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2019 a un passo dalla recessione, parla Ubs

27 Novembre 2018 · Livia Caivano · 5 min

  • Sono molti gli analisti che sostengono che se a inizio 2019 i dati diranno che l’economia italiana è in recessione, verranno indette nuove elezioni

  • Secondo Ubs le probabilità non sono così alte, ma dopo i picchi di mercato degli ultimi mesi, entrare in una fase di recessione è inevitabile

Le probabilità che il 2019 veda l’inizio di una nuova fase di recessione economica sono, secondo Ubs, del 25%. Prima o poi deve accadere, allora meglio non farsi cogliere impreparati. La view per il prossimo anno di Ubs Asset Management

Mario Draghi al Parlamento europeo ha detto che l’impressione del Consiglio Europeo è che non ci troviamo alla vigilia di “una grave recessione”. Che però – per non sbagliare – se questo dovesse accadere la Bce è pronta a tornare a una politica monetaria “accomodante”. Certo, il 2018 è stato un anno per certi versi sorprendente ma nei fatti molto prevedibile. “Il drawdown a due cifre delle azioni globali di ottobre, ha fornito agli investitori prove convincenti che le sfide che affrontano a livello globale come gli approcci del 2019 sono aumentate sia in termini di numero che di significatività”, così Suni P. Harford, head of investments Group Managing Director per Ubs. I driver del 2019 saranno il cambio di paradigma delle politiche delle banche centrali, le guerre commerciali, la Brexit e il rischio politico europeo. Come conseguenza Ubs si attende un consistente aumento della volatilità. Così come l’inflazione, che crescerà specie nella seconda metà dell’anno. Ma soprattutto assisteremo, prosegue Harford, a un ulteriore rallentamento della crescita economica mondiale ma senza che questo significhi necessariamente entrare in recessione.

La probabilità che si entri in una fase di depressione dell’economia sono quotate, secondo Ubs, 1:4. Stando alle statistiche, picchi di mercato come quelli che abbiamo visto rincorrersi negli ultimi mesi, storicamente non avvengono mai più di 13 mesi prima di una recessione. Parte quindi il conto alla rovescia. Ma quanto deve preoccuparsi allora l’Italia? Non troppo, secondo l’head of Fixed Income Uk di Ubs AM Jonathan Gregory: “i fondamentali sono solidi, e vediamo un aumento delle partite correnti”.

“In che modo gli investitori dovrebbero avvicinarsi al prossimo anno date queste sfide? – prosegue Harford – Nell’edizione Mid-Year di Panorama, abbiamo sostenuto che gli investitori avrebbero dovuto pensare in modo diverso, essere più precisi nel loro bilancio di rischio e lavorare di più per ottenere rendimenti adeguati al rischio di quanto non abbiano fatto per la maggior parte della crisi post-finanziaria. Sei mesi dopo, quella vista rimane invariata”.

Investimenti

Ubs vede il maggiore potenziale nell’azionario globale e negli investimenti alternativi. Meno interessante si fa il fixed income e ancora meno lo diventeranno le valute, specie con il dollaro previsto sempre più debole nel prossimo anno – la crescita dell’economia americana è prevista in netto rallentamento nel 2019. Una buona notizia, questa, per i Paesi Emergenti che notoriamente soffrono la situazione di dollaro forte.

Conclude Gregory: “La crescita rimane comunque sopra il trend, il 2019 potrebbe rimanere positivo”. I tassi di interesse reali rimarranno allora negativi: “le banche centrali non saranno più il punto focale, alzeranno i tassi con lentezza”. Servirà forse a dare un impulso all’obbligazionario che com’è noto nel 2018 non ha dato rendimenti significativi e anzi, specifica Gregory, nell’anno è stato significativamente negativo.

Livia Caivano
Livia Caivano
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