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AI, i nomi e i settori su cui puntare secondo gli esperti

19 Settembre 2018 · Teresa Scarale · 5 min

  • Pepite, ma non per tutti. Se è vero che l’AI rappresenta la corsa all’oro dei nostri giorni, non bisogna dimenticare le analogie con la sua progenitrice

  • Quali sono i sei settori in cui sarà maggiormente probabile realizzare profitti per gli investitori

  • Davide e Golia. E se invece della fionda…?

Best Practice AI individua chi secondo loro è oggi meritevole di ricevere investimenti, in quanto sarà in grado di catturare l’enorme valore generato dallo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. E non è detto che Davide vinca Golia, anche se…

AI love you?

Secondo Simon Greenman di Best Practice AI, le imprese che realizzeranno utili grazie allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale sono da ricercare fra:

  1. i costruttori di microchip;
  2. i fornitori di piattaforme cloud e infrastrutture;
  3. i disegnatori di modelli e algoritmi;
  4. i creatori di soluzioni per le aziende;
  5. i creatori di soluzioni verticali per l’industria;
  6. gli utilizzatori corporate dell’AI.

I costruttori di microchip

Il mercato dei chip ha fronteggiato un calo esponenziale dei prezzi. Ma. C’è un “ma”. La relativa domanda è cresciuta ancora più velocemente. Solo per fare un esempio, Greenman cita NDVIA, il cui prezzo delle azioni è salito del 1500% negli ultimi 2 anni. Le celebri schede grafiche (gpu) si sono rivelate particolarmente adeguate per l’apprendimento automatico, il machine learning. Molto agguerrite sul tema sono anche Google (Tensor Processing Units, TPUs), Microsoft (chip per l’apprendimento automatico Brainwave) e startup come Graphcore. E realtà come Ibm, Intel, Qualcomm and AMD non stanno a guardare. Si vocifera inoltre che Facebook stia costruendo il suo chip AI. Sul fronte Cina si stanno muovendo invece società come Cambricon Technology.

Quello che si evince dalle forze schierate è che il costo di ideare e produrre i chip di ultima generazione è molto elevato, e che lo spazio per i vincitori sarà angusto. Vincerà chi saprà offrire chip al minor costo.

I fornitori di piattaforme cloud

L’AI richiese un’ingente capacità computazionale. Per questo motivo le imprese utilizzatrici (startup soprattutto) si stanno rivolgendo sempre più al cloud per il noleggio di Infrastructure as a Service (IaaS) e Platform as a Service (PaaS).

Anche in questo caso la lotta è fra i titani. Microsoft offre il servizio ibrido Azure cloud e ha annunciato che potenzierà di dieci volte l’apprendimento automatico di Bing. Google affila i denti con GoogleCloud e lo stesso sta facendo Alibaba.

Chi possiede i migliori algoritmi di funzionamento? Dalle parti di Google…

Con la sua capacità di attirare le menti migliori del pianeta e la sua capacità di spesa in R&D pari al Pil di piccoli paesi, Google è attualmente la sovrana mondiale dell’AI. La sua forza naturalmente deriva anche dai miliardi di dati di cui può giovarsi.

L’Intelligenza Artificiale di Google non solo sostiene il motore di ricerca di Google stessa, ma anche i suoi veicoli senza pilota, il riconoscimento dei discorsi parlati, il ragionamento “intelligente”, e addirittura la sua ricerca in ambito medico. TensorFlow, lo straordinario software che sta alla base dell’apprendimento automatico di Google è open source. Ossia gratuito. Jeff Dean, il capo di Google Brain, sostiene che al momento ci sono 20 milioni di enti al mondo potenzialmente beneficiari di TensorFlow. Oggi possono farlo gratis. E domani… Avranno bisogno della capacità computazionale di Google Cloud, che ovviamente è ottimizzato per TensorFlow.

Investire negli algoritmi cognitivi

Possibilità di investimento sono da ravvisare anche nei produttori di algoritmi cognitivi basati sui processi del linguaggio naturale (Nlp) e la semantica, la visione (nel senso di ottica). Clarifai è una startup attiva nel campo del riconoscimento visivo artificiale.

Si stima che il mercato del riconoscimento visivo raccoglierà 8 miliardi di euro di ricavi entro il 2025. Altri nomi da monitorare sono Ibm (Watson cognitive products and services, una ventina di interfacce applicative (Api) per chatbot, ottica, discorsi parlati, lingua, gestione della conoscenza e dell’empatia), KDnuggets. Pure in questo caso i giganti potrebbero avere vita (più) facile, magari acquisendo le startup più promettenti, anche attraverso il cosiddetto “acquihiring”, la pratica che permette di acquisire le società solo per il loro talento, senza guardare ai conti (es. DeepMind, presa da Google).

Le migliori soluzioni enterprise

I nomi più noti sono quelli di Salesforce, Ibm, Oracle and Sap. Ma vi sono anche DarkTrace, dominante nella cyber sicurezza e UiPath, Digital Genius (customer management) e Unbable (servizi di traduzione). Ma anche la californiana ZestFinance per il “credito trasparente” e Affirm per il prestiti al consumo.

Quali imprese saranno in grado di catturare il valore dell’AI

La lotta è fra le grandi multinazionali e le piccole, intraprendenti geniali giovani società. E non è detto che il risultato sia scontato. Il carburante per l’AI è sempre quello dei benedetti/maledetti dati.

Le compagnie assicurative, ad esempio, hanno a disposizione lunghe serie di dati storici. Le società di servizi finanziari sanno tutto sul comportamento d’acquisto dei loro clienti… Per non parlare dei motori di ricerca.

La verità è che nel “posizionamento buono” ci sono sia le grandi che le piccole aziende. Come nella vecchia corsa all’oro, non si sa chi catturerà le pepite più grosse, a prescindere dall’attrezzatura a disposizione. Questa almeno è l’opinione di Greenman.

Stando ai dati della società di consulenza Gartner, il valore dell’industria raggiungerà i tremila miliardi e 900 milioni di dollari entro il 2022 (già il 2018 sta registrando un incremento del 70% rispetto al 2017).

La lotta fra gli stati sovrani

La battaglia fra Usa e Cina ferve. Il Dragone sta investendo massicciamente, senza aver fatto mistero di voler diventare la numero uno al mondo. La sua regolamentazione più “larga” in materia di protezione dei dati personali la rende il numero uno nel settore del riconoscimento facciale. SenseTime Group Ltd, con la sua raccolta di 600 milioni di dollari è diventata la maggior startup / unicorno dell’AI al mondo. Il mercato cinese della telefonia mobile è 3 volte quello degli Usa e i pagamenti in mobilità sono 50 volte quelli degli Usa.

E l’Europa? Conscia di perdere terreno rispetto a Usa e Cina, vuole investire 22 miliardi in AI (Commissione Europea). Con paesi come l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna sempre più agguerriti.

 

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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