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La corsa è finita per il tech? Parola agli analisti

11 Gennaio 2019 · Livia Caivano · 5 min

  • Per la prima volta in 16 anni Apple ha tagliato le stime sui ricavi ed è crollata a Wall Street

  • Il 2018 ha visto in difficoltà anche colossi come Facebook e Softbank

Dopo il tonfo di Apple, in termini di utili e capitalizzazione, è lecito chiedersi se il periodo d’oro del settore tecnologico è ormai al tramonto. Abbiamo provato a rispondere insieme a Marzotto Sim, Edmond de Rotschild e Fia Asset Management

Il recente crollo di Apple in Borsa ha (ri)aperto il dibattito tra analisti e operatori finanziari sul futuro del settore del tech. Dopo le vicende che hanno coinvolto Facebook all’inizio del 2018 e il flop Softbank dopo l’Ipo è arrivato il momento di capire se ha ancora senso parlare di settore tecnologico e se non sia invece il caso di iniziare ad approcciare i titoli partendo da punti di vista diversi.

Edmond de Rothschild – Jacques-Aurelien Marcireau, gestore del fondo EdR Fund Big Data

“Diversi fattori continueranno sicuramente a pesare fortemente sui titoli tecnologici nel 2019: la guerra commerciale Usa-Cina, le turbolenze nelle criptovalute, il rallentamento del mercato degli smartphone, il rischio di regolamentazione e un ciclo di innovazione tecnologica più lento del previsto.

Tuttavia, il settore è ben lungi dall’essere un blocco omogeneo. Saremmo diffidenti nei confronti di alcuni dei nomi di software ad alta crescita, senza profitti, con valutazioni elevate e tenderemmo a concentrarci su titoli ‘it’ orientati al capitale, con valutazioni decenti. Essere selettivi attraverso l’analisi delle valutazioni, o dei prodotti e delle soluzioni proposte, è a nostro avviso un approccio rilevante”.

Fia Asset Management – Gianluca D’Alessio, portfolio manager

“La fine del 2018 e l’inizio del 2019 non sono stati certo i momenti più rosei per i grandi nomi del tech, i quali hanno trascinato al ribasso l’intero comparto tecnologico. Infatti, è sufficiente una correzione importante di uno di questi grossi nomi affinché gli indici di riferimento del settore crollino repentinamente. Ciò è dovuto, ovviamente, al peso importante rappresentato da questi titoli nell’indice specifico”. Basti pensare, ad esempio, che la settimana scorsa Apple ha registrato una perdita di quasi il 10% in una sola seduta, costando al Nasdaq oltre 202 punti (equivalenti ad un -3,04%). Ma il settore tecnologico non è solo il ritratto dei cosiddetti “Faang”. “Infatti, il settore tech è composto da una moltitudine di sotto-segmenti alcuni dei quali rappresentano un’interessante opportunità di investimento, specialmente se in ottica di medio-lungo periodo.

Oggi uno dei temi più di attualità nel settore ‘it’ è proprio quello della cyber security, ossia della protezione dei dati informatici. La spesa relativa alla sicurezza informatica sta diventando una voce di costo sempre più importante nel bilancio delle società: basti pensare che, ad oggi, tale mercato ammonti a circa 151 miliardi di dollari, ma che, si stima, arriverà entro il 2023 a quasi 250 miliardi (Fonte: www.statista.com). Altro tema di sicuro interesse risulta quello della tecnologia blockchain. Conosciuta ai più come tecnologia relativa alle cosiddette “crypto-valute”, in realtà tale tecnologia ha applicazioni molto più estese: fra queste vi sono gli smart contracts, la legittimazione del voto elettorale, le Ico, giusto per citarne alcune, ma nel prossimo futuro potrebbero estendersi anche ad altri settori come le assicurazioni, la sanità, la musica online, il mondo accademico, ecc”. IDC ha stimato che gli investimenti in tecnologia blockchain potrebbero arrivare a quasi 12 miliardi nel 2022. Alcune delle società più attive negli investimenti in blockchain sono volti noti: fra questi spiccano Nasdaq, Ibm ed Hitachi. “Un altro settore sulla rampa di lancio per il prossimo decennio risulta essere quello della smart-mobility che rientra all’interno di un concetto più ampio che è quello di “smart-city”, per il quale si stima che entro il 2022 si raggiungeranno 158 miliardi di dollari in investimenti e per il quale la società di gestione Pictet ha creato un fondo dedicato”.

“Per concludere, sebbene, le majors del settore tecnologico saranno ancora soggette ad ulteriori episodi di volatilità ribassista, anche e soprattutto a causa delle tensioni commerciali fra Cina e Stati Uniti, esiste un fitto sottobosco di sub-segmenti del tech che cavalcano dei “mega-trend” globali e che hanno tutti i numeri a proprio favore per sovra-performare settori tecnologici più saturi e tradizionali come quello degli smart-phones. In un contesto di elevata volatilità e di incertezza geo-politica come quello in cui ci troviamo oggi, diventa cruciale identificare i trend di fondo vincenti e selezionare accuratamente quei titoli in grado di assicurare ritorni adeguati al rischio sopportato”.

Marzotto Sim

“La tecnologia, con i dovuti distinguo tra le diverse industrie che lo compongono, è stato forse il migliore macro-settore sin dal 2015. Nella recente fase di ribasso è stato uno dei settori maggiormente penalizzati, ma la sua sovra-performance relativa, soprattutto negli Stati Uniti, rimane ancora molto elevata. Il contesto per il growthin generale appare meno confortante, perché un mercato che ha una minore propensione al rischio non sembra volere più pagare multipli a premio per comprare una crescita futura che è diventata molto più incerta. Alcune aree come l’intelligenza artificiale, la guida autonoma o l’iot potrebbero performare bene anche nel 2019, ma altre industrie come il cloud e i social potrebbero al contrario dovere affrontare fasi difficili. La tecnologia quotata in Europa è in generale rimasta indietro rispetto a quella quotata negli Stati Uniti, per cui non possiamo escludere una sua sovra-performance relativa e un’attività di M&A in crescita. In tale senso rileviamo una quasi impossibilità ad assumere ingegneri negli Stati Uniti in un contesto di disoccupazione ai minimi e al contrario una maggiore reperibilità sui mercati europei”.

Livia Caivano
Livia Caivano