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Artemis, le giuste risorse per affrontare un nuovo mondo

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Francesca Conti
Francesca Conti

23 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il probabile mutamento delle condizioni dei mercati potrebbe inoltre modificare il rapporto tra i titoli growth e quelli value

  • Secondo il manager Paul Casson il mercato assisterà a un rialzo dei costi che metterà sotto pressione profitti e margini

E’ un 2019 a tinte fosche quello stimato da Artemis, boutique finanziaria scozzese con sede a Londra. Ma i gestori della City sono pronti ad affrontare uno scenario in cui si incrociano fine del quantitative easing, alta volatilità, populismi e spettro della recessione

La relativa quiete dettata da bassi tassi di interesse e da un’alta efficacia del quantitative easing sta per finire. Siamo alle soglie di un “nuovo mondo”, nel quale incertezza e prudenza saranno le parole d’ordine, ma gli asset manager sono già a caccia di rendimenti. “Faremo sicuramente degli errori – e nel nostro mestiere fare errori può costare parecchio – ma impareremo. E l’esperienza ci aiuterà a scegliere la giusta direzione”. È una visione lucida quella di Paul Casson, manager della strategia pan-Europe absolute return diArtemis. I gestori della boutique indipendente con sede a Londra, ma dal dna orgogliosamente scozzese, tratteggiano un 2019 a tinte fosche. Ma sono convinti “di avere il giusto metodo e le risorse necessarie per avere successo”.

L’anno appena iniziato presenta una serie di incognite fortemente interconnesse per il Vecchio continente. Come la fine delquantitative easing diretto dallaBce e il ritorno della volatilità. “Sarà più difficile, perché eravamo abituati a una certa tranquillità. Ma è un fenomeno ciclico”, spiega Casson. “Abbiamo già superato momenti di grossa volatilità, come nel 2.000 con l’esplosione del settore tecnologico o nel 2001 dopo l’11 settembre e lo scoppio della seconda guerra in Iraq e poi soprattutto nel 2008 e 2011 con lo scoppio delle crisi finanziarie”, ricorda il manager, stimando che nell’immediato assisteremo ad un aumento dei prezzi. Un rialzo dei costi che metterà sotto pressione profitti e margini.

“Non è la fine del mondo”, rassicura Casson. “E’ possibile che si vada incontro anche a una recessione. Siamo già usciti dalla crisi finanziaria, che era un evento non previsto, ma nulla può essere ‘tremendo’ per sempre”. Il probabile mutamento delle condizioni dei mercati potrebbe inoltre modificare il rapporto tra i titoli growth e quellivalue. I primi negli ultimi dieci anni hanno sovraperformato quelli value, in particolare nel settore tecnologico. Se il mercato cambia rotta gli investitori dovranno nuovamente porre attenzione ai value.Qualora a un certo punto il ciclo economico dovesse entrare in recessione, i titoli tech potrebbero perdere slancio a causa delle elevate valutazioni, mentre i titoli finanziari potrebbero registrare un migliore andamento.

Il quadro dell’economia globale per il 2019 sembra presentare più incognite anche dal punto di vista politico. “Tutti i Paesi hanno una sfida da affrontare, è un momento di grandi turbolenze”, continua Casson. Tuttavia secondo il manager i cambiamenti sono spesso stati interpretati in chiave troppo negativa. “Il populismo? E’ democrazia, anche se può non piacere questa definizione”. Secondo il manager dovrà infine verificarsi un allentamento da parte delle banche centrali. “Il loro ruolo è stato fortissimo negli ultimi anni. Ma è tempo che gli errori politici non siano più coperti dalla liquidità immessa dalle banche centrali. È un nuovo mondo”.

Francesca Conti
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