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Bce, attesa per i penultimi colpi di Draghi

Bce, attesa per i penultimi colpi di Draghi

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

11 Settembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il Consiglio Direttivo della Bce di Draghi ha confermato la necessità di un orientamento di politica monetaria altamente accomodante. Ma i danni collaterali della compressione dei tassi di interesse iniziano a farsi sentire, e cresce l’attesa

  • Ma  è “plausibile aspettarsi che l’imminente allentamento monetario inizierà con strumenti standard”

  • Per le norme attuali però la Bce è vincolata dallo schema di sottoscrizione del capitale e dai limiti di emissione. E questi ultimi si sono quasi esauriti con l’ultimo giro di Qe

  • La preoccupazione principale degli investitori è che le misure dell’Istituto di Francoforte possano non essere all’altezza delle loro aspettative, fattore che scatenerebbe una tempesta sui mercati finanziari

Il 12 settembre 2019 è destinata a finire l’attesa e a sverlarsi l’eredità di politica monetaria della Bce di Draghi. Le previsioni alla vigilia del suo penultimo meeting si fanno però da più parti tumultuose: i classici strumenti non bastano più. Intanto le borse stanno col fiato sospeso

Le nubi all’orizzonte sono cupe e il solo ombrello potrebbe non bastare più. E’  il sentiment che emerge da più parti alla vigilia del penultimo meeting Bce di Mario Draghi. Il contesto è ricco di segnali relativi a un rallentamento globale dell’economia, mentre nell’area Euro “le aspettative di inflazione tornano ad allontanarsi dall’obiettivo della Bce di un tasso al di sotto, ma prossimo al 2%” (Abi). Per questo il Consiglio Direttivo della Bce ha confermato la necessità  di un orientamento di politica monetaria altamente accomodante per lungo tempo. Ma i danni collaterali della compressione dei tassi di interesse iniziano a farsi sentire.

L’attesa critica di chi vede i classici strumenti della Bce di Draghi obsoleti

Secondo Agnieszka Gehringer, senior analyst, Flossbach von Storch Research Institute,  è “plausibile aspettarsi che l’imminente allentamento monetario inizierà con strumenti standard”. Quindi naturalmente con tagli ai tassi di interesse e allentamento quantitativo. Il problema però è che l’efficacia marginale degli strumenti standard è in calo. Vi sono poi “difficoltà tecniche di attuazione di alcuni di essi”, e per questo “nella prossima fase alle Banche centrali sarà richiesta l’applicazione di strumenti più innovativi”. Per la Bce, il Qe è diventato più impegnativo, ma non certo impossibile da attuare. “Il forte argomento a favore di un nuovo Qe è sottolineato dalla presunta efficacia dei programmi passati”.

Servirebbero misure non convenzionali

Secondo le norme attuali infatti, la Bce è vincolata dallo schema di sottoscrizione del capitale e dai limiti di emissione. Questi ultimi si sono quasi esauriti con l’ultimo giro di Qe. Per raggiungere una massa critica di asset investibili si dovrebbero allentare le restrizioni esistenti. Oppure la Bce potrebbe decidere di estendere il pool di asset ammissibili ad azioni, Etf e altre classi di asset prima non ammissibili.

E infatti, secondo François Rimeu, senior strategist, La Française Asset Management, “il rilancio del Quantitative easing, che appena due settimane fa sembrava ampiamente previsto da tutti, ora appare meno sicuro”. L’incipiente meeting della Bce si preannuncia per questo “molto interessante”. Sempre secondo Rimeu, il taglio dei tassi sarà di 20 punti base. E il Qe, seppur annunciato, potrebbe avere tempi di attesa più lunghi, essendo posposto a dicembre, in pieno regime Christine Lagarde.

La preoccupazione dell’Abi

“Nell’attuale situazione e nelle more di più decise azioni da parte dei governi europei di rilancio dell’economia, le banche  operanti in Italia desiderano rappresentare la necessità che la prosecuzione di una politica monetaria altamente accomodante sia accompagnata da misure che ne mitighino gli effetti negativi sulla redditività delle banche, quali, ad esempio, un sistema a più livelli per la remunerazione delle riserve detenute presso la Banca Centrale”.

E’ quanto si legge nella lettera inviata dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e dal Direttore Generale, Giovanni Sabatini, al presidente della Bce, Mario Draghi, e al Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. L’Abi evidenzia inoltre che “la trasmissione della politica monetaria accomodante sulle imprese e sulle famiglie, attraverso il canale del credito, può oggi trovare ostacoli nelle misure regolamentari”. Queste ultime, “pur nel condivisibile obiettivo di aumentare la stabilità del settore bancario, riducono fortemente la capacità di erogare credito soprattutto alle imprese di più piccole dimensioni e che maggiormente soffrono nelle fasi di ciclo economico negativo”.

L’attesa per la Bce lascia intanto il mercato con fiato sospeso

I rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona hanno archiviato la seduta poco mossi, con quello del Bund fermo al -0,56%, in scia alle indiscrezioni di stampa dalle quali è emerso che la Banca centrale europea potrebbe rinviare il lancio di un nuovo Qe in attesa di segnali più chiari dai prossimi dati macroeconomici.

La preoccupazione principale degli investitori è che le misure dell’Istituto di Francoforte possano non essere all’altezza delle loro aspettative, fattore che scatenerebbe una tempesta sui mercati finanziari, osserva Christoph Kutt di Dz Bank. “Il mercato sembra avere più fiducia nella possibilità che la Banca centrale europea tagli i tassi piuttosto che riavvii il programma di acquisto di asset”, afferma Marc Chandler di Bannockburn Global Forex. Molti osservatori si aspettano inoltre che la Bce introduca un sistema multilivello sui tassi. Misura questa che mitigherebbe l’impatto di un tasso di deposito ancora più negativo sull’utile delle banche. Per quanto riguarda un nuovo programma di allentamento quantitativo, Chandler osserva che la mancata consegna del Qe, o del segnale che il Qe verrà erogato, potrebbe stimolare un drammatico aumento dei tassi europei. Staremo a vedere.

Teresa Scarale
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