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2020, contesto più favorevole per le attività a rischio

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

17 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Se si guarda all’incertezza geopolitica, i tre fattori da considerare sono: i dazi, la Brexit e la situazione dell’Italia degli ultimi 2-3 anni

  • In Italia i fondamentali di credito dell’economia sono solidi, ma l’incertezza politica resta molto alta e non favorisce gli investimenti e la fiducia del settore corporate

BlackRock prevede nel 2020 una modesta ripresa nel settore manifatturiero globale, con una domanda per consumi che rimane solida. Sui mercati azionari la società preferisce il Giappone e i paesi emergenti, mentre nell’obbligazionario i bond a spread e gli high yield

“Nel 2020 vediamo una modesta ripresa nel settore manifatturiero globale, con una domanda per consumi che rimane solida, com’è successo nel 2019”. Questo lo scenario per il prossimo anno illustrato da Bruno Rovelli, chief investment strategist e head of investment advisory di BlackRock Italia, durante la presentazione del 2020 global outlook del gruppo.

“L’accelerazione, che è stata pressoché ininterrotta dal terzo trimestre 2018 fino a ora, nel 2020 dovrebbe lasciare il posto a un modesto miglioramento del ciclo economico globale, grazie a due 2 fattori: primo, una domanda per consumi a livello globale che resta robusta (come nel 2019), con una situazione patrimoniale che appare inusualmente solida per essere nel 10° anno di espansione ciclica; secondo, una modesta ripresa del ciclo manifatturiero globale, che negli ultimi 12 mesi si era indebolito”, ha spiegato Rovelli, precisando che “la situazione sarà diversa dal 2018, visto che la forza della riaccelerazione che ci si aspetta nel 2020 è limitata perché la politica monetaria globale è diventata più espansiva (ma ci sono dei limiti strutturali a quanto espansiva possa diventare) e la politica fiscale appare in gran parte del mondo paralizzata.

“Non avremo, come nelle ultime due fasi di riaccelerazione del ciclo economico (2013-14 e 2017-18, ndr), la stessa forza perché le variabili di policy che influenzano il ciclo economico (che sono la politica monetaria e la politica fiscale, ndr) sono favorevoli, ma non sono girate in modo così espansivo come nei cicli precedenti”, ha spiegato.

Quali sono le incertezze legate a questo scenario?
Dal punto di vista dell’incertezza geopolitica, i tre fattori da considerare sono: i dazi, la Brexit e  la situazione dell’Italia degli ultimi 2-3 anni.
In tema di guerre commerciali siamo in una fase di tregua, dove non ci sono ulteriori aumenti valutari, ma bisogna vedere se e come si tornerà indietro”, ha risposto Rovelli, puntualizzando che una fase di tregua è comunque un elemento positivo per i mercati. “Si tratta di una fase di confronto sospeso ma non interrotto, se ne parlerà dopo le elezioni presidenziali del 2020″, ha aggiunto. La Brexit, invece, riduce le incertezze, soprattutto per il Regno Unito, mentre per quanto riguarda l’Italia, l’esperto di BlackRock non vede rischi sistematici, ma parla di una situazione fluida. “I fondamentali di credito dell’economia sono solidi e il paese è resiliente a sviluppi politici che non sono però sempre super supportive. Il problema non è la qualità statica del credito, è che non cresce”, ha precisato Rovelli che ha detto che fatica a vedere le condizioni in base alla quali la crescita italiana possa accelerare. “L’incertezza politica resta molto alta e non favorisce gli investimenti e la fiducia del settore corporate. Inoltre, non ci sono condizioni per chiudere il gap rispetto agli altri paesi”, ha spiegato il chief investment strategist e head of investment advisory di BlackRock Italia.

In ottica di investimento, Rovelli ha dichiarato: “Sui mercati azionari siamo ancora leggermente lunghi, ma siamo passati da una visione che era concentrata sugli Usa a una visione neutrale. Agli Stati Uniti preferiamo ora altri paesi, soprattutto il Giappone e i paesi emergenti. Sul mondo obbligazionario prevediamo che ci sia spazio per una modesta risalita dei tassi d’interesse. Il miglioramento del ciclo economico e una politica monetaria non restrittiva ci porta a prediligere le obbligazioni a spread (che vanno male quando si ha recessione o si ha un restringimento delle condizioni finanziarie), le obbligazioni high yield, il debito emergente hard currency e local, mentre siamo sottopeso nei corporate investment grade. Nell’obbligazionario governativo, preferiamo gli Usa all’eurozona, mentre nel mondo del credito c’è una leggera preferenza per l’Europa rispetto agli Stati Uniti”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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