PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Argentina, un’economia al collasso

31 Agosto 2018 · Giorgia Pacione Di Bello · 3 min

  • Il peso crolla e la Banca centrale argentina è costretta a intervenire

  • Il presidente argentino, Mauricio Macri, chiede al Fondo monetario internazionale di anticipare i prestiti, ma per il momento nulla da fare

  • L’effetto contagio è immediato. Turchia, India, Brasile e Sud Africa sono i primi a essere colpiti

La situazione in Argentina sta precipitando. Il peso è sprofondato e la Banca centrale è stata costretta ad alzare i tassi di interesse di 15 punti percentuali al 60%. Il Fondo monetario internazionale non ha deciso se anticipare il prestito e gli investitori vendono peso per dollari sempre più velocemente

A distanza di 17 anni torna la paura Argentina. Il ricordo dei Tango Bond è lontano ma ben impresso nella storia italiana, soprattutto di quei 450 mila risparmiatori che furono travolti dallo tsunami del default del debito sovrano del Paese. Oggi l’Argentina è ancora al centro di una turbolenza internazionale. Il peso è sprofondato, toccando il suo mino storico, e la Banca centrale è stata costretta ad alzare i tassi di interesse di 15 punti percentuali al 60%.

A far scoppiare la crisi del peso è stato l’annuncio, fatto giovedì 30 agosto, dal presidente Mauricio Macri sulla nuova intesa trovata con il Fondo monetario internazionale (Fmi). A giugno, infatti, era stato concesso all’Argentina un prestito di 50 miliardi di dollari, di cui 15 sono già stati erogati. Macri ha dunque chiesto al Fondo monetario internazionale di anticipare le future trance, vista la situazione economica del Paese. Il presidente ha chiesto di accelerare i tempi dei prestiti perché nei giorni scorsi l’agenzia di rating, Moody’s aveva rivisto al ribasso le stime di crescita del paese di quasi due punti percentuali. Questo ha avuto come effetto un surriscaldamento dei mercati e ha spinto Macri ha chiedere più velocemente la prossima trance del prestito. Da parte sua Christine Lagarde, direttore generale dell’Fmi, ha dichiarando che il Fondo monetario internazionale fornirà una risposta nel più breve tempo possibile. Nonostante la cautela nelle parole della Lagarde, i mercati non hanno reagito bene alla richiesta dell’Argentina. L’anticipo dei prestiti è infatti stato letto come una conferma del fatto che la situazione economica stia peggiorando sempre più.

Nel bel mezzo della tempesta, il governo Macri reagisce cercando di minimizzare la realtà sostenendo come l’economia del paese non stia male, e che rispetto al passato l’Argentina sta cercando di porre rimedio a tutti gli errori che sono stati fatti. Mossa che sembra non interessare più di tanto gli investitori, forse perché non è la prima volta che il Presidente tira fuori questo argomento. Inoltre, all’interno del governo argentino, c’è anche chi vorrebbe un cambiamento di strategia, perché “non si può far finta che nulla stia succedendo e che la colpa sia solo del passato”, sostengono in molti nell’area del governo.

Questo clima di incertezza politica ed economica argentina mette però sotto pressione anche le valute degli altri paesi emergenti. Se infatti Argentina e Turchia non dovessero riuscire a recuperare la fiducia degli investitori, l’effetto domino sugli altri emergenti sarebbe scontato. Qualcosa si sta già iniziando a vedere in queste ore. Alla discesa senza fine del peso si è accompagnato il crollo della lira turca di oltre il 5%. A questo è subito seguito un calo del real brasiliano, del rand sudafricano di oltre due punti percentuali e della rupia indiana, che scende ai minimi storici toccando quota 70,9.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: