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Brexit, il Lussemburgo dà un ultimatum ai fondi Uk

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Francesca Conti
Francesca Conti

18 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il Consiglio europeo ha dato al Regno Unito fino al 31 ottobre 2019 per votare l’accordo di recesso dall’Unione

  • Per evitare l’espulsione, gli asset manager Uk dovranno presentare “il prima possibile” una richiesta di autorizzazione al regolatore nazionale, la Cssf

  • Secondo la Cssf le società di gestione Uk attive in Lussemburgo “dovrebbero ormai aver adottato le misure necessarie per prepararsi ad anticipare le conseguenze di una possibile ‘hard Brexit’”

Il regolatore del Lussemburgo (Cssf) dà ai fondi made in Uk 12 mesi di tempo a partire dal 31 ottobre 2019 per richiedere l’autorizzazione necessaria a continuare a operare nel paese in caso di no-deal. Senza il via libera, le società e i veicoli di Londra saranno considerati come “entità di paesi terzi” e dovranno cessare le proprie attività in Lussemburgo

Il Lussemburgo dà un ultimatum ai fondi del Regno Unito. In caso di ‘hard Brexit’ le società di gestione Uk avranno tempo un anno per richiedere l’autorizzazione per operare in Lussemburgo. Senza il via libera, le società e i veicoli di Londra saranno considerati come “entità di paesi terzi”. Se decideranno di intraprendere attività regolamentate in Lussemburgo senza autorizzazione, saranno quindi sottoposte a sanzioni. Per evitare l’espulsione, gli asset manager Uk dovranno quindi presentare “il prima possibile” una richiesta di autorizzazione al regolatore nazionale, la Commission de Surveillance du Secteur Financier (Cssf).

Lo scorso 11 aprile, dopo un negoziato di otto ore, il Consiglio europeo aveva deciso di dare tempo al Regno Unito fino al 31 ottobre 2019 per votare un progetto di uscita. In particolare, per far approvare da Westminster l’accordo di recesso negoziato negli ultimi due anni tra Londra e Bruxelles. Un accordo bocciato già tre volte dal Parlamento inglese. L’obiettivo della nuova proroga da parte dell’Unione – oltre che rimandare l’exit al post elezioni europee – era quello di evitare un’uscita disordinata dall’Unione e guadagnare tempo per chiarire la confusa situazione politica inglese.

L’ente regolatore dei servizi finanziari lussemburghese ha concesso alle società di fondi britannici un anno di tempo per portare avanti i loro business nel paese in caso di no-deal. Oltre questo periodo di tempo – che attualmente è pari a 12 mesi a partire dal 31 ottobre di quest’anno – le società dovranno essere autorizzate per continuare a operare in Lussemburgo. Secondo la Cssf, “dati gli sviluppi politici” le società di gestione Uk attive in Lussemburgo “dovrebbero ormai aver adottato le misure necessarie per prepararsi ad anticipare le conseguenze di una possibile ‘hard Brexit’”.

Il regolatore lussemburghese aveva pubblicato in aprile delle “leggi sulla Brexit”, dicendo alle società del Regno Unito che operano nel paese in base a determinati quadri normativi – tra cui Ucits, Mifid2 e Aifmd (per gli investimenti alternativi) – che in caso di mancato accordo con l’Ue sarebbero stati considerate come “imprese di paesi terzi”. Le nuove direttive permettono invece ai i fondi Uk di proseguire le proprie attività per un periodo transitorio di un anno a partire dalla data di hard Brexit. Ma questo regime transitorio, spiega la Cssf, è “di portata limitata”, poiché si applica solo in caso di Brexit disordinata e solo ai “contratti già esistenti” – quelli che sono entrati in vigore prima della Brexit – e ai contratti conclusi dopo Brexit se strettamente collegati alle attività in corso.

Per beneficiare un periodo di 12 mesi successivo a un’uscita disordinata, tutte le realtà che intendono continuare le loro attività in Lussemburgo sono tenute a notificarlo alla Cssf. Nelle prossime settimane verrà creato un portale dedicato. Le segnalazioni dovranno essere effettuate entro e non oltre il 15 settembre 2019. Anche le società Uk che intendono stipulare nuovi contratti in Lussemburgo dovranno presentare richiesta di autorizzazione alla Cssf “il prima possibile”. La concessione di un’autorizzazione può richiedere fino a 12 mesi. Alle società del Regno Unito che non hanno ricevuto l’autorizzazione necessaria per i nuovi business sarà richiesto di “cessare tutte le attività a partire dalla data di hard Brexit”.

Francesca Conti
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