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2020: Londra, il cavallo di Troia cinese per l’Europa

2020: Londra, il cavallo di Troia cinese per l’Europa

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

17 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Russia e Turchia diventano protagoniste nell’aerea del Mediterraneo

  • Il prezzo del petrolio è in aumento

  • Il 2020 dovrà affrontare e risolvere le rivolte delle piazze di mezzo mondo

Questa è solo una delle possibili conseguenze della Brexit, ma nel 2020 bisognerà tenere d’occhio anche le elezioni Usa, le tensioni in Iran, il conflitto in Libia. Analizziamo esiti e conseguenze per l’Europa e l’economia di cosa accadrà insieme a Testoni (IE Business School)

Per Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore generale dell’Ispi, “il 2020 porterà un ordine mondiale disordinato e incerto che assume spesso le sembianze di un tweet (di Trump). Questo perché la potenza (gli Usa) che ha plasmato questo ordine negli ultimi decenni non è più intenzionata o non ha interesse a mantenerlo e perché ci sono altre potenze che si affacciano sullo scenario internazionale che non necessariamente portano ordine, come la Russia, la Cina, la Turchia”.

Nel corso del nuovo anno molte delle crisi emerse durante il 2019 dovranno essere affrontate così come le rivolte delle piazze di mezzo mondo dovranno essere prese sul serio dai governi. In finanza c’è un vecchio detto che dice: “Buy the rumors, sell the news”. Dopo un 2019 molto positivo per la Borsa Italiana, che ha visto un guadagno del 28,85%, oltre a essere stata una delle migliori Borse a livello mondiale in termini di rendimenti, quali sono le notizie da tenere d’occhio per l’anno appena cominciato? Lo abbiamo chiesto a Michele Testoni, professore di Relazioni internazionali presso l’IE Business School.

In Europa dovrebbe partire la Brexit. Quali gli esiti e le conseguenze per l’economia?

Si passa finalmente dalle parole ai fatti, anche se le conseguenze a livello amministrativo, economico e legale non sono ancora chiare. Ci siamo tormentati per oltre due anni e mezzo sul quesito ‘Brexit sì’ o ‘Brexit no’, ora che sappiamo che ci sarà, da un lato la sfida per i governanti inglesi è dimostrare che questa uscita dall’Unione europa porti buone notizie; dall’altro, per l’Europa, sarà invece la capacità di contenere i danni ma, soprattutto, dimostrare che uscire non giova a nessun paese e che la Ue è forte. In questo scenario è difficile che i tempi che Johnson ha promesso siano rispettati, i negoziati commerciali richiedono trattative molto lunghe. A partire da febbraio, quando la Brexit sarà ufficiale, una mia ulteriore preoccupazione è che il governo Johnson, dipendendo dalla necessità di vendere la Brexit come una cosa efficace, rischierà di trasformare Londra ancora di più nel cavallo di Troia cinese per l’Europa. Gli inglesi avranno bisogno di fondi, e con la ‘special relationship’ con gli Stati Uniti che rimane ambigua, il 5G e il fatto che si stacchino completamente dall’Unione europea invoglierà ancora di più capitali cinesi, ma anche russi, ad arrivare in modo massivo nel Regno Unito. Ad esempio c‘è stato già lo scandalo dei finanziamenti russi al partito conservatore. Potrei sbagliarmi, ma per l’Europa l’aumento sempre maggiore di questi capitali ‘orientali’ non è una buona notizia, soprattutto nel medio-lungo periodo. Ricordiamoci che la Cina è una potenza autoritaria di 1,3 miliardi di persone, ossia di quasi 3 volte più grande dell’Europa in termini demografici.

Il prezzo del petrolio è in risalita. Quali sono i fattori geopolitici che influenzano questo aumento?

L’escalation Usa-Iran è il fattore determinate. Abbiamo un Iran sanzionato che non può vendere petrolio a buona parte del mondo, una Libia con la difficile situazione che tutti conosciamo, e poi abbiamo lo stretto di Hormuz – dove passa il 40% del petrolio – che oltre a essere affollato da petroliere è pieno anche di navi militari. A quelle americane, francesi, danesi, olandesi presenti già da mesi si sono aggiunte quelle indiane e giapponesi e recentemente è arrivata la parata di Cina, Iran e Russia. È un fatto senza precedenti che il dominio americano venga sfidato così apertamente.

C’è poi la Libia. Russia e Turchia diventano protagoniste nell’aerea del Mediterraneo.

Per anni si è discusso sul ping pong sulla Libia di Francia ed Italia e delle divisioni di queste due potenze europee, in realtà le carte oggi in Libia vengono date da due altri Paesi, che sono appunto la Russia che sostiene Haftar e la Turchia che ha annunciato il suo sostegno a Al-Serraji. Non è solo una questione di egemonia politica sulla regione. La Turchia con questa operazione mette un occhio sul ridisegno dei giacimenti e sulle loro pertinenze del Mediterraneo meridionale che interessano Grecia, Cipro, Egitto, Israele. Questo accordo rimette in gioco la Turchia anche su quei giacimenti. La situazione della Libia è, inoltre, per l’Italia motivo di continua frustrazione. Si susseguono i governi e i ministri, ma continuiamo ad annaspare. Eppure, a mò di consolazione, non esiste un dominus della situazione libica, nessuno è in grado per il momento di cambiare questo fragile equilibrio. Gli Usa sono i più coerenti, Trump è totalmente disinteressato. Summit e negoziati continuano in maniera estenuante nel tentativo di trovare una soluzione. È una situazione che, per certi versi, ricorda quella dell’Ucraina o peggio della Siria, dove c’è uno status quo ufficioso ma non ufficiale. Nei fatti ci sono due Libie, con di mezzo gli interessi e il ruolo delle compagnie petrolifere con forti ripercussioni sul prezzo del petrolio. Vediamo cosa succederà.

Nel 2020 ci saranno le elezioni americane, quale sarà il cammino di Trump verso questa data e quali le conseguenze per l’economia e i rapporti con l’Europa?

Il 2020 sarà l’anno di Trump, i primi mesi saranno dominati dall’impeachment e poi ci sarà il voto, che sarà un referendum sulla sua persona. Da un lato, gode di indici di popolarità così bassi che la sua rielezione sarebbe un grande successo. Dall’altro, l’economia americana è robusta e la disoccupazione bassa, e la sua non-riconferma sarebbe, ugualmente, una notizia. Dal lato democratico, i candidati sono ancora molti e relativamente deboli. Ma che potrebbe succedere con la vittoria di un candidato ‘socialista’? Porterebbe più di una nube sui mercati finanziari. Altro aspetto da tenere in conto sullo scenario globale è la quello della guerra commerciale tra Usa/Cina. Ora si è trovato un accordo, ma la mia impressione è che si tratti di una tregua temporanea, benchè necessaria, e non di una pace duratura. Il conflitto Usa/Cina sarà la costante del prossimo decennio.

Last but not least c’è anche l’Iran.

L’Iran non preoccupa tanto per le tensioni con gli Usa, che in tutti questi anni ha conosciuto alti e bassi, quanto piuttosto per la sua situazione interna. Si tratta di un paese demograficamente giovane, con un situazione economica terrificante e dove la guida suprema Alí Khamenei ha 80 anni, con tutti i problemi di salute del caso. Non è ancora stato nominato un successore, ma c’è chi addirittura paventa che alla sua morte gli ayatollah stiano considerando l’opzione di tornare nelle moschee e abbandonare la politica avviando così un processo di regime change. Cosa succederà alla sua morte? Molto dipenderà dagli interessi del possente apparato militare.

Maddalena Liccione
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