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Banca mondiale: economia dell’Asia-Pacifico rischio recessione

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

31 Marzo 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • La recessione è inevitabile. Secondo il report nell’area dell’Asia-Pacifico si potranno verificare due scenari, entrambi negativi

  • Nel primo si prevede una crescita dell’area nel 2020 pari a 2,1% e nel secondo caso si vede una recessione che colpisce ancora più duramente e scivola ad una crescita dello 0,5%.

Secondo l’ultimo report pubblicato dalla Banca mondiale, l’area dell’Asia-Pacifico andrà incontro a una recessione economica, nonostante a marzo il settore manifatturiero abbia registrato dati positivi rispetto a un febbraio in negativo

La principale economie asiatiche si preparano a fronteggiare una recessione economica. A dirlo è l’ultimo rapporto pubblicato dalla Banca mondiale dove viene sottolineato come nell’area dell’Asia-Pacifico si potrebbero verificare due tipi di scenari, entrambi negativi. Il primo vede una crescita dell’area nel 2020 pari a 2,1% e nel secondo caso la crescita scivola allo 0,5%. Le proiezioni della Banca centrale segnano dunque un brusco peggioramento, rispetto al 2019, quando l’area dell’Asia-Pacifico aveva realizzato una crescita economica del 5,8%.

Focalizzandosi sulla Cina, il colosso asiatico, la situazione non migliora. Secondo i dati la crescita di questa potrebbe infatti fermarsi nel 2020 al 2,3%, nello scenario migliore. E invece scendere allo 0,1% in quello peggiore. Dati nettamente inferiori rispetto al 6,1% registrato nel 2019. Una “combinazione inusuale di eventi distruttivi che si rafforzano a vicenda”, che avrà “ricadute economiche inevitabili in tutti i paesi” si legge nel rapporto. E aggiunge anche come “il contenimento della pandemia consentirà una ripresa sostenuta nella regione, ma i rischi tendenziali derivanti dai mercati finanziari rimarranno comunque elevati”.

Ma come pensano di affrontare questo scenario le principali economie asiatiche?
Al momento si hanno strumenti deboli, o meglio già sfruttati. Le banche centrali hanno infatti già fatto importanti tagli ai tassi di interesse e potenziato in alcuni casi i programmi di acquisto di asset e iniezione di liquidità. E dunque le mosse che si ritroveranno a fare non svolteranno la situazione.
Inoltre a questo si aggiunge che il Covid-19 ha comportato il blocco degli spostamenti per circa il 20% della popolazione mondiale, e il congelamento di diversi settori economici. Per cercare di proteggere le proprie aziende nazionali e i cittadini da questa crisi economica richiederà un notevole sforzo da parte degli stati. Questi dovranno infatti attingere alla spesa fiscale. Alcuni governo dell’area asiatica lo stanno già facendo. Si pensi alla Corea del sud che ha delineando le linee guida per il bilancio di previsione 2021.

In Giappone, il governo lavora ad un piano globale di stimoli economici da varare nel mese di aprile. L’importo complessivo delle misure emergenziali sarà superiore ai 270 miliardi di dollari. Parte dei fondi potrebbero essere destinati ad aiuti economici diretti alle famiglie, e al sussidio delle spese di viaggio, oltre che al finanziamento agevolato di piccole e medie imprese. In Giappone si è anche pensato alle famiglie, per stimolare l’economia. Il ministro dell’economia, Yasutoshi Nishimura, ha infatti annunciato nel mese di marzo che il governo sta studiando la distribuzione di contributi in contanti alle famiglie. Misure che si pensa potrebbero ammontare a ben 276 miliardi di dollari. Da sottolineare come l’ammontare totale delle misure allo studio del governo giapponese sarebbe superiore a quello del pacchetto approvato a dicembre 2019 per contrastare le ricadute del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Giorgia Pacione Di Bello
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