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Mifid2, tagli a report e analisti di Piazza Affari

18 Giugno 2019 · Francesca Conti · 2 min

  • Gli analisti che coprono titoli italiani con ricerche di tipo fondamentale sono calati dell’8,8%, passando dalle 480 unità del 2017 alle 438 del 2018

  • La produzione di ricerche ha registrato un calo del 4,69%. La flessione ha riguardato soprattutto il numero di ricerche prodotte sulle blue chips da parte dei broker nazionali (-11,45%)

  • È diminuita in particolare la copertura generale degli emittenti con livelli di market cap più bassi (small caps)

Gli operatori del settore non saranno colti di sorpresa. Ma i primi effetti della Mifid2 si vedono già sulla ricerca. Sulle società quotate a Piazza Affari – rileva Assosim – c’è meno copertura, è calato il numero di analisti ed è diminuito quello di report pubblicati

A quasi un anno e mezzo dall’entrata in vigore di Mifid2, mentre i clienti stanno iniziando a ricevere i primi rendiconti sui costi legati alle commissioni di prodotto, gli effetti della normativa si fanno sentire sulla ricerca. Anche a causa dell’arrivo di Mifid2, la ricerca finanziaria ha infatti subito una battuta d’arresto, in Italia e negli altri Paesi d’Europa. In diciotto mesi si è ridotta in generale la copertura sulle società quotate a Piazza Affari, è diminuito il numero degli analisti ed è calato quello dei report pubblicati.

Il fenomeno non coglie di sorpresa gli operatori del settore – lo aveva già previsto, ad esempio, un report di Integrity Research Associates Llc – ma che trova conferma nell’ultimo studio di Assosim, l’associazione degli intermediari dei mercati finanziari. I numeri pubblicati dall’associazione parlano chiaro:

  • Gli analisti che coprono titoli italiani con ricerche di tipo fondamentale sono calati dell’8,8%, passando dalle 480 unità del 2017 alle 438 del 2018. Un calo “che porterà con sé nel lungo periodo una perdita di professionalità essenziali per lo sviluppo del mercato finanziario”.
  • La produzione di ricerche ha registrato un calo del 4,69%. La flessione ha riguardato soprattutto il numero di ricerche prodotte sulle blue chips da parte dei broker nazionali (-11,45%) ed esteri (-6,52%).
  • È diminuita, anche se in maniera lieve, la copertura generale del mercato italiano e, in particolare, degli emittenti con livelli di market cap più bassi (small caps). Tale riduzione è da ascriversi in particolare ai broker nazionali, che hanno riscontrato “una significativa e drastica riduzione dei ricavi e un calo nella domanda di ricerca (soprattutto da parte di investitori esteri) sugli emittenti con minore capitalizzazione di Borsa”.

Il fenomeno risulta più svantaggioso per le blue chip, visto che il calo della produzione di report nell’ultimo anno è stato pari all’11,45% facendo riferimento ai broker nazionali e al 6,52% quando considerati gli esteri, rispetto a una riduzione media che per l’intero listino si è fermata al 4,69%. Il quadro generale è però più rischioso per le small e mid cap, per cui la ricerca resta residuale: Assosim sottolinea infatti come il numero di studi dedicati alle piccole società di Piazza Affari continui ad essere inferiore al 10% rispetto al totale. Il segmento Aim Italia supera a stento il 2%. Al contempo è aumentato, da 81 a 84, il numero di società che non hanno copertura degli analisti.

“È evidente come la riduzione della ricerca sulle small caps sia inevitabilmente destinata ad accrescere, nel tempo, il deficit informativo, già attualmente osservabile, sugli emittenti a minore capitalizzazione o sui quali si registrano minori scambi, anche laddove tali emittenti siano caratterizzati da performance economico-finanziarie molto positive”, sottolinea Assosim.

Il legame tra Mifid2 e ricerca dipende essenzialmente dai costi. Prima dell’introduzione della normativa le spese per la ricerca sugli investimenti venivano inserite all’interno delle commissioni di gestione per l’intermediazione e l’esecuzione degli ordini. Costituivano in pratica una voce unica, la cui spesa risultava in capo al cliente finale. La normativa ha implicato invece la separazione delle diverse voci di spesa e per questo alcune società hanno preferito assumersi direttamente gli oneri dell’analisi di titoli e obbligazioni. Il risultato finale, come spiega Assosim, è stato un taglio dei budget collegati al mondo della ricerca.

Secondo l’associazione, questo scenario “di enorme difficoltà” rischia “di essere ulteriormente aggravato dallo stallo normativo prodotto dalle modifiche introdotte con la legge di bilancio 2019 alla disciplina dei Pir, che ha di fatto bloccato la raccolta su questi strumenti fondamentali per consentire alle Pmi l’accesso al mercato dei capitali e del debito, proprio in un momento di profonda difficoltà per tutto il sistema bancario”.

Francesca Conti
Francesca Conti
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