PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Banche oggi e domani: dalla crisi fino a 100 miliardi di utp

Banche oggi e domani: dalla crisi fino a 100 miliardi di utp

Salva
Salva
Condividi
Rita Annunziata
Rita Annunziata

08 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Secondo il viceministro dell’Economia e delle finanze, Antonio Misiani, parlare di una bad bank è prematuro ma il governo si sta preparando a rafforzare le misure per evitare qualsiasi credit crunch

  • PwC: “Lo Stato non avrà la forza di agire in autonomia, ma bisognerà creare le condizioni affinché banche, assicurazioni, investitori e privati partecipino al rilancio dell’economia reale”

  • Alla fine dello scorso anno la ricchezza netta delle famiglie italiane superava i 9mila miliardi di euro, di cui circa 1.460 miliardi detenuti in depositi e circolante

La pandemia potrebbe generare nel prossimo anno tra i 60 e i 100 miliardi di nuovi utp, che richiederanno una rinnovata attenzione da parte delle banche. Un settore che ha svolto un ruolo cruciale nella gestione dell’emergenza e che si prepara alla fase post-covid con più consapevolezza

Negli ultimi mesi il sistema finanziario è stato coinvolto in prima linea nella gestione dell’emergenza. Stando agli ultimi dati della task force per le misure a sostegno della liquidità presentati in occasione dell’evento Italia 2021, Competenze per riavviare il futuro, La finanza organizzato da PwC Italia, le domande di moratoria hanno superato i 320 miliardi di euro e le richieste presentate dagli istituti di credito al fondo di garanzia hanno sfiorato gli 88 miliardi. Ma la pandemia potrebbe generare nei prossimi 12 mesi tra i 60 e i 100 miliardi di nuovi utp (unlikely to pay), che richiederanno una rinnovata attenzione da parte delle banche.

“Il 2020 è stato un anno eccezionale – spiega Antonio Misiani, viceministro dell’Economia e delle finanze – I primi numeri parlano di un netto calo della profittabilità, con un roe che si riduce soprattutto per la svalutazione dei crediti deteriorati. È chiaro che in futuro dovremo attenderci un aumento degli npl ma noi, come altre economie avanzate, abbiamo imparato alcune lezioni dalla crisi del 2008”. In questi mesi, continua Misiani, il governo ha supportato il settore bancario nell’erogare flussi di liquidità alle imprese che altrimenti non sarebbero uscite indenni dalla crisi. Sebbene il meccanismo sia partito lentamente, ora risulta essere ben oliato e le “garanzie dello Stato aiuteranno a contenere esse stesse la crescita degli npl nei bilanci bancari”. “Continueremo a monitorarne l’evoluzione e, se sarà necessario, rafforzeremo le misure per evitare qualsiasi credit crunch (restrizione dell’offerta di credito da parte degli intermediari finanziari, ndr)”. In questo contesto, aggiunge Misiani, parlare di una bad bank a livello europeo è prematuro, ma è necessario avviare un dibattito che permetta di costruire una “cassetta degli attrezzi il più adeguata possibile, monitorando i riflessi sui bilanci e la solidità del sistema bancario con realismo e intervenendo laddove necessario”.

Sul tema delle garanzie statali interviene anche Corrado Passera, fondatore e ceo di Illimity, secondo il quale nel momento dell’emergenza è stata attuata una politica altrettanto di emergenza che ha permesso di irrogare finanziamenti soprattutto al mondo delle piccole e piccolissime imprese, “provvedimenti macro senza i quali la situazione delle aziende italiane sarebbe molto più preoccupante”. Secondo Passera, oggi il governo italiano ha a disposizione “oltre 200 miliardi per ridisegnare il futuro”. “Nell’immediato – aggiunge – bisogna scatenare le energie delle imprese, soprattutto quelle virtuose, premiando chi investe, chi assume, chi si aggrega e chi immette soldi nelle strutture delle aziende. Ma serve una visione completa, che tenga conto anche del tema delle grandi infrastrutture e della sanità”.

Se da un lato la ripartenza del settore manifatturiero ha subito un’accelerazione nell’ultimo periodo, motivo per cui “è ragionevole pensare che, in un contesto che non preveda ulteriori fermi, possa proseguire questo percorso”, aggiunge Stefano Barrese, responsabile della divisione banca dei territori di Intesa Sanpaolo, “il mondo dei servizi sta ancora soffrendo”. Secondo Barrese, per ricostruire il cashflow delle aziende bisognerà attendere dunque tutto il 2021 e una parte del 2022, ma per Misiani sarà necessario sostenere quei settori che non hanno ancora recuperato i livelli del 2019 “con un pacchetto di misure ad hoc”.

In questo contesto, si legge in una nota di PwC, lo Stato non avrà la forza di agire in autonomia, ma bisognerà creare le condizioni affinché banche, assicurazioni, investitori e privati partecipino al rilancio dell’economia reale. Alla fine dello scorso anno, in particolare, la ricchezza netta delle famiglie italiane superava i 9mila miliardi di euro, di cui circa 1.460 miliardi detenuti in depositi e circolante. Un risparmio che, nella fase della ripartenza, dovrebbe essere indirizzato proprio verso l’economia reale. “Nel decreto rilancio abbiamo introdotto alcune novità sui pir e su altre tipologie di strumenti, ma sono solo primi passi, è necessario uno sforzo più ampio – conclude Misiani – Bisogna fare un ragionamento anche sulle ingenti risorse degli investitori istituzionali del Paese, spesso investite all’estero. Le risorse europee sono one-off, noi dobbiamo costruire un meccanismo permanente, in cui questo flusso di risorse nazionali possa avere un ruolo cruciale”.

Rita Annunziata
Rita Annunziata
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.
ALTRI ARTICOLI SU "Outlook e Previsioni"
ALTRI ARTICOLI SU "coronavirus"
ALTRI ARTICOLI SU "Banche"