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Il futuro della banca? Sarà sempre più in cloud

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Laura Magna
Laura Magna

10 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le banche escono da un decennio di crisi con margini ridotti da tassi bassi e requisiti regolamentari sempre più rigidi. Aprirsi alla tecnologia è necessario per recuperare efficienza

  • Esiste un rischio di commoditizzazione dei servizi a minor valore aggiunto. Ma il cambiamento è inarrestabile: chi non lo abbraccia sarà travolto

Lo afferma S&P notando che però le banche sono ancora restie a spostare le funzioni critiche su infrastrutture pubbliche gestite da terzi. Ma il passaggio è inevitabile. E porterà con sé profondi cambiamenti regolamentari e culturali

Non è un mistero che nel corso dell’ultimo decennio le banche europee abbiano perso quota. Da tutti i punti di vista: in termini di margini, sotto pressione per via del mondo a tassi zero e della capacità sempre minore di erogare prestiti, a causa di requisiti patrimoniali sempre più severi imposti da Basilea; in Borsa dove sono state le peggiori performer della decade, trascinando il valore dell’EuroStoxx. E in termini di peso sull’indice, dal 2015 dimezzato al 7% per un valore di 341 miliardi. Paypal (che non ha bisogno di presentazioni), Ayden e Square (società di epayment europee) valgono oltre 370 miliardi: ovvero più di tutte le banche rappresentate nel principale listino europeo. Ayden, nata in Germania, ha una capitalizzazione maggiore di qualsiasi banca sistemica del Continente.

I vantaggi dell’open cloud per le banche

In questo contesto la resistenza delle banche alla tecnologia è fuori dal tempo. Anche perché, secondo S&P, è inevitabilmente nel cloud pubblico. La società lo scrive in un report a firma del cfa Miriam Fernandez. “Operare in cloud può offrire alle banche significative economie di scala, scalabilità e flessibilità per accelerare la propria trasformazione digitale, a beneficio finale della loro posizione competitiva”. Non è una trasformazione priva di sfide, in quanto spostare le applicazioni critiche e i dati su cloud pubblico – ovvero comprando software on demand da un provider terzo che li gestisce insieme all’infrastruttura sulla rete e li condivide con diversi clienti – porta con sé l’esigenza di affrontare cambiamenti strutturali, culturali e di tipo regolatorio, per garantire sicurezza e solidità ai nuovi sistemi. Tuttavia il cambiamento è nelle cose e anzi stupisce che la maggioranza delle banche europee sia in una fase ancora embrionale dello sviluppo del cloud, usando per lo più soluzioni di cloud privato – ovvero infrastrutture proprietarie – per le operazioni critiche.

Budget It destinati ad aumentare

Il Covid ha già cambiato forzosamente l’aspetto relazionale banca cliente, riducendo significativamente gli incontri fisici in filiale e spingendo verso strumenti digitali. E accelererà anche il trend della conversione al cloud: secondo S&P nei prossimi cinque anni le banche investiranno una quota via via crescente del proprio budget It in cloud, compiendo la transizione verso il pubblico. S&P calcola che le spese in It per il settore bancario si siano tenute stabili al 9% delle spese totali per ognuno degli ultimi quattro anni, fino a fine 2019 e che dal 2020 siano destinate ad aumentare sensibilmente. Nel lungo termine esiste un rischio che i servizi bancari diventino commodity: ma il trend è comunque inarrestabile e foriero di molte opportunità.

Risparmi del 30% sui costi

Che vanno “dalla scalabilità – scrive Fernandez – determinata proprio dalla natura di pay per use, per cui si può pagare per il servizio che serve, quando serve, per il tempo necessario. Alla capacità di innovare rapidamente cavalcando la domanda emergente con l’applicazione delle tecnologie dirompenti ai processi”. Fino, continua l’analista, a una maggiore velocità procedurale e alla capacità di migliorare l’analisi dei dati e limitare pratiche truffaldine come il riciclaggio di denaro sporco. Oltre al dato più immediatamente significativo per i bilanci bancari che deriva dal risparmio dei costi e dalla trasformazione di costi fissi in costi variabili. Secondo Amazon Web Services, un’azienda può risparmiare il 30% solo spostando le applicazioni esistenti dai sistemi di legacy al cloud.

La strada ancora da compiere

A oggi il cloud pubblico viene usato in maniera normale per le funzioni periferiche, come le risorse umane o il marketing. In Europa dall’88% delle banche secondo la European cybersecurity agency Enisa; in Cina dal 90% delle banche commerciali e in Giappone da tutte le banche di sistema. Se parliamo di applicazioni critiche invece la situazione per le banche globali è ancora di fase di test. Secondo Accenture solo il 37% aveva nel 2018 una roadmap per l’adozione del cloud. E i due terzi di tutte le banche nel mondo oggi usano soluzioni ibride, destinato le funzioni non core al cloud pubblico e le funzioni critiche a infrastrutture proprietarie.
È anche una questione culturale: esternalizzare funzioni critiche fa paura e viene percepita come una situazione di alto rischio. In maniera distorta. Un rischio reale che invece individua S&P è nella possibilità che la tecnologia rendendo possibile esternalizzare molti servizi ne inneschi la commoditizzazione dei servizi a minor valore aggiunto. Ma è un rischio che nell’era dell’open banking non si può non correre.

Laura Magna
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