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L’Europa vara le pensioni dei millennials

18 Marzo 2019 · Riccardo Sabbatini · 5 min

  • La nuova disciplina, che si propone di canalizzare un flusso di 700 miliardi di risparmi previdenziali aggiuntivi nel continente, entrerà in vigore nel 2021

  • L’obiettivo del regolamento è quello di consentire ai risparmiatori di non cambiare il piano pensionistico iniziale sottoscritto con un intermediario

Il comitato Econ del Parlamento europeo ha approvato il regolamento sui Pepp, i Pan-european personal pension product, chiamati a fornire una copertura pensionistica ai sempre più numerosi globetrotter del continente

I millennials hanno le loro pensioni. Giunto quasi al termine del suo mandato il parlamento europeo ha trovato l’intesa sul regolamento che disciplina i Pan-european personal pension product (Pepp) volto a introdurre uno schema pensionistico unico per i cittadini del continente indipendentemente dal paese di residenza. Il nuovo strumento di risparmio riguarda direttamente gli 11,3 milioni di europei in età da lavoro che – i dati sono del 2015 – risiedono in un paese membro diverso da quello di cittadinanza e, ancora di più, i circa 1,3 milioni di cittadini che lavorano in un paese europeo diverso da quello di residenza.

Sono numeri destinati a crescere rapidamente nei prossimi anni in un continente in cui le persone, soprattutto le nuove generazioni dei millennials, lasciano sempre più spesso il proprio paese d’origine alla ricerca di migliori occasioni di lavoro e di vita. All’approvazione finale del progetto manca ancora il via libera formale del parlamento e del consiglio europei ma l’accordo già c’è, raggiunto al termine di uno snervante negoziato, ratificato il 26 febbraio dal comitato Econ dello stesso Parlamento con 25 voti a favore (tra cui l’Italia), 4 contrari e 17 astenuti.

La nuova disciplina, che si propone di canalizzare un flusso di 700 miliardi di risparmi previdenziali aggiuntivi nel continente, entrerà in vigore tra due anni uno dei quali affidati all’Eiopa (autorità di vigilanza europea su assicurazioni e fondi pensione) per redigere numerosi regolamenti attuativi. In mancanza di una potestà europea in materia di pensioni e, soprattutto, fiscale (qualsiasi disposizione in quest’ultima materia avrebbe richiesto l’unanimità di tutti i paesi membri) i regolatori di Bruxelles hanno dovuto compiere un’autentica gimcana per realizzare un‘armonizzazione minima delle materie comprese nella giurisdizione comunitaria, soprattutto quelle relative agli schemi autorizzativi, alle norme in materia di trasparenza, regole di condotta degli intermediari, investimenti, portabilità dei piani pensionistici da un paese all’altro del continente. Ed ecco il risultato. I Pepp potranno essere offerti da banche, assicurazioni, fondi d’investimento, fondi pensione o anche da fondi alternativi.

Il compito di autorizzarne il collocamento è stato dato alle singole autorità nazionali di supervisioni, scartando l’ipotesi prevista inizialmente di affidare l’incarico l’Eiopa, ciò che in verità avrebbe garantito una maggiore omogeneità nel futuro mercato della previdenza complementare europea. Su questo punto hanno prevalso le resistenze nazionali dei singoli paesi. L’Eiopa, comunque, terrà un registro dei Pepp autorizzati e ad essa confluiranno le informazioni sulle normative previdenziali dei singoli paesi, aspetto assai importante per poter gestire la portabilità dei prodotti pensionistici all’interno dell’Europa. É stato quest’ultimo uno dei nodi più difficili da sciogliere nel – la nuova disciplina per il fatto che in Europa ciascun paese disciplina diversamente la previdenza complementare con regole proprie, ad esempio, in materia di benefici fiscali.

E poichè l’obiettivo del regolamento è quello di consentire ai risparmiatori di non cambiare il piano pensionistico iniziale sottoscritto con un intermediario, quest’ultimo – stabilisce la nuova regolamentazione – dovrà essere in grado di adattare le regole contrattuali ad ogni cambio di residenza del proprio cliente. Potrà farlo costituendo sub-accont (almeno due) in distinti paesi del continente oppure ricorrendo a partnership con operatori locali nei paesi in cui, in mancanza di sub-account, il proprio cliente andrà a risiedere chiedendo di usufruire del servizio di portabilità. Sulla falsariga di quanto già previsto per i prodotti finanziari e assicurativi i regolatori di Bruxelles hanno disciplinato gli obblighi di trasparenza sui nuovi prodotti stabilendo un Pepp Kid (Key information document) che produttori e distributori dovranno consegnare ai clienti e aggiornare periodicamente.

Discussi fino alla fine sono stati i profili finanziari dei nuovi strumenti per l’esigenza – su cui si scontravano i contrastanti interessi dei diversi intermediari – di conciliare la libertà di scelta dei risparmiatori con la necessità di assicurare un sufficiente livello di protezione. Un punto di equilibrio è stato trovato nell’identificare un Pepp “di base”, dove prevedibilmente confluiranno le maggiori adesioni, che dovrà contenere la garanzia del capitale o comunque utilizzare strategie finanziarie volte alla protezione del capitale. Le tecniche da utilizzare per la mitigazione del rischio saranno chiarite successivamente con le disposizioni applicative dell’Eiopa che è stata chiamata anche a redigere standard tecnici su costi e commissioni nonché sulla presentazione dei documenti informativi e delle stime sui benefici futuri.

Largamente affidate alle singole legislazioni nazionali sono rimaste in gran parte le disposizioni sulla fase di decumulo dei capitali accumulati (età pensionabile, possibilità di riscatto anticipato etc) così come il problema dei problemi, legato al trattamento fiscale delle future rendite o dei capitali. Sul punto c’è soltanto l’invito dei regulator europei ai governi nazionali di accordare ai Pepp gli stessi benefici previsti sulle forme attuali di previdenza complementare. Non è molto ma è comunque un primo passo verso una maggiore integrazione del welfare state nel continente.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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