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Open banking: Psd2 ha fallito? L’analisi di Roland Berger

Open banking: Psd2 ha fallito? L’analisi di Roland Berger

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

04 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’81% degli istituti bancari europei reputa la direttiva sui servizi digitali di pagamento “un’opportunità”

  • Lo studio “Adapt or die? Why Psd2 has so far failed to unlock the potential of Open Banking” dipinge però un territorio ancora desolato

  • Una delle principali difficoltà incontrate dalle banche è stato l’adeguamento alla “Strong customer authentication”

  • L’open banking per il 33% degli intervistati accrescerà il portafoglio di prodotti e servizi, per il 26% consentirà di attrarre nuovi clienti

La Psd2 avrebbe dovuto dare il via all’open banking, ma il pieno sfruttamento di questa opportunità appare ancora intentato. L’analisi di Roland Berger

Psd2: la maggior parte delle banche Ue si limita fare il minimo legalmente indispensabile. Eppure l’81% degli istituti bancari europei reputa la direttiva sui servizi digitali di pagamento “un’opportunità”.

E non potrebbe essere diversamente: grazie alla Payment services Directive 2, si possono effettuare pagamenti online direttamente, ossia senza transitare dalla propria banca, tramite i nuovi soggetti terzi autorizzati.

Lo studio Adapt or die? Why Psd2 has so far failed to unlock the potential of Open Banking, condotto da Roland Berger, dipinge però un territorio ancora desolato, per quanto riguarda l’adozione della Psd2.

La società di consulenza strategica Roland Berger ha intervistato 40 tra le principali banche europee, numerosi Tpp (third-party providers) e grandi società tech operanti in 12 centrali mercati europei.

Psd2: difficoltà e incertezze

Una delle principali difficoltà incontrate dalle banche è stato l’adeguamento alla Sca (Strong customer authentication): i ritardi sono stati inevitabili. Al punto che l’European Banking Authority (Eba) ha dovuto fissare la nuova scadenza per diventare Sca compliant addirittura al 31 dicembre 2020 e dunque ben oltre l’entrata in vigore della normativa stessa. Una buona notizia? Dipende.

Per il 40% delle banche intervistate da Roland Berger proprio le incertezze regolatorie (tempistiche comprese) hanno minato finora il pieno adeguamento alla PSD2. Altri limiti sono stati l’assenza di standard a cui attenersi (21% del campione) e la scarsa disponibilità di risorse economiche per gli upgrade tecnologici (15%). Risultato: per la maggior parte delle banche la PSD2 più che una opportunità rimane un onere. E i più si limitano a rispettare soltanto i requisiti minimi di legge.

Psd2: l’open banking è il futuro

L’open banking è inevitabile. La Psd2 segna un passo importante verso la condivisione dei dati tra i diversi attori dell’ecosistema bancario, garantendo maggiore sicurezza per i consumatori. Le banche più restie all’innovazione potrebbero restarne travolte.

I servizi di open banking, se sfruttati al meglio, consentono di accrescere il portafoglio di prodotti e servizi. Ne è convinto il 33% degli intervistati Roland Berger. Mentre un altro 26% pensa che questo consentirà di attrarre nuovi clienti. Oltre a costruire un nuovo ecosistema basato sulla cooperazione e le partnership tra i vari player (per il 18,5%).

Il contesto di mercato attuale però non aiuta. Tra tassi d’interesse ai minimi, regolamentazione sempre più stringente e infrastrutture It datate, per gli istituti di credito tradizionali non è facile destreggiarsi. Eppure, ignorare le opportunità offerte dalla Psd2 lascia inevitabilmente aperta la possibilità a competitor nuovi e nel caso dei grandi player global finanziariamente più forti di insediarsi nel mercato.

Non a caso il 71% concorda nel considerare Google, Amazon, Facebook e Apple (Gafa) le principali minacce per i propri modelli di business. E se anche questi ultimi operassero in partnership con le banche tradizionali, rimane il rischio di perdita dell’interazione diretta con il consumatore (per il 32%) con conseguente ulteriore pressione sui ricavi. Egidio Calegari, partner di Roland Berger, conferma che “Preoccupano i Gafa ma c’è chi teme persino qualche unicorno ancora sconosciuto magari proveniente dal Nord Europa che possa approfittare del momento per sottrarre valore alle relazioni bancarie tradizionali”.

Banche: adattarsi o morire

E’ il monito che lancia Roland Berger dopo aver analizzato quanto emerso dalle interviste realizzate. Le banche devono attivarsi per essere padrone del proprio futuro nell’open banking. Questo nuovo modello collaborativo rivoluzionerà, infatti, tutta la catena del valore dei servizi finanziari, marcando una distinzione sempre più netta tra i player di mercato e orientando tutti i servizi bancari verso una visione orientata ai dati.

Per le banche è venuto il momento di scegliere se limitarsi a rispettare gli obblighi o sfruttare le opportunità per migliorare la proposta di valore ai propri clienti, fra cui la consulenza.

Da dove arriverà l’innovazione dell’open banking

“Sul fronte dei pagamenti, l’innovazione è più probabile che arrivi da soggetti specializzati e all’avanguardia come Telepass, Nexi, SisalPay, Banca5, alcune fintech o anche dai player specializzati nel credito al consumo che già gestiscono relazioni con migliaia di punti vendita” a parlare è Edoardo Demarchi.

Non solo. Più agili e con minori timori di cannibalizzazione del proprio business tradizionale, gli specialisti del credito al consumo si stanno muovendo per integrare nei loro processi di concessione le informazioni derivanti dai conti correnti dei clienti – coniugando quindi la loro snellezza operativa con la profondità di informazioni delle banche”.

“E lo stanno facendo bene. Un discorso a parte, infine, merita Poste Italiane, che è allo stesso tempo un incumbent e un innovatore – si pensi al sistema di servizi collegati a Postepay e al fatto che nativamente l’intero sistema di offerta è basato su integrazione di diversi “produttori” di carte, finanziamenti, assicurazioni o risparmio/ investimenti”.

Teresa Scarale
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