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Azioni emergenti, valutazioni attraenti ma contesto incerto

07 Gennaio 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • I fondamentali per molte società di Paesi emergenti e di frontiera sono più che buoni

  • Dollaro, Cina e guerre commerciali restano le nubi a filo dell’orizzonte, ma esistono ottime società che beneficiano di dinamiche subregionali

Il 2018 è stato un anno funesto per le azioni emergenti e gli altri asset del comparto, principalmente a causa della normalizzazione del dollaro. Ma i prezzi in rapporto agli utili e al patrimonio netto restano decisamente interessanti

Fondamentali col vento in poppa ma ambiente economico globale col vento a prua. Questa è la situazione attuale per le azioni emergenti. La forza del loro potenziale recupero è limitata infatti da un contesto internazionale dagli entusiasmi smorzati, in cui gli Usa sono in una fase avanzata del ciclo economico e la Cina, fattore inaudito per molti anni, sta rallentando.

In tutto ciò però i rapporti prezzo / patrimonio netto e prezzo / utili sono al di sotto delle medie di lungo periodo. Questo è il fatto contabile da cui partono le valutazioni delle azioni emergenti in questo inizio anno. Lo confermano asset manager come Tom Wilson, head of emerging market equities, Schroders e Ross Teverson, head of strategy, emerging markets, Jupiter. Quest’ultimo in particolare segnala di mirare ai fondamentali.

In tal modo, “ci saranno opportunità allettanti, agli attuali livelli di valutazione. Sulla base del rapporto P/E, i mercati emergenti stanno scambiando con lo sconto più elevato degli ultimi 15 anni rispetto alle società statunitensi. Le imprese al di fuori dell’indice vengono trascurate ancora di più, con bassi multipli di valutazione ma con buoni risultati operativi”. Non si dimentichi poi che altri hanno sottolineato come i mercati emergenti non registrino mai due anni consecutivi di perdite.

Azioni emergenti: il dollaro nel 2019

L’andamento dell’azionario emerging nel 2018 ha confermato la correlazione inversa fra dollaro e performance di questa classe di asset. Se è vero, come si prevede, che il dollaro Usa subirà alcuni condizioni avverse nel 2019, i titoli dei Paesi emergenti dovrebbero rafforzarsi. Il motivo risiede nell’indebolimento dello slancio della crescita dell’economia Usa, nell’attutirsi degli stimoli fiscali di Trump. Ma anche nell’inversione della curva dei rendimenti.

La guerra dei dazi e la situazione cinese

L’aumento dei dazi è stato rimandato, e questo è positivo. Il conflitto tra i due Paesi però non è relegato ai soli volumi commerciali. Per il predominio economico politico mondiale, è essenziale vincere la partita del tech. Essendo la posta in gioco così elevata, Schroders si aspetta che la partita si inasprisca nel 2019.

I dazi però non sono dimenticati

Il Dragone esporta in Usa 270 miliardi di dollari di merci le quali ancora non sono state interessate dalla questione tariffaria. Terra di conquista per nuovi dazi dunque. Ciò avrà non solo un’impatto sull’inflazione americana, ma anche sulle imprese in quanto a farne le spese sarà anche la supply chain. L’attuale tregua è dunque auspicata.

Il versante cinese

Le riforme in corso hanno causato un inasprimento nell’erogazione del credito. Il governo dal canto suo sta dando priorità alla qualità della crescita. E questo ha determinato un rallentamento dello slancio economico. Nella seconda metà delllo scorso anno gli stimoli monetari, fiscali e infrastrutturali sono stati ripristinati, ma non in toto. Alla luce di queste premesse, la crescita resterà più lenta.

Le opportunità in termini di crescita e utili

Schroders e Amundi

Le previsioni sono positive sulla Korea. La Russia poi è reputata molto attraente in termini di flussi di cassa, rendimenti e valuta. In Brasile permane il rischio politico, ma il programma del nuovo presidente potrebbe sostenere forse un recupero della crescita. Il nuovo presidente del Brasile si è insediato il 1° gennaio. Il presidente del Senato e quello della Camera dei Deputati saranno eletti il 1° febbraio. Stando a un sondaggio recente,
il governo di Bolsonaro ha una probabilità del 65% di ottenere dei risultati “buoni” o “eccellenti”, un dato ancora molto alto, ma inferiore a quella dei suoi predecessori, secondo quanto riporta la Weekly Market Review di Amundi. L’outlook è favorevole anche per Paesi come la Polonia e l’Ungheria.

Jupiter

“La Kenya Commercial Bank (Kcb) è esposta a ciò che noi riteniamo essere un driver di crescita strutturale a lungo termine: l’inclusione finanziaria”. L’istituzione sta beneficiando dei dati demografici favorevoli nell’Africa Sub-Sahariana, uniti ai rapidi sviluppi in campo tecnologico. La domanda di prodotti finanziari potrà solo aumentare. La società inoltre ha da poco riportato buoni profitti con un P/E ad una sola cifra e generando un Roe di più del 20%.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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