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Bei: “L’Italia riparta da un migliore utilizzo dei fondi Ue”

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

26 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il tasso di assorbimento dei fondi strutturali dell’Unione (secondo gli ultimi dati risalenti al mese di giugno) si è attestato sul 39%, contro una media europea del 47%

  • Morgado, Bei: “L’Italia punti sul rafforzamento della pubblica amministrazione e sulla promozione del finanziamento alternativo delle imprese”

  • Sulla linea di partenza “Patrimonio rilancio”, strumento gestito da Cassa depositi e prestiti e volto a promuovere la patrimonializzazione delle aziende

Secondo Miguel Morgado della Bei, l’Europa “ha già fornito e continuerà a fornire risorse adeguate per il rilancio della crescita economica in Italia”. Ma la Penisola dovrà puntare su cinque aree chiave per favorire questa ripartenza. In primis, un migliore utilizzo dei fondi strutturali

“Bisogna intervenire con la massima urgenza e determinazione perché il nostro mondo produttivo non può aspettare e la celerità rappresenta oggi uno degli aspetti fondamentali della ripartenza”. Con queste parole Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, apre l’evento Finanziamo sviluppo, gli strumenti per fronteggiare la crisi, organizzato da Finlombarda. Un’occasione per fare il punto sulle misure dispiegate nell’ultimo anno a livello nazionale ed europeo, ma anche sulle iniziative in fase di lancio per sostenere il tessuto imprenditoriale tricolore.

“Come Regione, abbiamo iniziato da tempo un piano di efficientamento burocratico e semplificazione amministrativa, che va nella direzione di dare una risposta più rapida possibile ai nostri cittadini. Abbiamo finanziato e rifinanziato una serie di nostri progetti, come Credito adesso e Credito adesso evolution, per fare in modo che, specialmente le piccole e medie imprese, avessero le risorse per riprendere o proseguire la loro attività. Ma abbiamo deciso di intervenire anche con lo stanziamento di risorse per sostenere le aziende che avevano sofferto di più, cercando di favorire quelle che non avevano avuto la possibilità di accedere ai ristori statali”, spiega Fontana. “Ora ci stiamo impegnando sulle risorse che provengono dall’Europa. Abbiamo presentato un nostro progetto in termini di digitalizzazione, infrastrutture, sviluppo sostenibile, innovazione e ricerca da 36 miliardi, e speriamo che il governo ci dia la possibilità di applicare queste nostre proposte”.

“È evidente che c’è bisogno di un ulteriore sforzo di innovazione”, aggiunge Davide Carlo Caparini, assessore al bilancio e finanza di Regione Lombardia. “Quello che chiede il Paese è di fare bene, ma soprattutto di fare presto. Non sempre le due cose si coniugano, specialmente in un settore come quello finanziario che necessita di procedure che rispondano alle nuove esigenze che oggi bisogna anche essere in grado di identificare”. Secondo Michele Vietti, presidente di Finlombarda, in questo contesto è dunque necessario “un ecosistema finanziario fondato sulla collaborazione tra credito tradizionale e fintech, operatori pubblici e privati, banche e finanziarie regionali”, affinché il sistema paese “possa tornare a crescere in termini di competitività”. Ma quali sono gli strumenti dispiegati fino ad ora e da dove potranno ripartire, intanto, le imprese italiane?

Bei: le cinque aree chiave della ripresa

Sul versante comunitario, oltre alle misure incluse nel bilancio Ue 2021-2027, lo strumento più rilevante è il piano Next generation Eu da 750 miliardi, che “mira a sostenere la ripresa dell’economia europea e la sua resilienza a nuove crisi”, spiega Miguel Morgado, direttore operazioni di finanziamento, Italia, Malta, Croazia, Slovenia e Balcani Occidentali della Banca europea per gli investimenti (Bei). Il secondo pilastro, invece, è il programma Sure da 100 miliardi per sostenere gli strumenti nazionali di Cassa integrazione, di cui l’Italia rappresenta il primo beneficiario. Per non dimenticare poi l’adozione del quadro temporaneo per “attenuare le norme sugli aiuto di Stato nei paesi più colpiti e una maggiore flessibilità dei sistemi fiscali”, aggiunge Morgado.

“Lato Banca centrale europea, invece, la risposta si è fondata sull’acquisto di titoli di Stato da 1.500 miliardi, volta a prevenire la crisi di liquidità delle imprese. Il Mes, con il programma Pandemic crisis support, ha messo poi a disposizione linee di prestito per sostenere il finanziamento diretto o indiretto dei costi di assistenza medica, cura e prevenzione per fronteggiare la pandemia. Mentre le autorità di vigilanza e di regolamentazione hanno agito, in fase temporanea, nell’ordine di una maggiore flessibilità”, spiega Morgado. Chiude il cerchio la Bei, con l’introduzione di un fondo di garanzia paneuropeo da 25 miliardi di euro, oltre ai programmi di acquisto di titoli cartolarizzati.

“Sono convinto che l’Europa stia già dando e continuerà a dare risposte adeguate per rilanciare la crescita economica dell’Italia”, conclude l’esperto, secondo il quale saranno cinque le aree chiave sulle quali il Paese dovrà puntare per rafforzare questo rilancio: un migliore utilizzo dei fondi strutturali europei (alla fine del mese di giugno l’Italia aveva utilizzato solo il 39% dei fondi strutturali contro una media europea del 47%); il rafforzamento della pubblica amministrazione e uno snellimento delle procedure; la promozione del finanziamento alternativo delle imprese, “intervenendo a livello normativo per creare un ambiente favorevole allo sviluppo del capitale di rischio”; la lotta al cambiamento climatico; e lo sviluppo dell’acknowledge.

Cdp: sulla linea di partenza “Patrimonio rilancio”

Sulla linea di partenza si posiziona intanto “Patrimonio rilancio”, uno strumento gestito da Cassa depositi e prestiti e volto a promuovere la patrimonializzazione delle aziende. “Dopo 10 mesi dedicati alla promozione del credito, questa misura ha un razionale importante, perché promuove strumenti di equity e quasi equity affinché le imprese possano rafforzare la propria struttura patrimoniale”, spiega Andrea Nuzzi, head of corporate and financial institution di Cdp. “Avrà in dotazione 44 miliardi di euro, con tre finestre di intervento. La prima è quella che replica quanto già fatto per le strutture di credito agevolato e di garanzia. L’idea è quella di fornire strumenti di patrimonializzazione con un elevato grado di incentivo per le aziende per liberarsi di patrimonio”, aggiunge Nuzzi. “Poi, non potranno esserci operazioni bilaterali ma sarà mandatoria la compresenza di altri investitori privati. E infine, l’ultimo comparto di investimento riguarda le ristrutturazioni aziendali, con una componente diretta e soprattutto una componente indiretta che andrà a intercettare fondi di credito o di equity che potranno intervenire sulle ristrutturazioni di dimensione più ridotta”. Poi conclude: “Crediamo che il toolkit di strumenti messo in piedi fino ad ora possa rappresentare un efficace supporto per rispondere alle esigenze di finanziamento e patrimonializzazione delle imprese italiane”.

Rita Annunziata
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