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Bce contro la crisi, fra euro digitale e potenziamento Qe

Bce contro la crisi, fra euro digitale e potenziamento Qe

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

12 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • “I pagamenti digitali sono aumentati significativamente, in Germania e in Italia c’è un significativo cambiamento, una maggiore fiducia verso i pagamenti digitali. Per avere successo, un euro digitale dovrebbe anche ricevere un forte sostegno da parte del pubblico. Sarebbe un simbolo digitale di progresso e integrazione in Europa e sosterrebbe il ruolo internazionale dell’euro”

  • Francoforte monitorerà attentamente i dati per decidere se aumentare lo stimolo monetario. Stimolo che dovrà comprendere tassi di interesse negativi e circa 3.000 miliardi di euro di nuovi acquisti di bond nonché prestiti interbancari a basso costo

  • È chiaro che le “necessarie misure” prese dagli Stati per sostenere le loro economie “aumenteranno i livelli di debito pubblico” nell’Ue e che quindi “dovremmo riflettere sul ruolo della regola del debito”. Le regole di bilancio non devono disincentivare gli investimenti

Fra ipotesi di potenziamento del Qe ed euro digitale, il lunedì della Bce si è svolto ricco di dichiarazioni contro la crisi pandemica e per un nuovo assetto di politica monetaria. E fra Lagarde (al Fmi) e Lane (al Wsj) fa capolino Gentiloni (PE, Assolombarda) per “tenere fermo” il Patto di stabilità

Bce a più voci contro la crisi: meglio il qe o l’euro digitale?

“La Bce sta guardando seriamente a un euro digitale”. Presente al vertice annuale Fmi, la presidente della Bce Christine Lagarde ha commentato la prospettiva di una valuta digitale. “La pandemia ha cambiato la natura dell’attività domestica. Il lavoro cambierà rispetto a prima. È cambiata la modalità con cui facciamo shopping e con cui paghiamo”.

Le fa eco Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce, intervenendo al Parlamento europeo. “I pagamenti digitali sono aumentati significativamente, in Germania e in Italia c’è un significativo cambiamento, una maggiore fiducia verso i pagamenti digitali. Dall’introduzione dell’euro, la Bce è stata responsabile della fiducia dei cittadini nella nostra moneta. Oggi, il sostegno alla moneta unica è a livelli record”. Quindi, “per avere successo, un euro digitale dovrebbe anche ricevere un forte sostegno da parte del pubblico. Sarebbe un simbolo digitale di progresso e integrazione in Europa e sosterrebbe il ruolo internazionale dell’euro”.

“L’emissione di un euro digitale sarebbe rilevante per quasi tutto ciò che fa la Bce e influenzerebbe la nostra società nel suo insieme. Questo è il motivo per cui stiamo cercando, attraverso la consultazione pubblica che lanciamo oggi, un dialogo intenso e aperto sul nostro recente rapporto con i cittadini e le altre parti interessate”, ha sottolineato.

“Insieme alle istituzioni e alle autorità europee, in primis il Parlamento europeo, discuteremo il quadro che sarebbe necessario per introdurre un euro digitale”, ha concluso Panetta.

Francoforte e l’inflazione

Intanto il capo economista della Banca centrale europea, Philip Lane, ha affermato che l’istituto di Francoforte sarà aggressivo come la Federal Reserve – permettendo all’inflazione di superare il suo valore target – per stimolare l’economia europea. Il rimbalzo estivo ha fatto seguito alla contrazione primaverile, ma adesso la crescita appare debole e stentata. “La fase successiva sarà più dura”, ammette Lane.

Per quanto riguarda la moderata crescita del livello dei prezzi, la Banca centrale europea manca l’obiettivo del “poco sotto il 2%” da dieci anni. Per questo, il capo economista dichiara allora che la Bce non inasprirà la sua politica “senza che l’inflazione compaia in modo solido nei dati”.

Lane ha ribadito che Francoforte monitorerà attentamente i dati per decidere se aumentare lo stimolo monetario. Stimolo che dovrà comprendere tassi di interesse negativi e circa 3.000 miliardi di euro di nuovi acquisti di bond nonché prestiti interbancari a basso costo. Il problema adesso è la stabilizzazione della dinamica con i casi di covid in aumento, afferma l’economista.

Pensare al dopo crisi

“Se l’outlook rimane all’1,3% [nel 2022], è molto lontano dal nostro obiettivo”. Per questo la situazione andrà monitorata “meeting per meeting”. Molti osservatori danno per scontato che a dicembre l’Eurotower potenzierà il Pepp, il programma di acquisti d’emergenza pandemica. Lane non conferma né smentisce, limitandosi ad affermare che la decisione sarà presa monitorando la forza dell’euro, il prezzo del petrolio, i bilanci europei. Un aumento degli acquisti obbligazionari “avrebbe un impatto maggiore nelle circostanze attuali, ma anche un taglio dei tassi di interesse rimane sul tavolo”, ha detto il funzionario.

Philip Lane ha però ammonito che la generosità dell’istituto centrale non durerà per sempre e che bisogna idealmente prepararsi alla riduzione del debito e a intraprendere di nuovo la strada di una certa dinamica del rapporto debito/Pil. “Bisognerà creare un po’ di spazio [alzare i tassi, ndr] negli anni buoni, quando l’economia europea si sarà ripresa”.

Non solo Bce: oltre a qe ed euro digitale, bisogna tenere fermo il Patto di Stabilità

Il controcanto alla severità di Philip Lane lo tiene il commissario all’economia Paolo Gentiloni, intervenendo a più eventi (Assolombarda ed evento organizzato dal parlamento tedesco) durante la giornata di lunedì 12 ottobre 2020. “Lo sprint della ripresa è rallentato”, ha rilevato il commissario, si tratta di una ripresa “diseguale tra paesi”. In virtù di questo rallentamento, l’ex premier ribadisce un concetto a lui caro: non riattivare troppo presto il Patto di Stabilità. La clausola che sospende il Patto sarà in vigore tutto il 2021, ma ciò “non significa che terminerà il 31 dicembre 2021, dipende da come starà l’economia europea l’anno prossimo”.

È chiaro che le “necessarie misure” prese dagli Stati per sostenere le loro economie “aumenteranno i livelli di debito pubblico” nell’Ue e che quindi “dovremmo riflettere sul ruolo della regola del debito. Per Gentiloni la crisi ha sollevato nuovi motivi di dibattito, e le regole di bilancio non devono disincentivare gli investimenti. La Ue dovrebbe dimostrare su questo terreno “la stessa ambizione” mostrata in altri campi, come ad esempio nel fissare gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 55% entro il 2030.

Teresa Scarale
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caporedattore
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