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Banche europee: il 2021 sarà all’insegna dell’M&A

Banche europee: il 2021 sarà all’insegna dell’M&A

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

14 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Sondaggio Fitch Ratings: il 91% degli investitori si attende più fusioni e acquisizioni nel corso del 2021, in linea con la view dell’agenzia di rating

  • Quasi il 70% dei partecipanti si attende una ripresa delle vendite di Npl. Al contrario l’agenzia di rating prevede vendite contenute almeno nel primo semestre dell’anno

Stando a un sondaggio di Fitch Ratings, gli investitori si attendono più fusioni e acquisizioni (M&A) nel settore bancario europeo nel 2021. Prevista anche un’accelerazione delle vendite di Npl

Un anno movimentato sul fronte M&A e un’accelerazione delle vendite di Npl da parte delle banche europee. Sono queste le previsioni degli investitori internazionali sul panorama bancario del Vecchio continente nel 2021. A svelarlo è un sondaggio condotto nel corso della conferenza annuale Credit Outlook organizzata da Fitch Ratings, rivolto ad un pubblico costituito prevalentemente da investitori. In particolare, il 91% del campione si attende più fusioni e acquisizioni nel corso di quest’anno, con il 52% che cita come driver principale le fusioni nazionali per rafforzare il posizionamento di mercato delle banche. Una view che è sostanzialmente in linea con quella dell’agenzia di rating. “Le fusioni per rafforzare le posizioni sul mercato interno avrebbero senso per molte banche dato che i settori bancari europei sono ancora frammentati, con un gran numero di piccole banche prive delle economie di scala per competere efficacemente mantenendo la redditività e facendo i necessari investimenti in tecnologia” sottolinea Fitch in una nota.

Sul fronte dei crediti deteriorati, quasi il 70% dei partecipanti al sondaggio si attende una ripresa delle vendite di Npl, indicando la gestione del capitale delle banche come motivazione principale, seguita da una maggiore esperienza nella gestione dei crediti deteriorati da parte delle istituzioni finanziarie non bancarie. Al contrario, l’agenzia di rating prevede che le vendite di Npl rimarranno contenute almeno nel primo semestre dell’anno, se non altro “fino a quando gli effetti economici della pandemia non saranno più chiari”.

Verso il consolidamento: le 3 sfide del settore bancario europeo

A detta di Fitch, sono 3 le sfide principali che le banche europee dovranno affrontare e che porteranno a un consolidamento dell’industria. In primis, i tassi di interesse, che rimarranno bassi ancora più a lungo a causa della pandemia, spingeranno alcune banche a fondersi con altre, al fine di aumentare la propria efficienza operativa e capacità di investimento. L’efficienza operativa, spiega Fitch, può infatti mitigare la pressione sulla profittabilità causata dai bassi tassi di interesse. In secondo luogo, per restare competitivi, gli istituti bancari europei necessitano di maggiori investimenti in tecnologia e infrastruttura IT. Per questo motivo, l’agenzia prevede un aumento di acquisizioni o collaborazioni con società fintech. Secondo Fitch, “le banche retail che hanno fatto affidamento su reti di filiali o che operano in mercati con un elevato utilizzo di liquidità potrebbero essere rimaste indietro nello sviluppo delle capacità digitali” e quelle più piccole potrebbero “non avere la scala per permettersi gli investimenti necessari per stare al passo con il progresso tecnologico”. Infine, alla luce del fatto che molte banche europee devono far fronte a una combinazione di scarsa profittabilità e, al contempo, una significativa liquidità in eccesso, alcune potrebbero voler perseguire attività a rendimento più elevato, anche attraverso un’espansione transfrontaliera o regionale. Tuttavia, sia per gli investitori presenti alla conferenza che per la stessa Fitch, non è molto probabile che questo accada nel 2021.

Focus sull’Italia

Intanto, nell’ambito del risiko bancario italiano, i riflettori continuano a essere puntati sul dossier Mps e sull’ Offerta pubblica di acquisto promossa da Crédit Agricole Italia su Creval. Giovedì 11 gennaio, alcuni azionisti del Credito Valtellinese, tramite lettere indirizzate ai vertici dell’istituto e ai consiglieri, hanno espresso il loro disappunto sul prezzo dell’Opa, giudicando il corrispettivo offerto, pari a 10,50 euro per azione, “non adeguato”. Questo, si legge in una nota, anche alla luce del fatto che, successivamente all’annuncio dell’Opa, il titolo Creval, “ha negoziato sul mercato a un premio”. A tal proposito, il Cda dell’istituito valtellinese ha fatto sapere che “continuerà a operare con l’obiettivo di creare valore per tutti gli azionisti, non trascurando alcuna opzione strategica e valorizzando i risultati raggiunti dalla banca”. Anche per Mps la partita rimane aperta, con il Tesoro (principale azionista dell’istituito con il 64%) che, pur puntando su Unicredit, è ancora a caccia di potenziali acquirenti per la banca di Siena, che a seguito del Cda dell’11 gennaio, ha annunciato l’imminente apertura della data room ai potenziali partner interessati.  “Il settore bancario proseguirà il processo di consolidamento avviato negli ultimi anni. Con ogni probabilità i tasselli di questo grande puzzle si completeranno già nei prossimi mesi, con le ultime banche che convoleranno a nozze” si legge in un report a cura dell’ufficio studi di IG Italia. “M&A a parte, sulle banche pende il nodo dei crediti deteriorati, Npl, che potrebbero lievitare a seguito della pandemia. Potremmo avere numeri più importanti rispetto a quelli della crisi del 2012 con nuove ondate di aumenti di capitale necessari per stabilizzare il sistema bancario. Sarà questa una sfida nella sfida, riuscire a resistere a nuovi aumenti di capitale, in un momento particolarmente difficile per l’economia e il Paese e soprattutto in un’ottica di tassi bassi ancora a lungo” evidenzia lo studio.

Virginia Bizzarri
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