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L’aumento dei prezzi delle materie prime: il ruolo dei rendimenti obbligazionari

L’aumento dei prezzi delle materie prime: il ruolo dei rendimenti obbligazionari

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

30 Aprile 2018
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  • Columbia Threadneedle Investiments nel suo ultimo studio indaga sull’impatto dell’aumento dei rendimenti e dei tassi d’interesse sul comparto delle materie prime.

  • Le determinanti di questa pressione al rialzo sono molteplici.

I rendimenti obbligazionari stanno aumentando, e ciò sta impattando sui prezzi delle materie prime. E’ quanto evidenzia Columbia Threadneedle Investiments nel suo ultimo studio.

E’ un fatto che a livello globale i rendimenti obbligazionari stiano aumentando. Il che ha indotto gli analisti a mettere in piedi molteplici studi sulle reazioni tanto dei mercati azionari che di quelli del reddito fisso. Columbia Threadneedle Investiments invece nel suo ultimo studio si concentra sul potenziale impatto dell’aumento dei rendimenti e dei tassi d’interesse su un altro comparto: quello dei prezzi delle materie prime. Partendo dall’assunto che la Federal Reserve ha iniziato ad aumentare i tassi delle obbligazioni a partire dal 2015, Columbia Threadneedle evidenzia come l’attuale pressione al rialzo dei rendimenti obbligazionari sia oggi sostenuta anche dall’attuale politica economica americana.

Considerando il settore delle materie prime, l’aumento dei rendimenti obbligazionari renderà d’ora in poi più oneroso l’indebitamento per i produttori: la contestuale riduzione del prezzo di questi titoli infatti obbligherà le imprese ad emetterne di più. Perciò, il finanziamento di ogni nuovo progetto risulterà meno appetibile. In ogni difficoltà però si nasconde un’opportunità di investimento. I produttori delle commodity potrebbero infatti beneficiare di un loro rincaro superiore alle attese. Quali sono nel contesto attuale le determinanti dell’aumento dei prezzi delle materie prime?

Innanzitutto, la questione commerciale cinese. Il Dragone è il maggior consumatore mondiale di risorse naturali, e ha imposto vincoli ecologici all’offerta di molte commodity; nello specifico, acciaio e alluminio. Il novello spirito ambientalista cinese ha già sortito l’effetto di innalzare i prezzi del carbone, del minerale di ferro e dei metalli di base. Inoltre, alla fine del 2016, l’OPEC e i russi si sono accordati per una stretta alla produzione petrolifera mondiale. Si tratta di un evento senza precedenti. Negli ultimi 40 anni mai i tentativi dell’OPEC di cooperare con la Russia per i tagli alla produzione avevano sortito effetto. Stavolta invece l’OPEC e la Russia sono riuscite a coordinarsi per ridurre la produzione ed è probabile che continueranno a farlo anche nel 2018.

Nel loro studio, gli esperti di Threadneedle hanno intervistato produttori nei settori dei metalli di base, dei metalli preziosi, dell’energia. Dalle loro risposte è emerso che questi industriali sono concentrati sul consolidamento dei bilanci e sulla creazione di valore per gli azionisti, più che ad aumentare la produzione. Per quanto riguarda i prodotti agricoli invece, i prezzi stanno subendo aumenti a dovuti a eventi meteorologici avversi, come ad esempio negli Usa (coltivazioni di frumento nelle pianure sudoccidentali) e in Argentina (soia). In sintesi, il report sottolinea come, a fronte di una stabilizzazione o persino di un aumento dei prezzi, il settore delle materie prime non sta aumentando la produzione. Allo stesso tempo però la domanda sta aumentando, a fronte di una crescita sincrona di paesi emergenti e paesi sviluppati. Nei primi inoltre l’accelerazione della domanda è dovuta anche al dollaro relativamente debole, il quale ha favorito l’aumento dell’indebitamento, la crescita e gli investimenti.

La conclusione è che i prezzi dei metalli di base beneficeranno delle dinamiche di domanda e offerta in atto. Nel medio termine poi, saranno i metalli preziosi a godere dell’aumento dell’inflazione. Anche in questo caso, le aree di incertezza e volatilità potenziale si annidano nel possibile inasprimento delle scaramucce commerciali fra Cina e Usa. Per ora comunque i dazi su acciaio e alluminio annunciati dall’amministrazione statunitense non hanno avuto di per sé ricadute significative sui prezzi delle commodity nel medio termine.

Teresa Scarale
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