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Privacy: dietrofront del Governo dai reati penali

Privacy: dietrofront del Governo dai reati penali

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Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

18 Maggio 2018
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  • Il 25 maggio entra in vigore il nuovo regolamento europeo sulla privacy, il GDPR

  • Il Governo ha inizialmente abolito la fattispecie di reato penale per i casi più gravi

  • Il Consiglio dei Ministri ci ha ripensato e affianca ora alle sanzioni amministrative, quelle penali

  • Rimane in vita il Codice della Privacy nelle parti che non riguardano direttamente il regolamento

Pur essendo direttamente applicabili, le norme del GDPR necessitano l’adeguamento delle normative a livello nazionale: compito del legislatore nazionale è quello di assicurare che l’Italia contribuisca attivamente e verifichi l’applicazione del nuovo modello europeo

Il Governo ha fatto dietrofront sul mantenimento di reati penali per reprimere i casi più gravi di violazione della privacy. La bozza di decreto legislativo che accompagnerà in Italia l’entrata in vigore del decreto europeo sui dati personali (GDPR) e che nei giorni scorsi è stata inviata dal Consiglio dei Ministri alle commissioni di Camera e Senato per i prescritti pareri, contempla fattispecie penali che invece erano state del tutto cassate nell’iniziale bozza di provvedimento. Si tratta, appunto di una marcia indietro poiché la prima versione del provvedimento, frutto di una commissione di esperti guidata dalla giurista bolognese Giusella Finocchiaro, aveva raccolto l’iniziale via libera di Palazzo Chigi. Nel consigliare il Governo a tornare su suoi passi sono state probabilmente le rimostranze di quanti, tra gli altri quelle del Garante europeo per la protezione dei dati, Giovanni Buttarelli, che avevano giudicato l’abbandono delle sanzioni penali un passo indietro negli standard italiani di protezione della privacy.
La rinuncia alla via penale era stato giustificata dalla “commissione Finocchiaro” dalla presenza, nel regolamento europeo sulla privacy, di forti sanzioni amministrative in grado di assicurare già un ‘efficace deterrenza. E dalla necessità di non violare il principio “ne bis in idem” – fatto valere a più riprese dalla Corte di Giustizia europea – che non consente di colpite due volte lo stesso soggetto per la medesima condotta illecita.
Il fatto di dover comunque tener conto del nuovo quadro legislativo europeo ha tuttavia spinto il governo, nella nuova versione del provvedimento, a riformulare il reato di “trattamento illecito dei dati” e ad introdurre due nuove fattispecie penali riguardanti, rispettivamente, la “comunicazione e diffusione illecita di dati personali riferibili ad un rilevante numero di persone” e la “acquisizione fraudolenta di dati personali”. Nel nuovo testo è poi rimasto in vigore, per i pochi articoli compatibili con il regolamento europeo GDPR, anche l’attuale codice della Privacy che la “commissione Finocchiaro” aveva invece abrogato ritenendolo nei fatti superato.
Acquisito il punto di vista delle commissione parlamentari la bozza di decreto legislativo tornerà a Palazzo Chigi per l’approvazione definitiva.

Riccardo Sabbatini
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