezza dunque la domanda migliore da porsi è quali saranno i settori e i temi favoriti dall’elezione di uno o dell’altro candidato. Con l’aiuto di Credit Suisse, We Wealth ha provato a delineare due portafogli tipo adatti a sovra­ performare nei due scenari presi in esame.

Energia pulita, utility, infrastrutture sono i settori che potrebbero trarre beneficio dalla vittoria di Biden. Healthcare, oil&gas, finanza e consumi discrezionali quelli che festeggerebbero una vittoriadi Trump.

Ma andiamo con ordine. L’agenda di Biden poggia su alcuni punti fermi. In particolare, i più ambiziosi sono un piano di investimento da duemila miliardi incentrato sulla green economy e la riforma sanitaria. Come finanziarli? Attraverso l’aumento delle tasse, sia a livello societario che personale. Le prime passerebbero da un’aliquota del 21% al 28%, mentre il prelievo fiscale sui redditi personali arriverebbe al 39,7%, e una sforbiciata analoga ricadrebbe sulle rendite finanziarie dei cittadini americani conun patrimonio superiore al milione di dollari. “L’aumento della spesa pubblica favorirebbe infrastrutture e utility. Le prime vantano infatti un moltiplicatore economico molto alto, le seconde beneficerebbero indirettamente, sia in termini di trasporto che di generazione (dell’energia), delle agevolazioni fiscali sull’e­lettrico e sul rinnovabile, il settore che più di tutti crescerebbe con Biden presidente”, commenta Mossetti. La riforma sanitaria voluta dall’ex-vicepresidente di Obama invece giocherebbe a sfavore dell’healthcare, destinato a prendere fiato, invece, con una conferma di Trump. L’abbassamento da 65 a 60 anni di età della soglia per accedere a programmi governativi come il Medicare, e la possibilità di negoziare direttamente i prezzi dei farmaci utilizzando come riferimento i prezzi internazionali – entrambe proposte del candidato dem – non potranno che danneggiare le case farmaceutiche” continua il gestore di Credit Suisse.

Dal lato repubblicano, non c’è stata invece molta chiarezza su quali siano le priorità legislative. America first, unilateralismo negli accordi commerciali, protezionismo, indipendenza energetica e deregolamentazione presumibilmente saranno all’ordine del giorno anche di un eventuale secondo mandato. In particolare l’energetico, soprattutto il comparto oil&gas, correrà alla luce dell’intento del Tycoon di liberalizzare tutto il territorio nazio­nale, aprendo a nuove esplorazioni, mentre i servizi finanziari potranno beneficiare di una riconferma dell’approccio orientato alla deregolamentazione. L’healthcare e i consumi discrezionali, a loro volta accoglierebbero con sollievo una rielezione di The Donald. “Secondo i nostri analisti l’aumento della pressione fi­scale porterebbe a un taglio degli utili del 4-5 % . I settori ciclici sarebbero i più colpiti, con le società che operano nel commercio al dettaglio che potrebbero avere un impatto quasi a doppia cifra”, rileva Mossetti. Più difficile invece sbilanciarsi sul tech. Entrambi i candidati, a parole, convergono nel voler limitare l’uso dei dati nel mondo digitale, ma nei fatti nessuno dei due sembra avere un programma dettagliato a riguardo.

Infine, sempre secondo Mossetti, il destino dei mercati azionari emergenti ed europei, ma anche di materie prima come oro e petrolio, non dipenderà strettamente dall’esito delle urne. Un ruolo centrale lo giocherà al contrario la Fed. I tassi reali negativi possono favorire sia l’apprezzamento dell’oro, che rimarrà un asset strategico per i prossimi anni, sia, insieme a un dollaro debole e una crescita contenuta degli Stati Uniti, la crescita dei mercati esteri. Il futuro del petrolio invece dipenderà in gran parte dalla domanda, che attualmente è estremamente debole.

Lorenzo Magnani
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