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Azioni europee appetibili secondo AllianceBernstein

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

01 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • La nuova frontiera degli investimenti? L’Europa. Parola di Alliance Bernstein

  • La Brexit offre opportunità in entrambi gli scenari. E il populismo spesso cede il passo al pragmatismo di governo.

Con le turbolenze politiche e la stagnazione economica in atto, è raro sentire che le azioni europee sono un’asset class appetibile. Eppure, dato il contesto attuale e la burrascosa Brexit, le opportunità non mancano

Di questi tempi, non si è abituati a sentire che le azioni europee sono un comparto interessante su cui investire. Indifferenza, o quasi, è quello che si percepisce dagli outlook dei vari asset manager. Non è così per Alliance Bernstein, nell’analisi di Tawhid Ali, portfolio manager Global and International Value Equities di AllianceBernstein.

Il rischio politico? Non così grave

Il rischio politico è da anni una costante per i mercati europei. Dalle battaglie sulla legge di bilancio in Italia, alle proteste che scuotono la Francia. La presenza del rischio politico però non è un valido motivo per evitare le azioni europee. Attualmente l’Europa offre varie opportunità per i gestori attivi che selezionano titoli sulla base dei fondamentali.

La Brexit

E’questa oggi in Europa una delle questioni più scottanti. L’attesa sta suscitando disagi per

  • gli scambi commerciali per le imprese che spostano liberamente prodotti finiti o componenti attraverso il confine del Regno Unito;
  • il rischio valutario e l’impatto della sterlina sulla crescita degli utili.
  • Infine, il terzo rischio riguarda la crescita economica della Gran Bretagna.

Nella fase di selezione di titoli il gestore di di appurare se una società è esposta ai rischi specifici individuati. Successivamente, valuta se tali rischi rappresentano una minaccia per i futuri flussi di cassa e, in tal caso, se siano adeguatamente integrati nel prezzo dei relativi titoli. Alliance Bernstein ritiene che molte società esposte ai rischi della Brexit oggi offrano un interessante potenziale di rendimento.

Una medaglia ha sempre due facce

Ciò vale sia per il Regno Unito sia per l’Europa. Alcune delle società potenzialmente esposte alla Brexit potrebbero infatti non essere quotate a Londra. La società francese Peugeot, ad esempio, produce automobili oltremanica e vende gran parte della produzione ai consumatori britannici, molto più di quanto non ne vendano i suoi maggiori concorrenti europei. È dunque importante che le analisi del rischio di portafoglio tengano conto dell’impatto della Brexit sulle società non domiciliate nell’isola.

Poiché ogni medaglia ha due facce, gli investitori dovrebbero prendere in considerazione anche l’eventualità di un accordo favorevole, o addirittura che il Regno Unito decida alla fine di non uscire dalla Ue. Chi investe nei titoli europei deve dunque assicurarsi di non essere né sovraesposto ai ribassi scatenati dalla Brexit, né sottoesposto a eventuali rialzi di mercato legati a una soluzione positiva.

Populismo e malcontento: can che abbaia?

Il risveglio del populismo turba la politica europea. In vista delle elezioni europee, gli investitori potrebbero temere ulteriori successi dei partiti antisistema, che potrebbero compromettere la stabilità delle istituzioni europee. L’asset manager però ritiene che tali timori siano eccessivi.

La retorica populista usata in fase di opposizione, spesso cede il passo al pragmatismo di governo. L’imperativo politico di restare nell’euro pare oggi godere di un forte sostegno popolare, come i sondaggi continuano a dimostrare. Ciò però non toglie che “gli investitori devono stare in guardia da rischi politici meno annunciati ma che possono avere un impatto sugli utili delle società”.

Teresa Scarale
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