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Asset rischiosi 2019, ancora sulla cresta dell'onda

23 Aprile 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • L’Msci World Index in euro ha raggiunto un nuovo massimo con un rialzo del 14,5% da inizio 2019

  • La politica accomodante della Fed non era dovuta all’approssimarsi di una recessione ma solo al rallentamento economico in atto

  • L’Economic Policy Uncertainty Index ha iniziato a diminuire dal suo massimo storico e continua a farlo

L’inversione della curva dei rendimenti ha spinto molti investitori a sottopesare gli asset rischiosi in portafoglio. Ma si tratta di classi che possono offrire ancora sostanziosi rendimenti, dice Robeco

Gli asset rischiosi: classi da non bocciare

Molti investitori hanno ridotto la loro esposizione agli asset rischiosi in questo 2019 a causa (anche) dell’inversione della curva dei rendimenti. Il sottopeso ha interessato non solo le azioni ma anche i titoli corporate e le obbligazioni high yield. Ma disinvestire in questi asset significa rinunciare ad importanti rendimenti, dice Peter van der Welle, strategist di Robeco. Fonti di guadagno infatti potrebbero scaturire dallo scoprire esagerati i timori legati a Brexit, guerra commerciale, recessione imminente.

L’Msci World Index può solo scendere?

Avendo l’Msci World Index in euro raggiunto un nuovo massimo con un rialzo del 14,5% da inizio 2019, molti investitori pensano che non ci siano più margini di guadagno. Alla stessa conclusione, ossia la “fine” dei rendimenti per questo ciclo, dovrebbero condurre la debolezza dell’Eurozona, la telenovela Brexit o ulteriori rinvii di un accordo commerciale Usa-Cina. Ma le analisi suggeriscono che in ambito azionario i rendimenti dovrebbero permanere ancora almeno per 12 mesi.

Gli (ex) ostacoli

La Fed non temeva la recessione

I dati macroeconomici europei e cinesi da un anno a questa parte sono sicuramente deboli. Alla fine, il mercato obbligazionario lo scorso autunno ha reagito con un marcato rialzo, appiattendo le curve dei rendimenti. In più, la svolta accomodante della Federal Reserve all’inizio di quest’anno ha acuito i timori per la crescita globale, arrivando a determinare la successiva inversione della curva dei rendimenti. È evidente ora però che la mossa della Fed di sospendere i rialzi dei tassi aveva a che fare con l’inasprimento delle condizioni finanziarie e dal rallentamento della crescita.

Ism Usa e Pmi Cina

I primi segnali di una ripresa si sono già manifestati nell’ottimo andamento evidenziato a marzo da due indicatori. Si tratta dell’indice compilato dall’Institute of Supply Management (Ism) statunitense e dell’indice dei responsabili degli acquisti (Pmi) cinese. Una nuova accelerazione della crescita della moneta in Cina indica inoltre che le revisioni delle stime sugli utili a livello globale sono destinate a migliorare. Tali revisioni di solito coincidono con un aumento delle valutazioni azionarie, come mostrato nel grafico sottostante.

Il track record dell’Msci World

Inoltre, l’indice Msci World ha sempre generato una performance media del 7,3% nei 12 mesi successivi a un’inversione della curva dei rendimenti. Il che suggerisce una “vittoria per gli ottimisti” almeno per un anno. Il motivo è che questo dato è inferiore ma ancora prossimo al rendimento globale annualizzato dell’8,0% che le azioni hanno generato dal 1900.

Con ciò lo strategist non vuole significare che il segnale dell’inversione della curva dei rendimenti non debba essere preso sul serio. La storia insegna infatti che questo fenomeno ha sempre preceduto ogni crisi successiva alla Seconda Guerra mondiale. Fra l’inversione e la data effettiva della recessione vi sono però sfasamenti medi di 18 mesi. Nel caso attuale, uno stimolo fiscale pro-ciclico negli Usa in vista delle elezioni presidenziali del 2020 e la propensione delle banche centrali a eccedere in prudenza potrebbero procrastinare la recessione.

Il rischio politico americano

Un altro fattore importante è la diminuzione del rischio politico negli Usa. Il Segretario al Tesoro statunitense Steven Mnuchin a fine dicembre ha chiamato i ceo delle maggiori banche statunitensi e ha twittato che il presidente Trump non aveva intenzione di revocare il mandato al presidente della Fed Jerome Powell. Dopo questo evento, l’Economic Policy Uncertainty Index ha iniziato a diminuire da un massimo storico e continua a scendere da allora. Bisogna riconoscere che l’incertezza economica è ancora elevata, viste le perduranti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e le sabbie mobili del processo Brexit. Ma anche su questo fronte si scorgono segnali positivi.

Le trattative fra Usa e Cina

I colloqui commerciali in atto mantengono viva la speranza di un accordo, mentre la probabilità di una hard Brexit è ancora considerata un rischio estremo dai mercati valutari, che reputano più probabile una Brexit solo formale nel medio termine.

Vince l’approccio selettivo degli asset rischiosi

In breve, si suggerisce agli investitori di mantenere la propria esposizione agli asset rischiosi. Per Robeco bisogna però comunque fare attenzione. Investire nelle fasi avanzate nel ciclo richiede qualche accorgimento in più del solito, poiché un appiattamento delle curve dei rendimenti è seguito di solito da un aumento della volatilità azionaria. In questa fase del ciclo è quindi opportuno adottare un approccio selettivo agli asset rischiosi.

Un’attenuazione dei timori sulla crescita, traducendosi in un rimbalzo dei rendimenti obbligazionari da livelli depressi, avrebbe ricadute negative sulle categorie del reddito fisso sensibili alla duration come il credito investment grade e l’high yield, che sarebbero penalizzati rispetto alle azioni.

Courtesy Robeco
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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