PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Mifid2, Bruxelles prepara riforma dopo malumori

Mifid2, Bruxelles prepara riforma dopo malumori

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

14 Novembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • La Commissione europea starebbe lavorando ad un processo di revisione della normativa di concerto con tutti i soggetti interessati, in seguito all’ondata di critiche che hanno travolto la Mifid2

  • Sotto la lente, le tecnicalità della normativa come costi, diffusione dei dati di mercato, regole di protezione dell’investitore e piccole società

  • Banchieri e asset manager hanno avanzato forti perplessità sui benefici concreti della normativa, il cui effetto immeditato è stato per l’industria solo quello di aumentarne i costi

  • “Stiamo raccogliendo commenti e osservazioni su vari temi e anche lavorando alla creazione di un trading unico europeo per aumentare la trasparenza”

La nuova Commissione non si è ancora effettivamente insediata ma ha già un’eredità pesante, quella della riforma della Mifid2. Un corpus di regole che stanno scontentando tutti. Ecco le prime indiscrezioni

Il 2020 potrebbe davvero essere un nuovo anno per la Mifid2, che si avvierebbe ad un processo di riforma.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Commissione europea infatti starebbe lavorando ad un processo di revisione della normativa di concerto con tutti i soggetti interessati, in seguito all’ondata di critiche che hanno travolto la Mifid2. Una normativa sterminata (1.700 paragrafi) e pervasiva, cui sono occorsi sette anni per entrare in vigore e che aveva come fine quello di rendere più trasparente e concorrenziale il mercato dei capitali europeo.

Mifid2, una riforma necessaria e urgente?

Sotto la lente, le tecnicalità della normativa come costi, diffusione dei dati di mercato, regole di protezione dell’investitore e piccole società. I funzionari della Commissione stanno dunque incontrando alcune persone di peso nell’industria europea dei capitali. Ed è da questi soggetti, “cinque”, che il Financial Times ha raccolto le prime indiscrezioni.

Banchieri e asset manager infatti hanno avanzato forti perplessità sui benefici concreti della regolamentazione, il cui effetto immeditato è stato per l’industria solo quello di aumentarne i costi. Di conseguenza, nemmeno i vantaggi per i clienti sono stati tangibili. Alcuni banchieri e gestori si spingono a dire che la Mifid2 stia nei fatti danneggiando l’industria europea a favore di quella americana.

Henning Bergmann, chief executive di DDV, l’associazione tedesca dei derivati, lamenta la troppa burocrazia. Dello stesso avviso Francia, Regno Unito, Italia.

I costi, la questione più urgente

La problematica più impellente resta quella del contenimento dei costi legati a Mifid2. Banche, trader e asset manager lamentano un aumento a doppia cifra delle commissioni da quando la normativa è in vigore.

Un ritocco, più che una riforma per la Mifid2

Forse parlare di “riforma” è eccessivo. La scorsa estate BaFin, il regolametatore finanziario tedesco, aveva pubblicato uno studio approfondito sui punti deboli della Mifid2. In quella sede, l’ente si era pronunciato a favore di una “correzione a breve termine, di moderata entità”, in particolar modo per le “mancanze tecniche”. Di sicuro la Commissione non ha intenzione di toccare il “livello uno” della Mifid2, quello che definisce le regole di base e lo spirito di tutta la normativa. Si pensa quindi piuttosto a modifiche mirate e di immediato impatto pratico.

Sempre il Financial Times riporta poi che a inizio novembre la Commissione ha incaricato una società di consulenza britannica, Market Structure Partners (a fronte di 294.000 euro) di analizzare la fattibilità di un “record tape” europeo che riporti in maniera integrata le informazioni sui flussi, dimensioni delle transazioni e prezzi.

Un’eredità corposa per la nuova Commissione

Un portavoce della Commissione fa sapere che “Nessuna decisione è stata ancora presa in merito a una modifica della Mifid2, benché alcuni aggiornamenti si rendono necessari”. Si tratta comunque di una patata bollente che passerà alla nuova Commissione, non ancora entrata in carica. I vecchi funzionari stanno però preparando il terreno. Anzi, alcuni di loro, come Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile per le politiche dei servizi finanziari, manterranno la loro posizione.

“Stiamo raccogliendo commenti e osservazioni su vari temi, come ad esempio l’impatto delle regole di protezione degli investitori e la copertura delle piccole e medie imprese da parte degli analisti. Stiamo anche lavorando alla creazione di un trading unico europeo per aumentare la trasparenza”. E’ quanto aggiunge il portavoce. Ora la palla passa ai (parzialmente) nuovi funzionari, ma l’industria dell’asset management si aspetta i primi passi entro la fine del 2019.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Leggi e Normative Mifid II Europa Euro
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.