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L’addio di Marchionne, analisti divisi sul futuro di Fca

L’addio di Marchionne, analisti divisi sul futuro di Fca

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Livia Caivano
Livia Caivano

23 Luglio 2018
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  • Il titolo Fiat Chryslet ha perso oltre 4 punti percentuali nella giornata di oggi

  • Peggio ancora Ferrari che arriva a -5%

  • La prova del fuoco per il nuovo Ceo Mike Manley sarà mercoledì prossimo, con la presentazione della semestrale del gruppo

Com’era prevedibile, le Borse non hanno reagito bene alla notizia del peggioramento delle condizioni di salute di Sergio Marchionne. Né a quella del subentrare in qualità di Ceo di Fiat Chrysler Automobiles di Mike Manley, già presidente di Jeep

Piazza Affari ha aperto questa mattina con -5% teorico per Ferrari, che non è riuscita a fare prezzo in apertura. Fca subisce meno e perde subito il 4,3%, e così la controllante Exor che apre a -4%. Nel corso della giornata si aggiusta il tiro ma in generale le Borse europee hanno aperto tutte in territorio negativo.

Il debutto del nuovo ad è previsto per mercoledì, dopo l’approvazione dei conti semestrali, con una call conference con gli analisti. Nel frattempo i commenti di istituzionali e analisti si rincorrono.

Il futuro di Fca nel dopo Marchionne

La scelta di Manley come nuovo amministratore delegato è ragionevole, secondo Equita Sim, “trattandosi del responsabile del brand Jeep dal 2009 e Ram dal 2015 (che insiemestimiamo generino più del 60% del fatturato e oltre l’80% dell`Ebit di gruppo), la cui crescita è indispensabile per centrare l`ambizioso business planpresentato di recente”. Secondo Ubs, poi, l’incarico a Manley dimostra “l’impegno della dirigenza nel portare avanti il piano industriale. Certo, il mercato rimane in attesa di capire se davvero il nuovo amministratore delegato sarà in grado di prendere il posto di Marchionne”.

Alla luce dei successi degli ultimi 14 anni, l`uscita di Marchionne secondo Equita “è indubbiamente una grave perdita. Riteniamo che ciò possa pesare soprattutto su Fca, allontanando il potenziale upside da M&A”. Le qualità di negoziatore dell’ex Ceo erano note e sono in molti adesso a temere che il gruppo possa rimanere penalizzato da questa perdita. Anche da un punto di vista politico, in un momento storico per l’industria dell’auto in cui il protezionismo più che mai va discusso più nei parlamenti che nelle piazze di affari.

Di diverso avviso gli analisti di Ubs che non temono grosse sorprese. “Non ci aspettiamo una reazione troppo negativa dei mercati: con la nomina di Manley si è data pronta risposta all’incertezza e il lavoro del nuovo ad come numero uno di Jeep ha posto solide basi per il futuro visto che proprio Jeep è al centro del piano industriale al 2022”.

Le garanzie di continuità di Elkann

“Le transizioni che abbiamo appena annunciato, anche se dal punto di vista personale non saranno prive di dolore, ci permettono di garantire alle nostre aziende la massima continuità possibile e preservarne la cultura”, così il presidente e ad di Exor John Elkann nella nota inviata ai dipendenti sabato mattina. La continuità dell’amministrazione sembra in effetti garantita: è lo stesso Marchionne nel 2009 a scegliere personalmente Mike Manley. Ma sono in molti a ricordare che il numero uno del gruppo non fosse propenso a delegare. A Balocco per la presentazione del piano quinquennale, lo scorso giugno, Marchionne diceva che la nuova generazione dei dirigenti Fca punta sulla cultura, così da essere pronta a fronteggiare le avversità operando senza spartito.

Ora che tutto sembra cambiare gli interrogativi sono molti: Riuscirà il gruppo a proseguire nel processo di trasformazione verso l’auto elettrica? Sarà abbastanza forte da competere con le altre realtà del mercato?

Il primo obiettivo di Mike Manley sarà sicuramente quello di eseguire il piano industriale che punta a raddoppiare i profitti. Seconodo Max Warburton, analista di Bernstein, questo cambiamento ha un rischio al ribasso modesto fino al 2019 ma potrebbe preoccupare sul lungo termine. “Il mercato sapeva che Marchionne si sarebbe dimesso da amministratore delegato nel 2019 ma molti pensavano o speravano che sarebbe rimasto come consigliere, pronto a dare indicazioni all’occorrenza. “Non c’è un manuale d’istruzioni da seguire in casi come questo”, ha concluso.

Si chiude un’era: Fiat Chrysler riparte da qui.

Livia Caivano
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