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Amundi, nel 2019 focus sull'alpha

19 Dicembre 2018 · Redazione We Wealth · 3 min

  • L’outlook Amundi è a cura di Pascal Blanqué, group chief investment officer e Vincent Mortier, deputy group chief investment officer della società

  • Fondamentale sarà la gestione tattica dell’esposizione alle diverse aree geografiche e ai temi, nonché l’attenta selezione dei titoli sulla base della sostenibilità dei rendimenti.

Decelerazione dell’economia, normalizzazione monetaria e ruolo centrale della politica: nel 2019 dall’evoluzione di questi tre temi, secondo i cio di Amundi, potranno emergere delle opportunità per gli investitori

Mentre il ciclo economico si avvicina alla sua conclusione, attenzione alla sostenibilità dei rendimenti. Il monito arriva da Amundi, che ha pubblicato l’outlook per il 2019. Il report, a cura di Pascal Blanqué, group chief investment officer e Vincent Mortier, deputy group chief investment officer della società, indica che mentre appunto i segnali tipici della fase matura del ciclo continuano a materializzarsi e si intensifica la volatilità a causa delle incertezze geopolitiche, nel 2019 gli investitori dovranno adottare un approccio più prudente, sebbene ci si aspetti che le prospettive per l’economia globale restino positive.

“Questo nuovo contesto per gli investimenti, a nostro giudizio, si tradurrà non solo nella necessità di adottare una più cauta allocazione ai rischi nel corso dell’anno, ma anche in un’esposizione più selettiva nei Paesi/settori e titoli che potrebbero dimostrarsi più resilienti, ovvero con un indebitamento più limitato e una minore esposizione alle frizioni geopolitiche e agli squilibri economici e finanziari”, spiegano i manager di Amundi, per cui “la sostenibilità dei rendimenti futuri sarà il fattore cruciale nel 2019”.

L’anno prossimo ci si concentrerà maggiormente sulla costruzione del portafoglio e sulla diversificazione per bilanciare il rischio, evitare i segmenti di mercato più affollati e affrontare le molteplici divergenze che potrebbero manifestarsi. La gestione della liquidità acquisirà importanza poiché ci stiamo avventurando in un territorio inesplorato con le banche centrali che stanno riducendo la liquidità per la prima volta dopo l’ultima crisi finanziaria. Il mercato non ha una direzione chiara e le oscillazioni saranno prevedibilmente frequenti”, continuano Blanqué e Mortier.

Secondo gli analisti della società, gli investitori per tutto il corso dall’anno, dovranno andare alla ricerca delle opportunità tattiche che emergeranno dall’evoluzione di tre temi principali.

Dall’accelerazione alla decelerazione dell’economia

La fase di accelerazione sincronizzata che ha caratterizzato il primo semestre del 2018 ha lasciato spazio a una moderata decelerazione dell’economia globale nel 2019 e nel 2020. […] Queste dinamiche dovrebbero portare a un salutare ridimensionamento delle attuali ottimistiche previsioni, impedendo un surriscaldamento dell’economia in una fase di piena occupazione. D’altro canto, l’Europa sta già risentendo (economicamente e in campo finanziario) della Brexit e della fragile politica fiscale in Italia, ed è vulnerabile di fronte ai rischi geopolitici a livello globale (per esempio all’aumento del prezzo del petrolio) e nei mercati emergenti [..] I fattori da monitorare saranno i motori dell’economia locale e la resistenza dei paesi nei confronti della decelerazione degli scambi commerciali globali, allo scopo di identificare le aree più sostenibili. Nel complesso, lo scenario economico mondiale sarà meno uniforme, con diverse velocità di crescita e aggiustamenti economici nel corso dell’anno.

Liquidità, verso la normalizzazione

Le banche centrali stanno ancora immettendo liquidità nel sistema, ma il 2019 sarà probabilmente il primo anno di acquisti di titoli negativi da parte delle banche centrali dei mercati sviluppati. Di conseguenza, dovremmo assistere a una restrizione delle condizioni finanziarie su scala globale, che metterà in difficoltà le economie e i settori più indebitati in uno scenario mondiale che è ancora caratterizzato da un livello del debito elevato. […] Nei mercati sviluppati, la Federal Reserve probabilmente concluderà il ciclo di rialzi nel 2019. La Banca centrale europea sarà invece solo all’inizio della stretta monetaria e la Banca del Giappone manterrà una politica sostanzialmente accomodante. Nei mercati emergenti, prevarranno politiche monetarie più restrittive a fronte di aspettative inflazionistiche in rialzo, con diversa intensità. Nel complesso, le incertezze sui futuri interventi delle banche centrali aumenteranno mano a mano che il ciclo si avvierà verso la sua fase più matura. Lo scenario di mercato sarà pertanto più vulnerabile ad eventuali errori politici.

Dal ‘rumore’ politico al predominio della politica

I fattori politici in genere venivano percepiti come un rischio oppure come un ‘rumore’ del mercato fino allo scorso anno. Oggi rappresentano un fattore cruciale in un contesto economico e di mercato più fragile.In Europa, le elezioni parlamentari di maggio 2019 saranno fondamentali per identificare le dinamiche politiche prevalenti e per comprendere il potenziale di integrazione e, in ultima analisi, di sopravvivenza dell’euro nel lungo periodo. Inoltre, le politiche protezionistiche del presidente degli Stati Uniti Trump resteranno sotto attento scrutinio: anche se nel breve termine gli Usa sono stati relativamente immuni agli effetti dei dazi doganali, le conseguenze di tali politiche diventeranno presto visibili, con un calo dei margini aziendali ed effetti non voluti sui prezzi nel medio termine. La flessione degli scambi commerciali è già in corso dopo decenni di apertura e il ritorno a un’economia più orientata al mercato domestico potrebbe essere l’evoluzione naturale del rischio di una guerra commerciale.

Ma quali sono le implicazioni di queste tematiche per gli investitori?

Secondo i cio di Amundi, “nel 2019 sarà fondamentale concentrarsi sulla generazione di Alpha, poiché ci aspettiamo un limitato movimento direzionale al rialzo dei mercati.Da ciò l’importanza di una gestione tattica dell’esposizione alle diverse aree geografiche e ai temi, nonché di un’attenta selezione dei titoli sulla base della sostenibilità dei rendimenti. Potrebbe anche essere opportuno adottare un approccio più difensivo più avanti nell’anno quando il ciclo si avvicinerà alla fase conclusiva”.

 

Redazione We Wealth
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