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Cfa, oltre un anno di Mifid 2: gestori soddisfatti

Cfa, oltre un anno di Mifid 2: gestori soddisfatti

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Francesca Conti
Francesca Conti

23 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Con Mifid 2 la maggior parte delle società di gestione europee ha deciso di assorbire direttamente il costo della ricerca piuttosto che trasferirlo ai propri clienti

  • Tutti i partecipanti al mercato dei capitali hanno dovuto rivedere i loro modelli di business. Quelli sul lato del sell-side sono stati più direttamente influenzati

  • Molti gestori globali hanno scelto di implementare un sistema unico compatibile con Mifid 2 per ridurre al minimo i problemi operativi in caso di diffusione degli standard della normativa

A più di un anno dall’introduzione di Mifid 2 i gestori si dichiarano soddisfatti. Per i partecipanti dell’ultima survey di Cfa Institute, una riduzione dei costi per i servizi di ricerca per i clienti finali, una migliore responsabilità nella contrattazione dei servizi e una maggiore trasparenza su costi ed oneri dei prodotti di investimento rappresentano i principali vantaggi introdotti dalla normativa

Mifid 2 non ha scatenato nessuna rivoluzione nell’asset management. Anzi, anche se la normativa ha comportato nuovi costi per la conformità, non ha causato particolari interruzioni nei modelli di business esistenti, con i principali vantaggi in termini di riduzione dei costi di ricerca per i clienti finali ed una maggiore trasparenza. E i gestori restano soddisfatti. A pensarla così – a più di un anno dall’introduzione della normativa (gennaio 2018) – sono i professionisti degli investimenti membri di Cfa Institute, che ha realizzato una survey tra i gestori di 449 diverse società di 25 diversi Paesi europei.

La maggior parte degli intervistati ha espresso una generale soddisfazione su Mifid 2. La maggiore trasparenza introdotta dalla normativa ha comportato una razionalizzazione della spesa, con l’utilizzo dei soli broker che forniscono un reale ‘rapporto qualità-prezzo’. Tuttavia, una conclusione uniforme in tutto il continente è che i gestori non ritengono che il numero di analisti del sell-side crollerà precipitosamente: ci sarà maggiore selezione e segmentazione tra buona e cattiva ricerca, ma i gestori continuano ad apprezzare e necessitare l’accesso a panel di esperti. La copertura delle piccole e medie imprese continua a destare preoccupazione: le autorità di regolamentazione sono consapevoli degli impatti negativi sulla riduzione della copertura delle Pmi e continuano a dichiarare la loro volontà di migliorarlo.

Le  principali evidenze della survey

La maggior parte dei professionisti intervistati a livello europeo ha espresso soddisfazione sugli obiettivi di Mifid 2, identificando i principali benefici in:

  1. Una riduzione dei costi per i servizi di ricerca per i clienti finali,
  2. Una migliore responsabilità nella contrattazione di detti servizi
  3. Una maggiore trasparenza su costi ed oneri dei prodotti di investimento.

Le opinioni sono state più divise, invece, sul fatto se tutti questi obiettivi fossero già stati raggiunti, oltre a preoccupazioni per alcune conseguenze non previste.

Contrariamente alle aspettative iniziali, la maggior parte delle società di gestione europee ha deciso di assorbire direttamente il costo della ricerca piuttosto che trasferirlo ai propri clienti, una decisione presa in gran parte per motivi di concorrenza in un momento nel quale i fondi attivi sono già sotto pressione da strategie passive più economiche.

Tutti i partecipanti al mercato dei capitali hanno dovuto rivedere i loro modelli di business. Quelli sul lato del sell-side sono stati più direttamente influenzati, con Mifid 2 che ha esacerbato la tendenza secolare nella riduzione dei loro ricavi, in particolare nel trading azionario. Mentre è vero che alcune imprese hanno dovuto ridurre la propria attività, ad oggi i timori di massicci licenziamenti di analisti non sono stati confermati.

Una conclusione uniforme in tutto il continente è che i gestori non ritengono che il numero di analisti del sell-side crollerà precipitosamente: ci sarà maggiore selezione e segmentazione tra buona e cattiva ricerca, ma i gestori continuano ad apprezzare e necessitare l’accesso a panel di esperti. L’impatto è stato ancora meno pronunciato sul buy-side: le aziende più grandi hanno aggiunto specialisti per colmare le lacune, ma non hanno intrapreso vasti programmi di assunzione.

Il timore è che, sia sul buy che sul sell-side, solo i player più grandi e globali sopravvivranno, con Mifid 2 che fungerà da catalizzatore del crescente consolidamento in entrambi i settori. Inoltre, la ricerca azionaria sulle Pmi continua a ridursi, in aperto contrasto con altre azioni intraprese dalle autorità europee per facilitare il loro accesso ai mercati dei capitali.

Per quanto riguarda la product governance, la maggior parte delle società ha indicato un aumento significativo degli oneri amministrativi, ma nessuno sconvolgimento nelle loro attività. La speranza è che i maggiori costi di amministrazione e di reporting si ridurranno col tempo man mano che i processi diventano più automatizzati.

Mifid 2, un modello destinato a espandersi?

Mifid 2 farà da precursore, con la separazione dei costi di trading da quelli della ricerca che diventerà lo standard globale? I ricercatori di Cfa Institute l’hanno chiesto ai professionisti che hanno partecipato alla survey: molti gestori globali hanno dichiarato di aver scelto di implementare un sistema unico compatibile con Mifid 2 per ridurre al minimo i problemi operativi. Gli asset owner statunitensi, allo stesso tempo, stanno spingendo la Sec per rendere più facile anche per loro la separazione tra spese per ricerca e costi di trading.

Visto il numero sempre crescente di asset manager che gestiscono operazioni internazionali, è probabile che l’unbundling (la separazione tra le varie componenti della filiera produttiva di un’impresa verticalmente integrata, per introdurre una maggiore competitività nel mercato di riferimento, ndr), diventerà un fenomeno globale.

Francesca Conti
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