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Attesa Bce, ma il vero must della ripartenza è il Btp 2030

Attesa Bce, ma il vero must della ripartenza è il Btp 2030

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

03 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Mentre ferve l’attesa per la Bce, ordini record per il nostro Btp sindacato a 10 anni (2030). Il Tesoro ne ha collocati 14 miliardi, ma la domanda ha raggiunto i 108 miliardi di euro

Scadrà il 1° dicembre 2030 e ha fatto volare Piazza Affari alla vigilia della riunione Bce di giugno. È il nuovo Btp decennale. Lo stanno collocando il Tesoro e un sindacato di banche. Queste ultime sono Bnp Paribas, Citigroup Global Markets, Hsbc France, Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese, NatWest Markets e Unicredit. La domanda degli investitori ha superato la soglia monstre dei 100 miliardi di euro, un record per un’emissione in euro. Per la cronaca, il listino milanese ha chiuso la seduta in deciso rialzo, in linea con i guadagni diffusi in tutta Europa. Il Ftse Mib ha accelerato al rialzo, segnando +3,54% a 19.641 punti. Lo spread invece Btp/Bund ha archiviato la seduta del 3/6/2020 in lieve contrazione a 190,22 punti base rispetto ai 192,281 pb della chiusura precedente.

Per Asif Sherani (Hsbc) questo successo dipende da due fattori. In primis, la caccia ai rendimenti da parte degli investitori. Poi, i recenti passi in avanti dell’Unione europea per contrastare gli effetti economici della pandemia di coronavirus.

Wealth manager e asset manager in prima linea fra gli acquirenti

Sempre Asif Sherani rivela che sono stati i gestori patrimoniali europei i primi richiedenti il Btp a dieci anni. La forte domanda ha permesso di abbassare lo spread sul benchmark (il Btp decennale di agosto) da 15 a 9 punti base. Tuttavia Sherani non esclude che possa arrivare fino a 5 pb o meno.

L’unghia del leone: Btp 2030, il preferito dalla Bce

L’acquirente più massiccia dei Btp resta però la Bce. La quale, in virtù del suo Pandemic emergency purchase program (Pepp) ha già acquistato 234,66 miliardi di euro di titoli, di cui 172,7 miliardi sono obbligazioni governative. 37,36 miliardi è stata invece la spesa per i nostri buoni del Tesoro poliennali. Come sottolineano alcune fonti finanziarie, “ancora una volta i titoli italiani hanno ricevuto un trattamento privilegiato”. I 37,36 miliardi di euro di Btp acquisitati corrispondono “a una deviazione del capital key di quasi il 5%”. La quota dell’Italia si attesta infatti al 21,6% rispetto al capital key del 17%, con una differenza di circa 8 miliardi di euro. In misura inferiore, anche la Spagna ne ha beneficiato (13% rispetto al capital key dell’11,9%). La Francia si attesta invece al 13,7% rispetto al 20,4% potenziale. 23,57 miliardi l’ammontare di titoli francesi acquistati.

Sempre sul fronte Bce, le attese per il 4 giugno

Gli analisti sono concordi nel prevedere le mosse della Bce. Per tutti, è improbabile che Christine Lagarde abbassi i tassi di riferimento. Ma è quasi certo che il Pepp aumenterà. Del resto, il comitato direttivo della banca centrale ha già segnalato di voler aggiustare “dimensione, composizione e durata degli acquisti di asset nel mese scorso” (Jeffries).

Il quadro macro: segnali positivi, anche grazie al recovery fund

Intanto, il versante macroeconomico restituisce qualche notizia positiva. Per quanto riguarda l’Italia, dopo il Pmi manifatturiero, anche quello sui servizi ha riguadagnato terreno. Gli analisti di Morgan Stanley, interpretano questi numeri come segnali di ripresa, anche se prevedono ancora una contrazione del Pil per il secondo trimestre. Tuttavia, gli stessi analisti vedono rosa all’orizzonte. “Dati gli sviluppi sul recovery fund, una crisi del sud Europa non sembra più un serio rischio”. Questi dati, afferma Jack Allen-Reynolds, economista senior di Capital Economics, indicano una importante pressione al ribasso sull’inflazione. “Per ora i tagli ai tassi di interesse sembrano improbabili, ma prevediamo che la Bce annuncerà un aumento sostanziale dei suoi acquisti di asset domani”, afferma Allen-Reynolds. Fra gli analisti in generale serpeggia un sentimento positivo, in quanto il fondo europeo di ripresa è il primo progetto fiscale comune nella storia dell’Ue. Occorrerà del tempo per la sua operatività, “ma si tratta di un importante passo avanti”.

Teresa Scarale
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