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Azionario: il mercato toro non si è fermato

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

10 Settembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Credit Suisse ha pubblicato il Global Equity Strategy Report nel quale esamina tutti i fattori che fanno pensare che i prossimi mesi siano ancora all’insegna del toro

  • Politica monetaria e fiscale, dollaro debole, improbabilità di uno lockdown, dati Pmi e utili in miglioramento  sono i fattori principali che proiettano uno scenario favorevole per un’ulteriore crescita dei prezzi azionari

  • Errori da parte delle autorità e le elezioni americane sono i principali rischi che potrebbero comportare ribassi sul mercato

La corsa dell’equity è rallentata ma non è giunta al termine. Secondo Credit Suisse sono molti i segnali che fanno sperare in un mercato ancora toro per i mesi a venire

Nonostante i ribassi dell’ultima settimana il mercato non si fermerà. Parola di Credit Suisse. Secondo il Global Equity Strategy Report, elaborato dall’istituto elvetico, vi sono buoni motivi, per credere che vi sia ancora uno scenario favorevole per un ulteriore apprezzamento delle azioni. Dalle elezioni americane al baratro fiscale ci sono però anche dei rischi per cui gli investitori non possono dormire sonni del tutto tranquilli.

Lo scenario macro

Quanto fatto e quanto annunciato per i prossimi mesi dalle autorità è la prima grande ragione per credere in una ripresa non solo dell’economia ma anche dei mercati. Il vento forse è cambiato e né l’ortodossia di bilancio né tantomeno lo spauracchio dell’inflazione sembrano essere all’ordine del giorno dell’agenda fiscale e monetaria. Rispetto al giorno dopo della crisi finanziaria del 2008 si sta perseguendo un’altra strada

  • Politica Fiscale: Da un punto di vista fiscale quasi tutti gli stati stanno ricorrendo allo stanziamento di enormi sostegni. In Francia Macron ha proposto uno stimolo ulteriore di 100 miliardi di euro; il pacchetto fiscale per il post-covid in Germania è di 130 miliardi di euro. Infine il Congresso americano sta discutendo un ulteriore sostegno tra i 1100 e i 3400 miliardi di dollari, nonostante il deficit a fine anno, secondo le stime dell’IMF, sarà del 24% del Pil.
  • Politica monetaria: La politica accomodante intrapresa dalla Fed aiuterà la ripresa economica. I salari, con un scostamento dai livelli di piena occupazione, potranno aumentare fino al 4%, a fronte di una possibile inflazione compresa tra il 2,5 e il 3%. Anche le condizioni di accesso al credito da parte delle aziende sono più favorevoli per via dei bassi tassi. L’emissione di corporate bond è al massimo storico.
  • Dollaro debole: L’apprezzamento del dollaro probabilmente continuerà. Dal momento che il 64% delle riserve valutarie e l’80% del commercio internazionale è in dollari, un dollaro debole permetterà una crescita globale.
  • Ripresa a V: L’intervento delle autorità ha permesso che la crisi, inizialmente verificatasi come shock da offerta, non si riflettesse anche sulla domanda. Il reddito disponibile negli Stati Uniti rispetto al luglio scorso è maggiore del 9,5%. Anche altri indicatori demand-driven sono in veloce recupero. Ruolo chiave lo hanno giocato le forme di assistenzialismo introdotte dai vari governi.
Crescita del reddito disponibile negli ultimi vent'anni e andamento di indici demand-driven nel corso del 2020. Source: Credit Suisse

Altri fattori chiave

  • Meno soprese macro e indici Pmi in crescita: Altri segnali positivi per i mercati arrivano dagli indicatori industriali. Gli indicatori Pmi stanno infatti globalmente crescendo. Al contempo l’indice “global macro surprises” ha raggiunto il suo picco e quasi sicuramente nei prossimi mesi scenderà. Generalmente in periodi di rialzo per gli indici Pmi e di ribasso per l’indice che misura le sorprese macroeconomiche, l’azionario tende a crescere.
  • Improbabilità di un nuovo lockdown generalizzato:  sempre più politici sono dell’avviso che i benefici derivanti da una nuova chiusura dell’economia siano minori dei costi. In America i nuovi casi e il tasso di mortalità sono in discesa, mentre in Europa si sta assistendo ad aumento dei nuovi casi. Le speranze sono rivolte all’arrivo del vaccino in primavera e un raggiungimento dell’immunità di gregge non troppo lontana.
  • L’Equity Risk Premium offre buone opportunità: l’Equity Risk Premium (la differenza tra il rendimento azionario e quello di un investimento privo di rischio, ndr) è compreso, a seconda del metodo di stima, tra il 7,1% e il 7,6%. Secondo Credit Suisse è del 2% più alto rispetto alla media storica.
  • C’è un grande eccesso di liquidità: negli Stati Uniti l’eccesso di liquidità, approssimato dalla differenza tra la crescita del aggregato monetario M1 rispetto al Pil nominale, è al 30%, in linea con una significativa rivalutazione delle azioni. Generalmente l’eccesso di liquidità dei paesi Oecd tende a seguire quello americano.
  • La revisione degli utili è positiva: la performance del mercato ha una forte correlazione con le revisioni degli utili, che generalmente si muovono secondo le variazioni degli indici Pmi. Negli Stati Uniti si stima che la crescita degli utili per azione (EPS) diminuisca del 24% nel 2020, per poi recuperare lo stesso tasso nel 2021. La contrazione in Europa si stima essere del 37% per quest’anno con un’espansione del 39% per l’anno successivo.
  • Gli afflussi di capitale nei fondi azionari aumentano: le sottoscrizioni dei fondi d’investimento stanno aumentando. L’investimento in azioni ha retto nonostante le obbligazioni governative abbiano reso bene e nonostante da molte interviste emergesse un sentimento ribassista. La ragione potrebbe essere che da una parte le obbligazioni stanno perdendo il loro potere di diversificazione sia in Europa che negli Stati Uniti e che dall’altra pagano interessi sempre più bassi.
Correlazione tra performance dell'equity e revisione degli utili e storico dei buoni rendimenti registrati dallo S&P quando le sorprese macro diminuivano e i dati Pmi miglioravano. Source: Credit Suisse

I principali rischi

Secondo Credit Suisse i rischi più grandi sono due.

  • Baratro fiscale: Il pericolo che le autorità non continuino la politica fiscale intrapresa. Un aumento delle tasse e una riduzione degli stimoli potrebbe comportare il baratro fiscale. Tuttavia alla luce delle imminenti elezioni è improbabile che sia Trump che Biden attuino una tale manovra. Ci si aspetta anzi un ulteriore pacchetto di stimolo fiscali che pesi almeno per il 5% del Pil.
  • Elezioni americane: sembra esserci una correlazione forte tra le performance dello S&P 500 rispetto ai sondaggi. Tuttavia un’eventuale vittoria di Biden potrebbe non avere un impatto così negativo sui mercati.
Lorenzo Magnani
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