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Consultique, Mifid2 ci facilita il lavoro

18 Settembre 2019 · Livia Caivano · 5 min

  • Negli anni, Consultique ha analizzato circa 20mila fondi e Sicav, migliaia di certificati e polizze commercializzati in Italia per destrutturarne la struttura dei costi

  • Ora questi dati sono inviati direttamente al cliente e per Consultique questo lavoro non è più necessario

La normativa europea, costringendo tutte le società di consulenza a esplicitare i costi del servizio, alleggerisce i professionisti fee only del compito di studiare nel dettaglio il prezzo dei singoli prodotti. Per Cesare Armellini, ceo di Consultique, questo è il primo grande vantaggio di Mifid2

Mifid2 disturba il sonno di banche e reti ma non quello dei consulenti autonomi. Anzi, secondo il ceo di Consultique Cesare Armellini, la normativa obbligando le società a pubblicare il dettaglio dei costi dei prodotti di investimento, alleggerisce i fee only di un lavoro che fino a ieri dovevano svolgere da soli. “Per la nostra attività di consulenza finanziaria come soggetti indipendenti, da sempre facciamo un lavoro importante: destrutturare i prodotti e gli strumenti finanziari presenti sul mercato – racconta Armellini a We Wealth – Destrutturare significa scomporre tutta la struttura dei costi che si trovano all’interno dei prodotti, di cui una buona parte è visibile al cliente finale ma un’altra parte no”. Negli anni, “è stato fatto un lavoro molto impegnativo su circa 20mila fondi e Sicav, migliaia di certificati e polizze attualmente commercializzati in Italia”. Un lavoro lungo e impegnativo ma necessario per chi, come Consultique, conta (anche) sul confronto tra gli operatori in fatto di prezzo della consulenza. “Il nostro lavoro con i clienti inizia dall’analisi del portafoglio e dagli strumenti finanziari in suo possesso. Analizziamo sempre quella che noi definiamo la parcella occulta, per sapere il costo che il cliente paga. In termini di trasparenza, quello che la Mifid2 ha fatto è stato facilitare il nostro lavoro nel fare queste stime e questi calcoli, perchè ora questi dati devono essere pubblicati per legge dagli intermediari. Per noi è un grosso vantaggio”.

foto di Cesare Armellini
Cesare Armellini - ceo Consultique

In che modo garantite la trasparenza ai vostri clienti?

“Al cliente presentiamo un preventivo di spesa come farebbe un commercialista, un avvocato. Come associazione consigliamo di chiedere un compenso fisso non legato a percentuali o al risultato. Naturalmente poi c’è la fase di descrizione degli strumenti finanziari e elenchiamo i costi che sono all’interno dello strumento”. Non necessariamente, però, se il prodotto è più costoso deve essere escluso: “Quella che va analizzata è l’efficienza, la validità, la qualità della gestione. Il costo è uno degli elementi ma non l’unico determinante nella scelta che il consulente farà per il suo cliente”.

Come sono strutturati i vostri rendiconti?

“Essendo l’albo operativo dal 1° dicembre 2018, la normativa prevede per gli indipendenti l’obbligatorietà della consegna dei rendiconti ex post entro 60 giorni dalla fine dell’anno solare, quindi a partire dal 1° gennaio 2020, sui dati del 2019. Consegneremo i rendiconti entro il mese di febbraio 2020″. Essendo l’Albo partito il 1 dicembre dello scorso anno, il dato dei fee only oggi non esiste. Per gli intermediari invece l’obbligo riguarda anche il 2018.

In questo momento siete avvantaggiati rispetto alle banche o alle reti?

“É un processo che è iniziato, andrà a consolidarsi nel tempo. Oggi gli investitori informati sul tema sono pochi”.

Quale impatto vede, da qui ai prossimi tre anni, di Mifid2 sull’industria?

“Certamente la concorrenza ci sarà, molte realtà si muoveranno da subito nel cercare una riduzione dei costi e nel cercare di proporre soluzioni più economiche. Questo è un elemento che potrebbe spingere anche i grandi player a contenere i propri compensi. Tre anni potrebbe essere un periodo sufficiente, anche tenendo conto dei nuovi modelli di istituti bancari dai costi molto più snelli e che possono quindi proporre soluzioni meno onerose ma non certamente meno valide. La ricchezza rimarrà sempre presso gli intermediari. Quindi questi, che sono quelli che cercano maggiore efficienza, vedono nei consulenti indipendenti un canale interessante, perché è quello che si riesce a coinvolgere con strumenti efficienti. Alcuni soggetti si stanno già muovendo in questo senso, nel cercare di facilitare il lavoro dei consulenti indipendenti affinché le masse possano rimanere nel proprio istituto. Certo con una remunerazione più contenuta, ma allo stesso tempo potrebbe esserci una maggiore concentrazione del patrimonio. Come sappiamo il cliente tende a utilizzare più banche o più soggetti da cui farsi consigliare: quando incontra il consulente indipendente tende ad affidare l’intera situazione ad un solo soggetto. E questo è un vantaggio sia per i consulenti indipendenti che per l’eventuale intermediario efficiente che si propone”.

Livia Caivano
Livia Caivano
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