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Vanguard, la spinta di Mifid2 agli investimenti indicizzati

Vanguard, la spinta di Mifid2 agli investimenti indicizzati

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Francesca Conti
Francesca Conti

06 Agosto 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • I risparmiatori italiani, per Rosti, post Mifid2 “finalmente, potranno disporre di un parametro oggettivo per valutare la qualità del servizio ricevuto in termini di costi-benefici”

  • A rendere interessanti i fondi indicizzati in qualsiasi fase di mercato, per Vanguard è per prima la relazione inversa tra costi degli investimenti e extra-rendimenti

  • Secondo Vanguard, il costo è l’elemento indicatore dell’extra-rendimento di un investimento, non le performance passate

Mifid2 rappresenta una vera e propria rivoluzione nel mondo del risparmio. In questo contesto, le gestioni passive sono favorite, dopo la crescita significativa degli investimenti indicizzati registrata nell’ultimo decennio. Parola a Simone Rosti, responsabile per l’Italia di Vanguard

“Quella del 2019 sarà un’estate calda per intermediari e consulenti”. Simone Rosti, responsabile per l’Italia di Vanguard, comincia così la riflessione di sui mesi estivi che attendono i protagonisti del mondo finanziario italiano. Intermediari e consulenti “in linea con quanto previsto da Mifid2, dovranno fornire un rendiconto preciso, dettagliato, chiaro e in valore assoluto – non più solo in percentuale rispetto all’investimento – dei costi applicati ai risparmiatori italiani che, finalmente, potranno disporre di un parametro oggettivo per valutare la qualità del servizio ricevuto in termini di costi-benefici”, ricorda Rosti.

Per il manager si tratta “di una vera e propria rivoluzione”. Il motivo? Secondo Rosti “proprio la variabile del costo è fondamentale nel determinare la capacità di un investimento di produrre nel futuro extra-rendimento, consentendo ai risparmiatori di effettuare delle scelte più consapevoli tra gestione attiva e passiva. Il costo, infatti, è l’unico elemento certo che può essere controllato ex ante quando si effettua un investimento e non la sua performance”, sottolinea Rosti. Vanguard è una delle più grandi società d’investimenti al mondo statunitensi. Il gruppo è specializzato in fondi comuni ed Etf basso costo, ma offre anche una serie di servizi correlati, come quelli di consulenza specializzata.

La ricerca di Vanguard

Nella ricerca Il caso degli investimenti indicizzati a basso costo, Vanguard sottolinea come le gestioni passive siano favorite nell’attuale contesto, dopo la crescita significativa degli investimenti indicizzati registrata nell’ultimo decennio. A rendere interessanti i fondi indicizzati in qualsiasi fase di mercato (rialzista, ribassista o di forte volatilità), per Vanguard sono principalmente due fattori:

1. La relazione inversa tra costi degli investimenti e extra-rendimenti

Nel lungo periodo, la correlazione esistente tra i costi dei fondi, sia attivi sia passivi, e la loro capacità di generare extra-performance è negativa. Pertanto, quanto maggiori sono i costi degli investimenti, tanto minori sono le probabilità che questi possano generare una sovraperformance. Ciò spiega il motivo della crescita significativa che i fondi indicizzati a basso costo hanno avuto negli ultimi anni.

Le evidenze dimostrano che negli ultimi 15 anni, il numero delle gestioni attive e passive, sia azionarie sia obbligazionarie, che hanno generato delle sottoperformance rispetto al mercato risulta di gran lunga superiore a quello delle gestioni che invece hanno generato delle sovraperformance (vedi grafici seguenti). Investendo in fondi a basso costo, gli investitori hanno minori possibilità di generare delle sottoperformance, e viceversa.

2. Il costo è l’elemento indicatore dell’extra-rendimento di un investimento, non le performance passate

È proprio sull’assunto della relazione inversa tra costi degli investimenti ed extra-rendimenti che sono state sviluppate le ricerche che dimostrano come un basso impatto dei costi degli investimenti possa essere un valido elemento per prevederne la loro capacità di generare delle sovraperformance rispetto al mercato, piuttosto che le loro performance passate. Normalmente, infatti, gli investitori che si affidano alla gestione attiva effettuano le loro scelte puntando sui fondi che hanno ottenuto sovraperformance in passato, pensando che gli stessi risultati possano essere replicati anche in futuro.

Tuttavia, gli studi rivelano come la persistenza della capacità dei singoli gestori di generare una sovraperformance sia veramente bassa. Partendo dagli extra-rendimenti dei fondi che si sono posizionati nei primi quintili nel periodo compreso tra il 2009 e il 2013 e analizzando gli extra rendimenti ottenuti dagli stessi nei cinque anni successivi (dal 2014 al 2018), si osserva infatti che non tutti sono stati in grado di confermare gli stessi livelli di extra-rendimento.

Dalla tabella emerge, per esempio, che dei 619 fondi che si sono piazzati nel primo quintile nel periodo 2009-2013, soltanto il 27,1% è stato in grado di confermare lo stesso risultato nel quinquennio successivo. Il 53,2%, invece, si è piazzato in quintili inferiori, mentre il 19,7% è stato oggetto di fusione e liquidazione. Dei 622 fondi che invece si sono piazzati nel quinto quintile nel periodo 2009-2013, il 42,9% è stato in grado nei cinque anni successivi di migliorare il proprio posizionamento, mentre il 25,2% è rimasto stabile. Il 31,8%, invece, è stato oggetto di fusione o liquidazione.

Non sempre il costo paga in termini di performance

“Quasi sempre, nella vita reale, più si paga per qualcosa e migliore è la qualità del prodotto che ci si aspetta di ottenere. Per quanto riguarda gli investimenti, però, la situazione è diversa perché non vi è motivo di ritenere che pagando di più si avrà una performance superiore”, prosegue Rosti. “Ogni euro che si paga in commissioni di gestione o di negoziazione è semplicemente un euro in meno di rendimento potenziale. Ed esattamente come per i rendimenti, gli effetti dei costi si assommano nel tempo, a tutto svantaggio del raggiungimento degli obiettivi di investimento”, conclude il responsabile per l’Italia di Vanguard.

Francesca Conti
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