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Il 70% delle famiglie italiane vede la povertà in arrivo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 62,8% dei nuclei familiari intervistati dichiara che l’impatto del covid sul proprio reddito è stato pesante, se non drammatico

  • Il 54,4% delle famiglie dichiara infatti di aver dato fondo alle proprie risorse messe da parte; percentuale che raggiunge il 70% fra i lavoratori autonomi e i residenti nelle grandi città

  • La percentuale dei pessimisti sale nelle metropoli fino al 60%, superando in generale il 50% tra le fasce più a rischio – imprenditori, coppie con figli piccoli

  • Quasi il 70% degli italiani si attende per il 2021 un peggioramento della situazione economica generale, mentre il 40% teme per la propria condizione lavorativa

Una ricerca condotta fra il 15 e il 20 ottobre rileva il crollo del sentiment delle famiglie italiane, che vedono profilarsi all’orizzonte la povertà. L’impatto della crisi pandemica sul reddito è stato pesante per il 62,8% dei nuclei intervistati. E intano il Vix, l’indice della paura, continua a salire

Con lo scavallamento della metà di ottobre 2020 il sentimento delle famiglie italiane nei confronti della situazione economica è crollato. Il Vix intanto, l’indice che in Borsa segnala la paura degli investitori, continua a salire. Nell’eurozona il Vix delle famiglie (inteso come andamento del tasso di risparmio) è saltato dal 12,5% di inizio anno al 24,6% di adesso. In Italia, siamo ancora sotto la media europea, ma l’andamento è chiaro.

A gennaio era al 7,9%, a marzo al 13,3% e a giugno al 18,6%. Il “Termometro Italia” di Team Innovation racconta però una storia diversa, o meglio, sotto un altro punto di vista. Le 500 famiglie-campione della ricerca (rappresentative delle 26 milioni di quelle italiane) dichiarano di aver fortemente intaccato i propri risparmi, e di aspettarsi che la situazione peggiori. La fotografia è impietosa.

Il 62,8% dei nuclei familiari intervistati dichiara che l’impatto del covid sul proprio reddito è stato pesante, se non drammatico (oltre il 17%. Solo un mese addietro era il 12,4%). La primaria conseguenza della sfiducia serpeggiante fra gli intervistati è l’intaccamento dei risparmi (aspetto questo che fa da contraltare alla raccolta del mese di settembre). Il 54,4% delle famiglie dichiara infatti di aver dato fondo alle proprie risorse messe da parte; percentuale che raggiunge il 70% fra i lavoratori autonomi e i residenti nelle grandi città.

Alla preoccupazione economica, si aggiunge quella sanitaria. Il 70,6% è sempre più preoccupato di non poter ricevere cure adeguate in caso di malattia. Il 61,7% invece, di non poter mantenere il proprio reddito e i risparmi (59,8%) intesi anche come assicurazione sul futuro dei propri figli.

Se a settembre era solo il 14% dei capifamiglia a essere convinto di dover fare rinunce importanti in ambiti fondamentali come la salute e l’istruzione nei prossimi mesi, dopo la metà di ottobre la quota è salita al 20%.

Il pessimismo in generale attanaglia il 45% dei nuclei familiari; un mese prima era il 30,2%. Non dappertutto però il sentimento è lo stesso: la percentuale dei pessimisti sale nelle metropoli fino al 60%, superando in generale il 50% tra le fasce più a rischio – imprenditori, coppie con figli piccoli e chi guadagna meno di 20.000 euro netti l’anno. Gli ottimisti sono crollati al 10,8% dal 34,7% di settembre.

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Il timore per le prospettive economiche future si sta allungando sull’orizzonte temporale. Quasi il 70% degli italiani si attende per il 2021 un peggioramento della situazione economica generale, mentre il 40% teme per la propria condizione lavorativa. Il 33% è preoccupato per il bilancio familiare. Tutti gli indicatori sono leggermente in crescita. La sfiducia nel futuro aumenta fra chi ha più di 65 anni (89%), è separato (86%) e vive nelle città piccole (80%).

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La situazione è percepita aggravata per l’80,3% di chi guadagna poco e magari è anche un lavoratore autonomo con bambini piccoli e risiede nelle grandi città. I lavoratori autonomi sono quelli che hanno sofferto di più durante il lockdown. Dopo la difficoltosa ripresa estiva, soffrono ancora di più le nuove limitazioni. Solo il 35,6% si affida alla speranza di un miglioramento della propria attività economica entro fine anno. Il 22,7% si aspetta una riduzione fortissima del fatturato, di oltre il 50% a fine anno. Si tratta del doppio rispetto a chi lo temeva a settembre (11,3%). Quasi il 55% pensa però di poter riuscire a mantenere le entrate stabili o di contenere le perdite entro il 20%.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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