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Nel 2050 in Italia più pensionati che lavoratori

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Redazione We Wealth
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30 Agosto 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il Pil dell’area Ocse rallenta nel secondo trimestre allo 0,5% rispetto allo 0,6% registrato nei primi tre mesi del 2019

  • Secondo un report la situazione è aggravata dal fatto nel prossimo ventennio crescerà la percentuale di over 50 non attivi sul mercato del lavoro

Lo dice l’Ocse: tra trent’anni in Italia i pensionati saranno più dei lavoratori. La percentuale di ultra 50enni inattivi o pensionati per il 2050 potrebbe aumentare di circa il 40%

Secondo uno studio Ocse per il 2050 ci saranno più pensionati che lavoratori. E questo è un problema. “Il fatto che le persone vivano più a lungo e in una salute migliore è un risultato da celebrare”, ha affermato Stefano Scarpetta, direttore dell’Ocse per l’Occupazione, il lavoro e gli affari sociali, al lancio del rapporto a Tokyo. “Ma un rapido invecchiamento della popolazione richiederà un’azione politica concertata per promuovere l’invecchiamento attivo in modo da compensare le sue conseguenze potenzialmente gravi per gli standard di vita e le finanze pubbliche“.

La relazione sottolinea che sono stati compiuti molti progressi per incoraggiare i lavoratori più anziani a continuare a lavorare fino all’età di 65 anni e oltre in alcuni Paesi dell’Ocse. Tuttavia, praticamente in tutti i Paesi, l’età effettiva in cui i più anziani escono dal mercato del lavoro è ancora più bassa rispetto a 30 anni fa – nonostante il prolungamento dell’aspettativa di vita. Questo è spiegabile dalla combinazione di scarsi incentivi a continuare a lavorare anche in età avanzata, riluttanza dei datori ad assumere e trattenere lavoratori più maturi e investimenti insufficienti a sostenere l’occupazione per tutta la vita lavorativa.

Ulteriori misure, prosegue l’Ocse, sono necessarie in molti Paesi per garantire che il lavoro in età avanzata sia incoraggiato e non penalizzato. Le norme sull’occupazione e le retribuzioni per anzianità vanno riviste in modo da aumentare la domanda di lavoro per i lavoratori più anziani e scoraggiare l’uso di forme precarie di occupazione dopo una certa età.

Un focus poi agli investimenti per valorizzare le competenze dei lavoratori più anziani, afferma l’Ocse. In molti non possiedo le skill digitali richieste dal mercato, specie in confronto con i loro figli e partecipano molto meno alla formazione professionale rispetto ai lavoratori più giovani. “Un fattore chiave che impedisce ai lavoratori più anziani di colmare il divario di competenze con i dipendenti più giovani sta nel fatto che i datori di lavoro di solito non vedono i vantaggi di investire nella formazione dei loro dipendenti più anziani – ha chiarito Scarpetta – Fornire buone opportunità ai lavoratori per migliorare le proprie competenze e apprenderne di nuove durante le loro carriere lavorative è un requisito fondamentale per favorire una vita lavorativa più lunga in lavori di buona qualità”.

In linea con la raccomandazione del Consiglio sull’invecchiamento e l’occupazione nel 2015, l’Ocse raccomanda ai governi di intraprendere ulteriori azioni per premiare il lavoro in età avanzata, incoraggiare i datori di lavoro a trattenere e assumere lavoratori più anziani e promuovere l’occupabilità dei lavoratori durante la loro vita lavorativa.

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