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Ico, come prepararsi alla rivoluzione

14 Marzo 2019 · Francesca Conti · 5 min

  • Nel 2018 si stima che le Ico chiuse con successo abbiano raccolto a livello mondiale circa 18 miliardi di dollari

  • Oltre dieci aziende italiane hanno lanciato un’Ico in Svizzera, dove sono regolate a livello normativo

  • Il mondo crypto, token, blockchain ha una capitalizzazione di mercato di circa 140 miliardi di dollari

Il fenomeno delle Ico è in continua espansione, ma l’incertezza normativa relativa al mondo di blockchain e criptovalute, in alcuni Paesi, resta alta. Cba e FinTechStage in occasione della Digital Week fanno il punto insieme ai players dell’ecosistema fintech sull’evoluzione di questi strumenti di finanziamento

La rivoluzione Ico potrebbe essere vicina. Nonostante le operazioni non andate a buon fine superino ancora – per numero – quelle con una buona riuscita, il fenomeno è in continua espansione. Nel 2018 si stima infatti che le Ico chiuse con successo abbiano raccolto a livello mondiale circa 18 miliardi di dollari, con una maggiore concentrazione nei mercati di Stati Uniti, Svizzera e Singapore. E oltre dieci aziende italiane hanno lanciato un’Ico in Svizzera, dove sussiste un favorevole sistema normativo e regolamentare.

Ma l’incertezza intorno al mondo di blockchain e criptovalute – proprio per l’assenza di una normativa specifica nella maggior parte dei Paesi – è ancora alta. Who’s afraid of Ico’s? Partendo da questo interrogativo, Cba e FinTechStage, in collaborazione con Kellerhals Carrard, hanno organizzano a Milano un incontro nell’ambito della Milano Digital Week 2019, realizzando un confronto fra i diversi players dell’ecosistema fintech sull’evoluzione anche normativa delle Ico.

Ico è l’acronimo di initial coin offering, molto simile all’acronimo Ipo – initial public pffering (offerta pubblica iniziale). Si tratta essenzialmente della possibilità di raccogliere capitali a favore delle startup e delle scale up che sviluppano iniziative basate sulla tecnologia della blockchain, attraverso l’emissione di criptovalutee e token. A differenza dei tradizionali metodi di finanziamento, come le campagne di crowdfunding, si elimina l’intermediario (e la relativa commissione), perché tutto avviene attraverso sistemi blockchain in maniera decentralizzata.

“Immutabile, pubblica, decentralizzata e sicura. Il fundraising tradizionale non offre tutte queste caratteristiche insieme”, commenta Francesco Redaelli, co-founder CryptoCoinference & Koinsquare. Il problema resta l’assenza di normativa, anche se a livello legislativo è in corso di definizione il perimetro di blockchain e smart contract, non solo nell’ordinamento italiano.

“Purtroppo l’assenza di una normativa specifica sulle Ico nella maggior parte dei Paesi ha generato una grandissima confusione circa la loro legittimità o meno che però non deve scoraggiare gli operatori”, spiega Milena Prisco, senior associate dello studio legale Cba. “Tutte le piattaforme finanziarie che trattano crypto andrebbero collegate e normalizzate”, le fa eco Johnny Kartakov, managing partner di Ambisafe. Gli orientamenti di Consob nell’ultimo anno hanno fornito importanti indicazioni per individuare un possibile perimetro di legittimità delle Ico ai sensi del diritto italiano. A livello legislativo è in corso di definizione il perimetro di blockchain e smart contract così come stabilito nel Decreto Semplificazioni 2019.

“È ancora presto, ma questo non vuol dire che non funzioni e che non sia importante esserci, adesso. Potrebbe essere una bella scommessa. Il valore aggiunto non sono i capitalo, ma l’avvicinamento tra il crowd e le aziende”, aggiunge Redaelli.I Millennials potrebbero dire: cos’è il traditional market?”, chiosa ironicaemnte Kartakov.

Secondo un report della società di consulenza Gartner, quello della blockchain è un fenomeno che sarà ‘produttivo’ tra circa 10 anni. Perché si dovrebbe quindi investire oggi? “Negli anni Novanta ho provato per la prima volta il web. All’inizio tutti pensavano che richiedesse tempo, le informazioni scarseggiavano, non c’era la possibilità di ricercare gli indirizzi. Ce li scambiavamo quasi come le figurine. Mi ricordo i titoli dei giornali: Le banche via internet? Vinceranno solo con gli sportelli. Sembrava destinato a fallire e invece oggi non possiamo più farne a meno”, commenta Demetrio Migliorati, innovation manager & head of blockchain di Banca Mediolanum.

Oggi il mondo crypto, token, blockchain ha una capitalizzazione di mercato di circa 140 miliardi di dollari. “Sono valori ancora infinitesimali rispetto a quelli generati da ciò che il mondo usa per scambiarsi valore. Ci vuole ancora un po’ di tempo. Ma è difficile non essere interessati”, continua Migliorati

Il fenomeno interessa molto soprattutto alle banche, preoccupate che la diffusione di nuovi strumenti come la blockchain possa escluderle da alcuni settori, come ad esempio i trasferimenti di denaro. Per questo gli istituti di credito italiani, insieme alle assicurazioni, sono tra i primi sperimentatori della blockchain: il progetto Dlt Spunta Interbancaria di Abi Lab ne è un esempio. Per Migliorati, il fatto che “banche e assicurazioni lavorino con i regolatori – e non in competizione – funziona, porta a risultati durevoli”. In poche parole in un sistema “tutt’altro che dormiente” bisogna cercare “di cogliere il valore oggi per essere pronti domani”.

Francesca Conti
Francesca Conti
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