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Bce e Fed: non a V ma a zigzag, è la ripresa targata covid

Bce e Fed: non a V ma a zigzag, è la ripresa targata covid

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

06 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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V, W, K, L… Nessuna di queste: la “ripresa” post covid sta assumendo una conformazione a zigzag. Ad ammetterlo, Lagarde e De Guindos della Bce. Ma anche Powell è dello stesso avviso, quando dichiara che l’uscita dalla crisi è “incompleta” e che “la strada è ancora lunga”. Le borse intanto restano a galla, chiudendo le contrattazioni appena sopra la parità, allineandosi più con il cauto ottimismo della direttrice del Fondo monetario internazionale

Delle tante lettere dell’alfabeto congetturate per dipingere la ripresa post covid, non ne va bene neanche una. Il percorso di uscita dalla crisi è a zigzag. Lo ha dichiarato chiaro e tondo la presidente della Bce Christine Lagarde al Wall Street Journal. “Anche se abbiamo assistito a una ripresa nella tarda primavera, all’inizio dell’estate, ora temiamo che le misure di contenimento covid che devono essere prese dalle autorità avranno un impatto negativo sulla ripresa”, ha dichiarato Lady Euro. Ha inoltre ribadito che le politiche fiscali e monetarie devono lavorare “mano nella mano” per evitare “quell’effetto caduta che avremmo se le misure venissero ritirate troppo presto”.

La presidente Bce ha poi aggiunto che la produzione non tornerà ai livelli pre-covid fino alla fine del 2022. “Siamo pronti a utilizzare tutti gli strumenti che produrranno il risultato più efficace, efficiente e proporzionato”, ha detto Lagarde. L’Eurotower finora (2020) non ha tagliato il tasso di interesse sui depositi sotto lo zero, pur introducendo l’equivalente di 3.000 miliardi di dollari di nuovi stimoli monetari, includendo acquisti di obbligazioni su larga scala e prestiti a basso costo per le banche. Si tratta di un ammontare che corrisponde all’incirca agli stimoli della Federal Reserve. Il tasso di interesse sui depositi della Bce è attualmente al -0,5%.

All’Ecofin, il vicepresidente Bce Luis De Guindos ha detto che “la ripresa è incerta e incompleta a causa della pandemia. Ci sono focolai ovunque nonostante le diverse misure prese dai governi, abbiamo avuto un forte rimbalzo a maggio, giugno e luglio ma ad agosto e settembre abbiamo perso slancio”. Ai ministri delle finanze europee quindi De Guindos ha ricordato che sul Recovery “la tempistica è fondamentale, dobbiamo trovare un terreno comune molto in fretta”.

Quasi le stesse parole dei suoi colleghi europei pronuncia sull’altra sponda dell’Atlantico Jerome Powell in un messaggio al Congresso. Per il governatore Fed, dare pochi stimoli all’economia comporta più rischi che concederne troppi. stringere adesso i cordoni della borsa metterebbe in pericolo una ripresa che è “lungi dall’essere completa” e che ha davanti a sé una “strada ancora lunga” e incerta.

Powell, la ripresa dal covid passa da un equo trattamento delle minoranze

A complicare il quadro, l’ipotesi di una seconda ondata di coronavirus che potrebbe “limitare significativamente l’attività economica, senza menzionare gli effetti tragici sulle vite umane e sul loro benessere”. Jay P. afferma che il rischio di dare eccessivo sostegno all’economia è decisamente limitato. E anche in tal caso, non si tratterebbe di aiuti “sprecati. Un messaggio chiaro al parlamento Usa, attualmente in discussione al fine di concedere nuovi pacchetti di stimoli per la ripresa covid. Poi, un passo gemello del pensiero Lagarde: “La ripresa sarà più forte e più veloce se la politica di bilancio e quella monetaria procederanno di pari passo nel sostenere l’economia fino”. Un periodo troppo lungo di crescita lenta può solo “esacerbare le esistenti disparità nella nostra economia”. Un chiaro riferimento allo scotto che hanno dovuto e devono pagare donne, afroamericani, minoranze in generale.

Piazza Affari sembra non aver risentito in negativo degli ammonimenti dei banchieri centrali. L’indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,85% a 19.429 punti, tra scambi in ripresa per 1,88 miliardi di euro di controvalore. In calo a 128 punti lo spread tra Btp e Bund tedeschi, con il rendimento dei titoli decennali in ribasso di 2,9 punti allo 0,77 per cento.

Il Fondo monetario internazionale

Chi invece conserva un barlume di ottimismo – pur riconoscendo la difficoltà dello scenario – è Kristalina Georgieva. A una settimana dalla presentazione del World Economic Outlook, la direttrice del Fondo monetario internazionale dichiara che lo scenario è “meno severo” delle attese, con una leggera revisione al rialzo delle stime per il 2020.

La ripresa per il prossimo anno resta “molto incerta”, ma proprio per questo la Georgieva afferma che è il momento di “spendere e conservare le ricevute”. Solo così infatti si può aiutare la crescita a superare la calamità pandemica. E’ negli investimenti pubblici che l’economista individua un motore di crescita e di occupazione. Secondo le stime del Fondo, aumentarli fino all’1% del pil nelle economie (sia avanzate che emergenti) potrebbe creare fino a 33 milioni di posti di lavoro. Oltre agli investimenti pubblici, la direttrice dell’Fmi chiede riforme per un’economia più verde e inclusiva. Perché “non possiamo accontentarci di ricostruire la vecchia economia con la sua crescita lenta e le forti disuguaglianze”.

Le chiusure di borsa

Queste le chiusure di Piazza Affari: Banco Bpm (+5,61%), Unicredit (+5,49%), Mediolanum (+5,31%), Poste (+2,38%) e Intesa (+2,16%). Si conferma il rimbalzo di Bper (+4,17%) dopo l’aumento di capitale da oltre 800 milioni di euro per acquistare gli sportelli in esubero dalla fusione tra Intesa e Ubi. Benissimo anche Creval (+4,17%), poco mosse al confronto invece Mps (+1,39%) e Bps (+1,31%). In luce Pirelli (+6,46%) con il resto del comparto automobilistico europeo.

Fca invece (+1,79%) si è mossa con più cautela. Sprint di Leonardo (+5,37%) ed Eni (+3,41%), con il greggio White Texas salito del 3,47% a 40,56 dollari al barile. Bene anche Saipem (+1,95%), mentre ha frenato Nexi (-3,22%). La disponibilità di Generali (+2,53%) ad assorbire l’eventuale recesso dei soci di Cattolica (+4,93%) contrari alla trasformazione in società per azioni ha fatto volare il titolo della compagnia assicurativa veronese. Sprint di Trevi (+16,39%), Gabetti (+11,14%) e Autogrill (+5,11%). Molto male la Roma (-9,66%) nel giorno del via libera della Consob all’Opa della famiglia Friedkin. Giù pure Italgas (-2,74%) e Snam (-1,89%), poco mossa Atlantia (-0,34%).

Teresa Scarale
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caporedattore
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