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Abi – Cerved: sofferenze bancarie in diminuzione

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Redazione We Wealth
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30 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Nel 2019 c’è stata la diminuzione delle sofferenza bancari del 39%, rispetto all’anno precedente

  • La diminuzione è dunque stata di 21 miliardi di euro rispetto a marzo del 2018

Secondo l’ultimo report pubblicato dal’Abi e da Cerved le sofferenze bancarie continua a diminuire. Nel 2018 ma anche nel primo trimestre del 2019 questo trend è stato confermato

Le sofferenza bancarie continuano a scendere. Nel 2018, secondo l’outlook Abi-Cerved sulle sofferenze delle imprese,  e nel primo trimestre 2019 è proseguita la riduzione dello stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane (-39%, in termini netti, nell’ultimo anno), con una diminuzione di circa 21 miliardi rispetto a marzo del 2018. Il calo è stato generato non solo da operazioni di dismissione degli Npl, ma anche da minori flussi di nuovi crediti in sofferenza. Un trend destinato a stabilizzarsi sugli attuali valori  a causa del rallentamento dell’economia italiana.

I miglioramenti più significativi hanno riguardato le imprese, che sono però anche all’origine della maggior parte dei crediti in sofferenza: il tasso di deterioramento per le società non finanziarie (cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati) è sceso infatti al 2,4% dal 2,6% del marzo 2018. Questo è dovuto a fattori congiunturali legati, all’ultima fase del ciclo di ripresa economica, ma anche a una più attenta selezione del credito.

Nel 2018 è, inoltre da segnalare il proseguito il calo dei tassi di ingresso in sofferenza: dal 2,8% del 2017 al 2,5%, raggiungendo i valori del 2009.

Secondo le previsioni elaborate dai modelli Abi-Cerved, l’incidenza dei flussi di nuove sofferenze sul totale dei prestiti in bonis delle società non finanziarie tornerà a crescere nel 2019 e nel 2020, per poi ridursi ancora (al 2,4%) nel 2021. Secondo le attese, al termine del periodo di previsione, risulteranno più vicine alle percentuali del 2008 le imprese industriali (2,0% contro 1,8% nel 2008) e quelle del nord-est (1,8% contro 1,4%). La distanza con il 2008 continuerà ad essere invece significativa per le microimprese (2,6% contro 1,8%), per il settore delle costruzioni (3,2% contro 1,8%) e nel Sud e Isole (3,3% contro 2,2%).

Per quanto riguarda gli andamenti settoriali, l’industria sembra convergere verso i tassi pre-crisi, proseguendo una discesa cominciata già nel 2014. A fine 2018, il tasso di ingresso in sofferenza nell’industria si è attestato all’1,9% (era il 2,2%), vicino ai livelli del 2008 (1,8%) in particolare per le piccole e medie imprese, che li hanno addirittura superati (1,4% e 1% contro 1,5% e 1,2%).

Altro aspetto analizzato sono gli andamenti territoriali. Nel 2018 la situazione migliora in tutto il Paese, ad eccezione del nord-ovest dove i valori si mantengono stabili o in lieve aumento (2,1%). Le riduzioni più accentuate, delle nuove sofferenze, si registrano nel centro e nel sud (dal 4% al 3,5% nel mezzogiorno e dal 3,6% al 3,1% nel centro Italia), tuttavia ancora lontane dai livelli pre-crisi (2,2% e 1,8%) nonostante il forte calo anche nel 2017. Positivo invece il nord-est, che passa dall’1,9% all’1,7%.

Previsioni 2021 Italia 

Secondo lo studio per il prossimo biennio si avrà una decelerazione dell’economia italiana, associata a una dinamica modesta di consumi pubblici, consumi privati e investimenti e alla tenuta dell’export, affiancata dall’aumento delle importazioni. L’inflazione è prevista solo in leggera ripresa nel 2020-21, con i tassi di interesse che riprenderanno a crescere solo in seguito.

Sulla base di questo scenario, si prevede che i tassi di ingresso in sofferenza si manterranno fermi al 2,5% nel 2019 per poi crescere lievemente nel 2020 (2,6%) e migliorare nuovamente nel 2021 (2,4%), senza ridurre il gap dai livelli pre-crisi (1,7%). Si rivedono quindi leggermente le previsioni formulate lo scorso novembre per il 2019 e il 2020 (2,3% nel 2019 e 2,1% nel 2020).

Redazione We Wealth
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