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Argentina di nuovo prossima al default: è la nona volta

Argentina di nuovo prossima al default: è la nona volta

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

23 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Mercoledì 22 Buenos Aires non ha pagato 500 milioni di rimborsi programmati su tre bond a investitori esteri. In tal modo, è partito il conto alla rovescia di 30 giorni per il default ufficiale

  • Il paese sudamericano nel frattempo tramite decreto ha rinviato al 2021 il pagamento di circa 10 miliardi di dollari fra interessi e capitale. Il governo mira però a un differimento al 2023 dei pagamenti

  • Fitch ha ridotto il rating di lungo termine del paese a Rd (restricted default) da Cc, e quello di breve termine a Rd da C

Nel turbinio della crisi pandemica, sta passando sotto silenzio il prossimo nuovo default dell’Argentina: il nono. Ecco gli investitori internazionali che non ci stanno

“Buenos Aires non sarà in grado di ripagare i debiti nei prossimi giorni”, ha annunciato il ministro dell’economia argentino Martín Guzmán. Per evitare il suo nuovo, nono default l’Argentina avrebbe dovuto  infatti pagare 65 miliardi di dollari ai propri creditori internazionali mercoledì 22 aprile 2020. Ma così non è stato.

Niente di nuovo per l’Argentina: è ancora default

Il paese sudamericano tramite decreto ha rinviato al 2021 il pagamento di circa 10 miliardi di dollari fra interessi e capitale relativi a obbligazioni emesse ai sensi della legislazione locale. Questa mossa gli è costata il declassamento di Fitch. In particolare, l’agenzia ha ridotto il rating di lungo termine dell’Argentina a Rd (restricted default) da Cc, e quello di breve termine a Rd da C.

Mercoledì 22 Buenos Aires non ha pagato 500 milioni di rimborsi programmati su tre bond a investitori esteri. In tal modo, è partito il conto alla rovescia di 30 giorni per il default ufficiale. Sul piede di guerra ci sono asset manager come BlackRock, Fidelity, Ashmore, T Rowe Price, AllianceBernstein, Wellington Management.

Le proposte di Buenos Aires

L’Argentina propone un taglio del 62% sul pagamento degli interessi, riduzione che costerebbe agli obbligazionisti quasi 38 miliardi di dollari. Non è finita: il paese propone anche una contrazione del 5,4% del valore facciale del debito, per una perdita di circa 3,6 miliardi di dollari.

Oltre al decreto già in vigore, il governo ha proposto inoltre ai creditori esteri di posporre i rimborsi al 2023. Ma la risposta degli investitori è stata pressoché questa: lo sforzo di aggiustamento di lungo termine dell’Argentina non può gravare sulle spalle degli investitori internazionali. Il decreto non si applica comunque alle obbligazioni emesse ai sensi delle normative di altri Paesi. E in ogni caso, il governo starebbe lavorando alla ristrutturazione dell’insostenibile debito pubblico. Tuttavia, le negoziazioni con i creditori sono in corso, e una fonte vicina agli asset manager fa sapere che “almeno un pagamento dell’1% della cedola per il 2021” sarebbe un grande “segnale psicologico” per gli obbligazionisti.

Le avvisaglie

A febbraio, il Fondo monetario aveva lanciato l’allarme: il debito argentino era arrivato a livelli insostenibili. Per questo motivo il Fmi aveva richiesto ai creditori privati di fornire un “contributo significativo” per porre fine alla crisi finanziaria del paese.

Già prima dello shock pandemico però, il governo di Alberto Fernandez stava lavorando alla rinegoziazione dei termini di rimborso con i detentori di circa 100 miliardi di dollari di obbligazioni. Contemporaneamente, stava anche dedicandosi alla ristrutturazione del pacchetto di salvataggio da 57 miliardi di dollari del Fmi.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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