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Azionario 2019: direzioni e prospettive in un mondo incerto

Azionario 2019: direzioni e prospettive in un mondo incerto

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

29 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • A dicembre, l’S&P 500 è sceso di quasi il 10%, mentre lo Stoxx 50 e il Nikkei sono diminuiti rispettivamente del 6 e del 10%. Si tratta di buoni affari in arrivo per lo shopping azionario 2019 o di vera e propria discesa?

  • “Le espansioni non muoiono di vecchiaia”

  • Il metodo del premio Nobel Robert Shiller (Università di Yale): il rapporto prezzo-utili corretto per il ciclo economico

Fra utili societari in calo e prezzi delle azioni in salita, Degroof Petercam AM si interroga sulle direzioni che prenderà l’azionario 2019

La chiusura del 2018 azionario non è stata delle più felici. A dicembre, l’S&P 500 è sceso di quasi il 10%, mentre lo Stoxx 50 e il Nikkei sono diminuiti rispettivamente del 6 e del 10%. Si tratta di buoni affari in arrivo per lo shopping azionario 2019 o di vera e propria discesa? Se lo chiede Yves Ceelen, head of Institutional portfolio management di DPAM.

A che punto nel ciclo

La questione di foondo è sempre la stessa: in quale fase del ciclo economico ci si trova oggi. La durata dell’espansione economica corrente fa pensare che potremmo essere vicini alla fase finale del ciclo. Attualmente al suo 114esimo mese, questa espansione già rappresenta la seconda più lunga della storia, che si avvicina alla ripresa economica iniziata a marzo del 1991 e durata 120 mesi. Tutto questo è il risultato di una politica fiscale particolarmente espansiva, e cioè:

  • tassi d’interesse bassi o addirittura negativi,
  • politica monetaria espansiva,
  • piano di rifinanziamento a lungo termine o LTRO,
  • controllo della curva dei rendimenti
  • politica fiscale degli Usa e della Cina.

“Le espansioni non muoiono di vecchiaia”

Ad ogni modo, come ha dichiarato l’ex presidente della Fed, “le espansioni non muoiono di vecchiaia”, e ciò rende necessaria un’analisi più profonda del ciclo economico. Gli indici economici e di mercato ci offrono più informazioni. I cosiddetti indicatori economici primari come l’indice dei direttori agli acquisti, o Pmi, che tradizionalmente guida il ciclo economico, sembrano aver avuto il loro apice nel periodo che va dalla fine del 2017 a metà del 2018.

Quelli invece definiti indicatori economici differiti, come il tasso di disoccupazione mostrano però ancora risultati positivi, spingendo le banche a inasprire ancora di più le proprie politiche monetarie. Gli indicatori economici quindi mostrano come la fine dell’espansione potrebbe essere stata raggiunta. Questa conclusione è supportata dall’apparente intenzione della Fed di mettere in pausa il suo ciclo di rialzi e da una curva dei rendimenti statunitense che è già parzialmente invertita.

Tutto ciò porta a domandare: siamo al culmine, o addirittura oltre il culmine, del ciclo economico? In che direzione sta andando il mercato azionario 2019?

Le attuali valutazioni azionarie

Per prevedere la direzione del mercato azionario, un investitore deve essere a conoscenza delle attuali valutazioni azionarie. Il rapporto prezzo-utili (Price-earnings, PE) è probabilmente il metro di valutazione più usato dagli analisti finanziari. Questo metodo di valutazione funziona molto bene nei mercati che seguono l’andamento di un trend, ma presenta una debolezza molto importante.

Nei punti di giuntura del ciclo economico, molte società e analisti tendono ad estrapolare il trend negli utili sottostanti nel momento in cui questi ultimi invertono la loro direzione. In questo modo, il metro di valutazione fornisce un messaggio errato. Il segnale è troppo ribassista quando si calcola in prossimità dei minimi economici e di mercato e troppo rialzista vicino ai picchi economici. Se il ciclo economico è prossimo alle sue fasi finali, il rapporto prezzo-utili è probabilmente lo strumento meno indicato.

Il metodo del Premio Nobel

Il premio Nobel Robert Shiller, dell’Università di Yale, ha creato un rapporto prezzo-utili che viene corretto per il ciclo economico. Si tratta del metodo comunemente conosciuto come Cyclically Adjusted Price-to-Earnings, CAPE o Shiller PE. Questa misura di valutazione è definita come il prezzo diviso per gli utili medi degli ultimi dieci anni corretti per l’inflazione. Ossia, essa prende in considerazione i guadagni in un ciclo economico completo, per neutralizzare gran parte della ciclicità degli utili, cercando così di evitare un’ estrapolazione di dati troppo elevati e non realisticinel futuro. Quindi, dopo l’attuale caduta dei prezzi dell’azionario, le valutazioni diventeranno più convenienti? La recessione è già stata prezzata?

Dal 2006 la crescita dei ricavi è stata più forte nei mercati emergenti. Seguita poi da una ripresa del Giappone e poi degli Stati Uniti. La crescita degli utili nell’Eurozona è quasi inesistente, a causa dell’elevata regolamentazione di settori come quello delle utilities, dei servizi di comunicazione e finanziari.

Prudenza e pragmatismo

Secondo l’analista, due sono le conseguenze dello scenario attuale.

Prima di tutto, gli investitori dovrebbero in qualche modo mostrare prudenza sul mercato azionario europeo e su quello statunitense a lungo termine. Anche dopo il recente calo, questi mercati non mostrano valutazioni convenienti. Di sicuro non stanno prezzando una recessione. Il Giappone invece sembra valutato correttamente ed è quindi più interessante da un punto di vista delle valutazioni.

In secondo luogo, la crescita degli utili in Europa è frenata da un decennio. “Non ci sono segnali immediati che questo quadro cambierà positivamente da qui a poco. Ciò non significa che l’Europa debba essere messa da parte, ma che la gestione attiva assume un ruolo vitale nelle scelte di investimento sull’azionario europeo, affinché si generino delle performance future soddisfacenti”.

Teresa Scarale
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