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Non solo Mifid, serve una normativa unica e integrata

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

05 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il vero banco di prova ci sarà a maggio quando verrà data la comunicazione ai clienti dei costi delle performance nella reportistica ex-post

  • È finita l’era del singolo prodotto con costo/rendimento: la remunerazione già ad oggi non rappresenta un elemento discriminante rispetto al modello di consulenza

“Sarebbe auspicabile una normativa unica e integrata bancaria, assicurativa e finanziaria sempre a beneficio del risparmiatore”. Questa la view di Edoardo Fontana Rava (Banca Mediolanum), anticipata a We Wealth in vista di Consulentia18 a Napoli

L’avvio dell’anno non è stato sicuramente semplice. Dopo una fisiologica partenza a rilento, determinata dall’enfatizzazione delle informazioni sui media dei nuovi obblighi introdotti dallaMifid 2, l’andamento dell’industria del risparmio gestito ha risentito a propria volta del contesto dei mercati finanziari, influenzati da scenari politici domestici e internazionali incerti.

Ma quali sono stati i trend del mercato del risparmio gestito dall’inizio di quest’anno e com’è evoluta la percezione dei consulenti finanziari? We Weatlh ha chiesto a Edoardo Fontana Rava, direttore sviluppo prodotti e modello di business di Banca Mediolanum, di anticipare parte del suo intervento che terrà il 9 ottobre a Consulentia18a Napoli.

Fotografia di Edoardo Fontana Rava, direttore sviluppo prodotti e modello di business di Banca Mediolanum
Edoardo Fontana Rava, direttore sviluppo prodotti e modello di business di Banca Mediolanum

Dott Fontana Rava, tra le reti la Mifid 2 ha cominciato a far sentire i suoi effetti?

Ritengo che il vero banco di prova ci sarà a maggio quando verrà data la comunicazione ai clienti dei costi delle performance nella reportistica ex-post, a maggior ragione in questo contesto di mercato. Tuttavia, per arrivare pronti a questo appuntamento, penso che un aspetto chiave sia rappresentato dall’attività di formazione e orientamento dei consulenti finanziari che devono essere supportati non nella mera lettura dei costi di prodotto, ma nella comprensione delle caratteristiche, sia in termini di composizione finanziaria sia in relazione alla contribuzione di valore che singolarmente possono portare ai portafogli e agli obiettivi dei clienti.

 

Nel rapporto tra consulente e cliente un ruolo chiave è giocato anche dalla remunerazione. Come impatta questo aspetto sui portafogli?

Le novità introdotte dalla Mifid 2 non cambieranno sostanzialmente niente nel rapporto tra cliente e consulente poiché la professione si basa prevalentemente sulla fiducia tra il risparmiatore, il professionista e l’istituto di credito.
Sono convinto che queste novità evidenzieranno soprattutto la buona consulenza, che non deve essere intesa come unicamente quella di portafoglio ma soprattutto quella della capacità d’identificare, razionalizzare e indirizzare la costruzione e gestione del risparmio nei corretti orizzonti temporali. Tutto questo porterà a una salutare selezione di istituti e professionisti, innalzando la qualità del servizio offerto dagli operatori del settore e determinato di conseguenza dalla gestione del portafoglio in linea con i reali bisogni del cliente.

 

La consulenza a parcella ha sempre vissuto una forte competizione con il mondo delle reti, seppure la consulenza prestata e il modello espresso sembra essere più simile a quello dei family office. Come offrire una consulenza su modello americano, che non si limiti alla sola componente finanziaria?

Il modello unico di Banca Mediolanum prevede già una consulenza a 360 gradi basata sui reali bisogni dei clienti avendo la possibilità di soddisfare tutte le loro esigenze, sia che siano di natura finanziaria (d’investimento o credito), previdenziale o di protezione. Oramai facciamo consulenza patrimoniale al nucleo familiare. È finita l’era del singolo prodotto con costo/rendimento. La remunerazione quindi per noi già ad oggi non rappresenta un elemento discriminante rispetto al modello di consulenza. La Mifid 2 offre peraltro un’occasione importante rispetto allo storico confronto con la consulenza a parcella, infatti grazie ad essa il cliente avrà una trasparente rappresentazione dei costi sostenuti indipendentemente dal modello di costo sottostante, senza poter avere più dubbi sulla convenienza, o presunta tale, tra i diversi modelli di remunerazione del consulente.
Il modello americano da lei citato ha provato a indicare la direzione in modo ancora più incisivo: durante la presidenza Obama, venne introdotto il concetto di “Fiduciary advisory” che riassume responsabilità molto più ampie della sola consulenza di portafoglio; questo percorso fatica anche negli Stati Uniti a guadagnare spazio, ma è inevitabile che è su questa strada che sarà possibile fare la differenza nei prossimi anni.

 

Dall’1 ottobre è entrata in vigore la nuova direttiva sulla distribuzione assicurativa (Idd) che per il comparto assicurativo – e quindi per le polizze vita a contenuto finanziario – rappresenta quello che la Mifid è stata (e continua a essere) per il settore. Che impatto ha sull’attività dei consulenti finanziari e sui rapporti con i risparmiatori?

Ben vengano tutte queste regolamentazioni che hanno l’obiettivo di portare benefici, specie in termini di trasparenza, al risparmiatore finale. A mio avviso sarebbe auspicabile una normativa “unica/integrata” bancaria, assicurativa, finanziaria, etc. sempre a beneficio del risparmiatore.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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