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2021: ci vorranno (ancora) i fondi dei governi nazionali

2021: ci vorranno (ancora) i fondi dei governi nazionali

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

15 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Oggi la situazione rispetto ai primi mesi della pandemia va meglio, ma la seconda ondata ha portato a nuove restrizioni e ad un’inflazione in crescita in Europa

  • Secondo Daniel Morris, Chief Market strategist Bnp Am, l’Ue e il Regno Unito alla fine raggiungeranno un accordo

La contrazione economica non si concluderà con il 2020 ma andrà avanti anche all’inizio dell’anno nuovo. Le risorse del Recovery fund arriveranno non prima di marzo, aprile, e dunque i vari governi nazionali dovranno prospettare nuovi aiuti alle imprese e a singoli

Ci sarà ancora bisogno degli aiuti economici derivanti dai governi nazionali, soprattutto nei primi mesi del 2021. La contrazione economica non si concluderà con il 2020 ma andrà avanti anche all’inizio dell’anno nuovo.

Le risorse del Recovery fund non arriveranno prima di marzo, aprile, e dunque i vari governi nazionali dovranno prospettare nuovi aiuti alle imprese e a singoli. “È più facile per paesi come la Germania perché non c’è tanto debito. Ma per Italia e Grecia non sarà semplice. E dunque ci dovrà essere un sostegno da parte dell’Ue” dichiara Daniel Morris, Chief Market strategist Bnp Am.

Oggi la situazione rispetto ai primi mesi della pandemia va meglio, ma la seconda ondata ha portato a nuove restrizioni e ad un’inflazione in crescita in Europa. “Non sarà un periodo festivo senza restrizioni come pensavamo alcuni mesi fa” ricorda Morris. Ci saranno ancora dei mesi difficili ma poi la situazione dovrà migliorare. Negli Usa – spiega Bnp- non c’è questo problema dell’inflazione perché non si sono prese contromisure forti come in Europa. E di conseguenza laddove ci sarà più inflazione legate ad una maggiore restrizione e più l’impatto sarà negativo. “È importante riconosce che questa negatività sulle imprese e le persone porta ad un maggiore sostegno da parte di governi” spiega Morris.

Questa pandemia sanitaria e poi finanziaria ha portato nei mesi a fare dei paragoni con quanto accaduto con il 2008. La situazione attuale per certi versi è molto più drammatica. Si sono infatti registrati cali del Pil tra l’8 e il 10% in un trimestre, rispetto al 2-3% del 2008. Dall’altra parte però il governo è entrato in azione, come in passato non aveva mai fatto, per sostenere le imprese e le persone. Si sono visti miliardi spesi per queste azioni. Questo ha ovviamente portato ad un aumento del debito, ma non dei rendimenti. E il motivo è perché le vari banche centrali hanno acquisto questo debito in modo da mitigare la situazione. “Questo modo di operare non può però continuare per sempre. Per la pandemia abbiamo reagito in maniera diversa. Quello che succederà in futuro non è chiaro” dichiara Morris.

Europa

Che prospettive per il vecchio continente? Uno dei temi più caldi è la Brexit. Secondo Morris l’Ue e il Regno Unito alla fine raggiungeranno un accordo. “Probabilmente fino alla fine si discuterà ma si arriverà ad un deal”, dichiara Morris. Questo è supportato anche dal valore di “stearling” che non è calato tanto. E questo a significare che si crede che hard Brexit non è in vista.

Asia

Se poi ci si focalizza sull’Asia si nota come Giappone e Corea stanno andando in contro a nuove restrizioni a causa della seconda ondata. Per gli emergenti, Morris, spiega invece come la situazione sta andando molto meglio per diverse ragioni:

  • Biden: relazioni Usa e emergenti miglioreranno rispetto a prima
  • Dollaro continuerà a calare e questo aiuterà gli emergenti

La Cina ha invece superato brillantemente la pandemia. Ha recuperato il calo del Pil registrato a inizio anno.  E questo avverrà nel 2021 negli Usa e nel 2022 in Ue.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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