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Aim: i numeri del 2020 e le prospettive per il 2021

Aim: i numeri del 2020 e le prospettive per il 2021

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

18 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 7 min
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  • Stando ai dati dell’Osservatorio Aim Italia di Ir Top Consulting, da inizio anno al 18 dicembre 2020, le quotazioni sul listino sono state 18

  • Anna Lambiase (Ir Top Consulting): “ci attendiamo che l’integrazione Borsa Italiana – Euronext potrà generare sinergie positive per il mercato italiano”

  • Le opportunità e i criteri da tener presente quando si sceglie di investire sull’Aim secondo Paolo Verna (Envent Capital Markets)

Nonostante un netto calo nel numero di Ipo, il mercato Aim Italia ha retto alla pandemia. La fotografia del 2020, le previsioni per il 2021 e le opportunità per gli investitori

Il 2020 ha indubbiamente messo alla prova anche l’Aim, il segmento di Borsa italiana dedicato alle piccole e medie imprese. Dopo un anno da record in termini di Ipo, con 35 quotazioni nel 2019, il mercato non si è fermato, pur registrando un rallentamento. We Wealth ha intervistato Anna Lambiase, ceo di Ir Top Consulting e Paolo Verna, responsabile equity capital market e co-fondatore di Envent Capital Markets per fare un punto sull’andamento del mercato nell’anno della pandemia, tracciando le prospettive per il 2021 ed evidenziando le opportunità per gli investitori.

I numeri del 2020

Stando ai dati dell’Osservatorio AIM Italia di Ir Top Consulting, da inizio anno al 18 dicembre 2020, le quotazioni sul listino sono state 18, di cui 2 ammissioni e 16 Ipo, con una raccolta complessiva di 115 milioni di euro e una raccolta media per singola operazione che si è attestata a 7,2 milioni di euro.

Il flottante medio in quotazione è stato del 26%. Guardando alle regioni di provenienza delle società quotate, al primo posto ci sono Lombardia e Lazio rispettivamente con il 38% delle Ipo, seguite da Emilia Romagna (13%) e Veneto (6%). A livello settoriale, il 31% delle nuove aziende quotate sull’Aim appartiene al comparto tecnologico, seguito dai servizi (25%) e le energie rinnovabili (13%). L’utilizzo del capitale in quotazione ha riguardato principalmente a 3 linee di sviluppo: il rafforzamento delle attività di ricerca e sviluppo, l’espansione su mercati internazionali e l’incremento della capacità produttiva. Dalla data di quotazione di queste società, la performance media è stata del +33%.

Guardando al mercato nel suo complesso, un altro dato interessante riguarda lo stacco delle cedole. Ben il 19% delle società quotate sull’Aim (25 su un 134) ha infatti distribuito dividendi nel corso del 2020 (in particolare nell’ultima parte dell’anno), per un totale di 60 milioni di euro, con un payout ratio medio del 45% e un dividend yield del 2,6%. Inoltre, i dati aggiornati al 1° semestre 2020 mostrano come, sebbene nel complesso le aziende quotate sull’Aim abbiano registrato un calo medio dell’11% in termini di ricavi e del 22% in termini di ebitda, il comparto tecnologico si è mosso in controtendenza, mettendo a segno rispettivamente un +16% e un +26%.

Cosa attendersi dal 2021

“Abbiamo proposto al Mise la proroga del credito di imposta per l’anno prossimo che incide sul 50% su costi di consulenza sostenuti per la quotazione delle pmi e attendiamo l’approvazione della finanziaria che riteniamo possa essere un segnale di forte crescita per il mercato” spiega Anna Lambiase, ceo di Ir Top Consulting, in riferimento alla manovra approvata dalla legge di Bilancio 2018 in vigore fino al 31 dicembre 2020. “Stimiamo tra 20-30 ipo nel 2021”, prosegue Lambiase, precisando che è quindi auspicabile una “ripresa importante del mercato delle quotazioni” il prossimo anno. Inoltre, “ci attendiamo che l’integrazione Borsa Italiana – Euronext potrà generare sinergie positive per il mercato italiano per due ragioni. La prima riguarda il maggior numero investitori istituzionali e europei che potranno accedere al capitale delle pmi d’eccellenza italiane. La seconda si ricollega al contesto europeo molto più ampio, stimolante e attrattivo, che potrà portare le aziende italiane a sviluppare operazioni di m&a in un contesto più eterogeneo” conclude Lambiase.

Le opportunità per gli investitori

Nel contesto attuale, caratterizzato da un eccesso di liquidità e in cui gli investimenti “tradizionali” stanno soffrendo, a detta di Paolo Verna, responsabile equity capital market e co-fondatore di Envent Capital Markets, un investimento alternativo come “il prodotto Aim” può rappresentare un’opportunità “estremamente interessante” per gli investitori, soprattutto quelli istituzionali, sia in termini di rendimenti che per l’implicita valenza esg, alla luce delle importanti ricadute industriali e occupazionali che questi investimenti hanno sul territorio italiano.

“Oggi le aziende hanno crescentemente bisogno di risorse, specialmente in Italia, che presenta un sistema industriale strutturalmente depatrimonializzato (alto rapporto debito/patrimonio, ndr). Se dal 2014 era iniziata un’inversione di tendenza in questo rapporto, con lo scoppio della pandemia, il livello del debito è riesploso nuovamente. Nei prossimi 12-24 mesi le imprese che continueranno ad avere bisogno di risorse, non potendo più raccogliere debito dovranno quindi necessariamente andare o verso il debito non tradizionale (come obbligazioni e convertibili) o verso l’equity, generando in questo modo ottime opportunità di investimento. Gli investitori infatti avranno la possibilità di poter valutare molte più aziende probabilmente a prezzi di Ipo più interessanti vista l’incertezza del contesto economico e la necessità di funding delle aziende stesse. Questo, unito alla spinta del sistema Italia che si sta muovendo e si muoverà per canalizzare risorse verso il sistema industriale e il mercato dei capitali, come vantaggi fiscali per chi investe in questa direzione, porterà a grandi opportunità per gli investitori in termini di valorizzazione”.

Ma quali sono i criteri da tener presente quando si sceglie di investire in queste aziende? Secondo Verna, prima di addentrarsi in un investimento di tale “complessità”, è necessario guardare innanzitutto ai fondamentali dell’azienda, alla competitività e le prospettive di crescita (scalabilità), e, non ultimo, al prezzo a cui viene proposta l’operazione, tenendo anche conto (soprattutto nel caso dell’investitore istituzionale) delle ricadute sociali del modello di business di queste realtà.

Virginia Bizzarri
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