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Mifid II: quando la consulenza è realmente indipendente

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13 Agosto 2018
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La Mifid II non modifica il contenuto del servizio di consulenza per gli investimenti, tuttavia essa incide sulle caratteristiche della sua prestazione

Nell’ultimo decennio vi è stato un sempre maggiore riconoscimento del servizio di consulenza, a cui si è accompagnato lo sviluppo e l’ampliamento della relativa disciplina. Si è passati da un regime, pre-Mifid, in cui la consulenza non era qualificata quale servizio di investimento ma quale servizio accessorio – con la conseguenza che la sua prestazione non era soggetta a riserva né, pertanto, ad autorizzazione – alla sua inclusione tra i servizi di investimento con il recepimento della Direttiva 2004/39/CE (cd. Mifid), con conseguente applicazione della relativa disciplina. Ciò in considerazione della “sempre maggiore dipendenza degli investitori dalle raccomandazioni personalizzate”, come espressamente indicato nel considerando n. 3 della MiFID. Tale approccio viene confermato e ulteriormente valorizzato dalla disciplina introdotta con la cd. Mifid II (Direttiva 2014/65/UE).

La Mifid II

La Mifid II non modifica il contenuto del servizio di consulenza in materia di investimenti, che continua a essere definito come “la prestazione di raccomandazioni personalizzate a un cliente, dietro sua richiesta o per iniziativa del prestatore del servizio, riguardo a una o più operazioni relative a un determinato strumento finanziario”. Tuttavia essa incide sulle caratteristiche della sua prestazione, sia codificando un nuovo modello di consulenza, sia ampliandone la disciplina.

La consulenza indipendente

Sotto il primo profilo, è stata introdotta la consulenza indipendente (art. 24-bis, D. Lgs. n. 58/98). Il requisito dell’indipendenza è qualificato rispetto al novero degli strumenti coperti dalla consulenza e dalla pressoché assenza di incentivi da soggetti diversi dai clienti. Infatti, nella prestazione della consulenza indipendente:

  1. occorre valutare una congrua gamma di strumenti finanziari, sufficientemente diversificati e non limitati a quelli emessi o forniti dal prestatore del servizio o da entità che hanno con esso stretti legami, o rapporti legali o economici;
  2. possono essere accettati solo benefici non monetari di entità minima, normativamente individuati.
    La nuova disciplina non impedisce la prestazione di entrambi i tipi di consulenza: E’ tuttavia richiesto il rispetto di alcuni obblighi informativi (i.e. indicazione del tipo di consulenza prestata) e organizzativi, volti alla netta separazione delle due forme di consulenza e dei consulenti preposti.

Gli adempimenti da rispettare

Sotto il secondo profilo, è stato incrementato il novero degli adempimenti/obblighi da rispettare nella prestazione del servizio. In particolare, le principali novità riguardano:

  1. l’obbligo di fornire ai clienti al dettaglio, prima che la transazione sia effettuata, la dichiarazione di adeguatezza.
  2. In caso cambiamenti negli investimenti, l’obbligo di effettuare un’analisi dei costi e benefici del cambiamento.
  3. Se è effettuata la valutazione periodica dell’adeguatezza degli strumenti finanziari, l’introduzione dell’obbligo di forma scritta del contratto (anche con i clienti professionali) e di fornire ai clienti al dettaglio rendiconti periodici contenenti una dichiarazione aggiornata sui motivi per cui l’investimento corrisponde a preferenze, obiettivi e altre caratteristiche del cliente.

Ulteriori profili di rilievo attengono a:

  • l’espressa applicazione alla consulenza della disciplina (introdotta da MifidII) sulla disclosure, ex ante ed ex post di costi e oneri relativi al servizio e allo strumento finanziario in forma aggregata;
  • in materia di product governance, l’espressa applicazione alla consulenza degli obblighi previsti per gli intermediari distributori;
  • la previsione di specifici requisiti di conoscenza e competenza per prestare la consulenza.

In sintesi

In sintesi, la percezione della consulenza quale momento centrale nella prestazione dei servizi di investimento ha spinto il legislatore comunitario a incrementare i presidi a tutela dei clienti, attraverso ulteriori regole di condotta e la chiara individuazione delle caratteristiche al ricorrere delle quali la consulenza può essere presentata ai clienti come indipendente.

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