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Bankitalia prevede impennata di crediti deteriorati

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

30 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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La crisi pandemica si farà sentire anche sull’ammontare di crediti deteriorati in pancia alle banche, lo afferma Bankitalia. A dispetto degli sforzi in corso per pulire i bilanci, la tendenza della diminuzione degli npl è destinata a invertirsi

“Le banche italiane hanno fatto sforzo enorme per ridurre l’accumulo dei crediti deteriorati che si erano determinati negli anni della grande crisi finanziaria” ma “non possiamo non dimenticare che la grave crisi economica, conseguenza della pandemia i cui effetti sono da determinare, fanno presagire che ci sarà un incremento“. Lo ha detto il direttore generale Abi, Giovanni Sabatini in audizione al Senato presso la Commissione Finanza e tesoro sul recupero dei crediti deteriorati.

“A dicembre del 2019, l’ultimo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria evidenziava che il totale dell’esposizione sui crediti deteriorati ammontava a 147 miliardi lordi e di questi al netto degli accantonamenti ammontavano a 70 miliardi, pari rispettivamente al 6 ,7 % e il 3,3 % del totale dei finanziamenti. Una riduzione di oltre il 50 % rispetto ai picchi del dicembre 2015. Ma che però non ci mette in linea con la media europea e che non ci porta sotto la soglia fissata da Eba del 5%. Siamo ancora sottoposti ad una forte pressione regolatoria”.

Anche Bruna Zsego, head of the Regulation and Macroprudential Analysis della Banca d’Italia, in audizione al Senato presso la Commissione Finanza e tesoro sul recupero dei crediti deteriorati, ha confermato i timori di Giovanni Sabatini. È probabile, data la situazione attuale, che il trend in diminuzione di questi anni degli npl subisca un’inversione di tendenza. La cessione degli npl nel mercato secondario rappresenta il canale principale di riduzione da parte delle banche, la sua funzionalità è essenziale. Il ddl prevede un sistema che potrebbe incidere negativamente su questo mercato, rischiando di vanificare i risultati ottenuti fin qui”.

Banca Ifis stima che l’ammontare complessivo di npl raggiungerà quest’anno quota 338 miliardi di euro (+5% sul 2019). Nel 2021 invece le esposizioni deteriorate potrebbero salire fino a 385 miliardi, per salire ulteriormente nel 2022.

Secondo gli esponenti Bce e Mef, presenti il 30/09/2020 all’Npl Meeting 2020 è complicato attualmente pensare a una struttura europea per gestire in unità i crediti deteriorati. “In Ue il sistema bancario è ancora troppo affollato”, ha affermato il vicepresidente del consiglio di sorveglianza della Bce, Yves Mersch. “I regolatori non devono incentivare e promuovere lo sviluppo dei mercati ma non devono neanche essere di impedimento e devono occuparsi di rendere più efficiente il panorama bancario”.
“Avere un’iniziativa armonizzata a livello Ue è difficile: ci vogliono tempi e discussioni, metodologie standardizzate e definite a livello di cornice; che consentano a banche e asset management company di continuare a svolgere il ruolo di supporto all’economia reale”, ha detto Giuseppe De Martino, senior advisor del Mef.

Secondo Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell’Abi, le banche hanno fatto numerosi passi in avanti rispetto alla crisi precedente, hanno una migliore qualità del credito e hanno maggiori capacità nella gestione degli npl. Nel 2021, con la fine delle moratorie, il tasso di default, cioè i crediti performing che passano a non performing, dovrebbe attestarsi al 2,8% rispetto all’1,3% del 2019. Il mercato delle transazioni npl con 34 miliardi di euro di vendite previste ne 2020 e una stima di ulteriori 34 miliardi per l’anno 2021, contrariamente alle timide aspettative di qualche anno fa, si confermerà più che dinamico.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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