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08 Gennaio 2019 · Contributor, Laura Tardino · 3 min

Chiudono l’anno fortemente negativi i mercati azionari di tutto il mondo, archiviando una discesa di quasi 8 punti percentuali. Male anche gli obbligazionari, che vedono calare ulteriormente i rendimenti

Hanno chiuso pesantemente negativi i mercati azionari di tutto il mondo che a dicembre, in assenza del tanto auspicato rally natalizio, hanno archiviato una discesa di quasi 8 punti percentuali portandosi così a – 9 da inizio anno. Per una volta in un anno che ha segnato la fine di quella che sembrava un’ascesa senza fine durata nove anni, la performance discreta di qualche regione esotica (India, Indonesia, Malesia, Filippine) ha fatto sì che l’indice emergente contenesse le perdite mensili a un -2.8%, mentre il bilancio da inizio anno è calato a -12.2%.
Male nel mese Stati Uniti, Europa Giappone : -9%, -5.4% e -9.9% rispettivamente. Da inizio anno: -6.3%, -11.5% e -16.7.

Gli investitori hanno continuato a vendere prima e dopo le parole tanto attese di Powell, che ha alzato i tassi al 2.5% nonostante la rassicurazione che nulla al momento sia deciso per il 2019. Fermi i banchieri di tutto il mondo (unica eccezione, Fed a parte, il Messico).

D’altra parte l’economia americana, se da un lato conferma il buono stato del mercato occupazionale, non certamente un indicatore previsionale, dall’altro rimane sempre più in balia di rischi politici di non poco conto ( la guerra commerciale, la politica monetaria, quella fiscale) e per le aziende si stimano per i prossimi mesi fatturati e utili in frenata rispetto agli ultimi mesi seppur ancora in crescita. In Europa e in Giappone, come in molti paesi emergenti, la crescita aveva già iniziato a rallentare nei mesi precedenti ma ancora una volta le preoccupazioni politiche hanno lasciato spazio a molte incertezze sul futuro che potrebbe riservare ulteriori sorprese negative giacché di stimoli monetari e fiscali si è fatto già ampio uso nel recente passato un po’ ovunque.
Gli occhi degli investitori puntati su Powell e Trump, come più volte accaduto nell’anno, hanno cambiato sguardo e, arrivati alla fine di un lungo romanzo fatto di nove bei capitoli, non hanno trovato nel decimo il lieto fine sperato, anzi, leggendo tra le ultimissime righe della minaccia di una recessione, hanno continuato a vendere.

In questa cornice i mercati obbligazionari hanno visto i rendimenti scendere ulteriormente. Il decennale americano è passato da 2.99 a 2.68, mentre il bund ha chiuso a 0.22 da 0.31.
L’oro è salito a 1281 dollari mentre il petrolio è sceso a 45 dollari (probabilmente più per un eccesso di offerta al momento che per un calo della domanda).

“Chiuso” il capitolo 2018, Powell e Trump con le loro parole proveranno ancora a scrivere la trama del 2019 ma dovranno tenere sempre più conto di un narratore esterno, forse il più temuto: la crescita. Se gli stimoli e la fine della guerra commerciale saranno in grado di evitare subito il peggio, forse la recessione si materializzerà più in la nel tempo, ma è impossibile pensare ad un ciclo espansionistico senza fine. Prepariamoci a pagine dense di delusioni e colpi di scena.

La storia continua e, se per ora pochi elementi inducono a pensare ad un lieto fine, meglio guardare serenamente lontano. Anno nuovo, slogan vecchio: diversificati e contrarian!

 

A cura di Laura Tardino, head of institutional business development, Italy
Aberdeen Asset Management

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Contributor , Laura Tardino