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Si avvicina la crisi del debito sovrano, dicono gli analisti

Si avvicina la crisi del debito sovrano, dicono gli analisti

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

18 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Le attuali misure di sostegno pubblico alle economie non fanno che peggiorare la situazione del debito sovrano, prossimo alla crisi in molti paesi

Il 2020 e il 2021 sono “gli anni perduti della crescita”. E sanare la crisi pandemica vorrà dire tensione fiscale per i governi, che si troveranno a incassare meno dalle tasse e a spendere di più per le necessità socio-sanitarie dello Stato. Una situazione di stress che minaccia la tenuta dei bilanci pubblici, dicono gli analisti dell’Economist Intelligence Unit. Il gruppo di studiosi non può che rilevare l’accumulo di debito pubblico dei paesi più colpiti dalla pandemia. Per le amministrazioni pubbliche più virtuose, il costo del debito (gli interessi) non è di immediata preoccupazione. Tutti gli altri invece, dovrebbero pensare ad aumentare le entrate tributarie, dicono gli esperti.

I paesi più a rischio sono i più poveri. Il loro indebitamento è cresciuto vertiginosamente negli ultimi dieci anni, e istituzioni come Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e il G20 hanno offerto linee di credito e sospensione del pagamento dei rimborsi. Nonostante queste agevolazioni però, le economie emergenti usciranno dalla crisi del coronavirus con le ossa rotte. Si prospettano molti potenziali default.

La presenza nel quadro della Cina, uno dei maggiori creditori del debito sovrano internazionale, complica lo scenario. Un report del giugno 2019 (Kiel Institute) rivela che i paesi in via di sviluppo dovevano nel 2017 (si immagini ora) alla Cina complessivamente 380 miliardi di dollari. Mentre verso i 22 paesi del “club di Parigi” il debito ammontava a 246 miliardi di dollari. Al momento, gli analisti non ritengono chiaro se il Dragone ha intenzione o meno di rinegoziare i prestiti con gli Stati più poveri del mondo. L’unica certezza è che questa situazione aumenterà la dipendenza delle nazioni più deboli dal Paese di Mezzo.

L’Intelligence Unit dell’Economist va controcorrente rispetto alle attuali istanze di tutti i politici: chiama a gran voce per una ristrutturazione del debito pubblico dei governi. Suggerisce una forte leadership del G20 col supporto di istituzioni finanziarie multilaterali e il coinvolgimento della Cina. L’ideale sarebbe “aggiungere creditori privati al mix”, ma si tratta di una prospettiva poco probabile. La storia insegna che nel passato i risanamenti sono avvenuti sulla base di trattative caso per caso, piuttosto che multiple. Ma più. Si rimanderà la questione del risanamento dei conti pubblici attuali, più grave sarà il rischio di cadere in una nuova recessione più grave di questa, conclude lo studio.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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