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Le riorganizzazioni attuate mediante i conferimenti di minoranza

Le riorganizzazioni attuate mediante i conferimenti di minoranza

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Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli

12 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Le risposte dell’Agenzia delle Entrate in materia di riorganizzazioni aziendali attuate mediante conferimenti di partecipazioni di minoranza. Quali le indicazioni fornite?

Nel corso del 2020, con una serie di risposte a interpello, l’Agenzia delle Entrate è ripetutamente intervenuta sul tema del trattamento fiscale delle riorganizzazioni aziendali attuate mediante conferimenti di partecipazioni di minoranza, fornendo chiarimenti in merito alla portata e ai presupposti applicativi del comma 2-bis dell’articolo 177 del Tuir il quale, al ricorrere di determinate condizioni, consente l’applicazione del regime del cosiddetto “realizzo controllato”.

A tale ultimo riguardo, per una migliore comprensione della tematica, giova ricordare brevemente che:

  • l’articolo 177, comma 2, del Tuir si occupa dei conferimenti di partecipazioni di controllo (rectius: conferimenti mediante i quali la società conferitaria acquisisce il controllo di una società ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, n. 1, c.c. – cosiddetto “controllo di diritto” –, ovvero incrementa, in virtù di un obbligo legale o di un vincolo statutario, la percentuale di controllo già detenuta), stabilendo che, in detta particolare ipotesi, le azioni o quote ricevute dal conferente a seguito del conferimento sono valutate, ai fini della determinazione del reddito dello stesso, in base alla corrispondente quota delle voci di patrimonio netto formato dalla società conferitaria per effetto del conferimento (cosiddetto “realizzo controllato”, che quindi consente alle parti di ottenere una sostanziale neutralità dell’operazione: cosiddetta “neutralità indotta”);
  • il “decreto Crescita” (decreto-legge n. 34 del 2019) ha esteso l’ambito applicativo della disciplina in parola ai conferimenti di partecipazioni di minoranza effettuati a favore di società interamente partecipate dal conferente (esistenti o di nuova costituzione), a condizione che dette partecipazioni siano “qualificate” e cioè rappresentino una percentuale di diritti di voto in assemblea ordinaria superiore al 2 o 20%, ovvero una partecipazione al capitale superiore al 5 o al 25%, secondo che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni.

Tornando alle pronunce dell’Agenzia, queste si sono rese necessarie in considerazione del fatto che la novella legislativa non è stata accompagnata da alcuna circolare illustrativa nonché – e soprattutto – in conseguenza del vivo interesse suscitato dalla disciplina in parola.

La fattispecie dei conferimenti “plurimi”

In tal senso, particolarmente rilevante appare un gruppo di risposte (risposte nn. 229, 309, 314, 315 e 483, tutte del 2020) con le quali l’Agenzia ha espresso l’orientamento secondo cui, nei casi in cui la conferitaria non acquisti o non incrementi il controllo sulla conferita, il conferimento a realizzo controllato delle partecipazioni qualificate può essere effettuato solo in società unipersonali, come desumibile dall’interpretazione letterale della disposizione (e cioè del comma 2-bis dell’articolo 177, qui in commento), che fa testualmente riferimento al “conferente”.

Più in generale, secondo l’Agenzia, il comma 2 e il comma 2-bis dell’articolo 177 del Tuir avrebbero ratio ed ambiti applicativi differenti:

  • nel caso di cui al comma 2, l’operazione “agevolata”, per così dire, è il conseguimento del controllo di diritto sulla società scambiata, da valutare avuto riguardo alla posizione della conferitaria e non del(i) conferente(i), cosicché rientrano nell’ambito applicativo della norma anche i conferimenti di minoranza uno actu (e cioè provenienti simultaneamente da più conferenti), se tali, appunto, da determinare l’acquisizione del controllo di diritto in capo alla conferitaria;
  • nel caso di cui al successivo comma 2-bis, viceversa, l’operazione “agevolata” (sempre nel senso “atecnico” del termine) è la conversione di una partecipazione qualificata diretta in un’analoga partecipazione qualificata indiretta, detenuta attraverso il controllo totalitario della conferitaria; ciò in ossequio al diverso obiettivo prefigurato dalla disposizione, che è quello di favorire le operazioni di riorganizzazione o di ricambio generazionale in fattispecie che altrimenti resterebbero escluse per la insufficiente misura della partecipazione detenuta, purché, tuttavia, ciò avvenga attraverso la creazione di una holding unipersonale riconducibile al singolo conferente (e con esclusione, quindi, dei conferimenti “plurimi”).

Conclusioni

Le indicazioni fornite dall’Agenzia sull’argomento in parola hanno l’indubbio pregio di aver chiarito una questione interpretativa (quella dei conferimenti “plurimi”, appunto) che era stata sollevata da più parti, e di avere inoltre fondato il percorso argomentativo sulla ricostruzione della ratio legis, oltre che sul dato letterale della disposizione.

D’altra parte, resta il fatto che detta (restrittiva) interpretazione potrebbe comportare una serie di criticità rispetto alle operazioni di riorganizzazione e di ricambio generazionale delle imprese familiari, che ben potrebbero presentare dei profili di articolazione soggettiva non compatibili con la soluzione del conferimento in una holding unipersonale.

Roberta Moscaroli
Roberta Moscaroli
È partner dello studio legale Dentons, nella sede di Roma. Dottore commercialista e revisore contabile, si occupa di fiscalità a 360°, pianificazione fiscale, tax ruling e interpelli, private wealth management, fiscalità dei trust, piani di incentivazione, fiscalità delle banche, delle assicurazioni e dei Ias/Ifrs Adopter. Segue procedimenti di voluntary disclosure e patent box.
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