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Real estate settore per settore: vincitori e vinti

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

29 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Residenziale: il 2020 dovrebbe chiudersi con compravendite in calo del 15-20%, a fronte di prezzi in lieve flessione

  • Uffici: il settore si conferma in testa alle preferenze dal punto di vista degli investimenti

  • Logistica: in futuro si prevede che questa asset class sarà sempre di più nel radar degli investitori

Quale sarà il futuro del real estate italiano, dopo l’emergenza covid? L’analisi settore per settore realizzata da Gabetti e Patrigest su quelli che saranno gli impatti e i trend futuri dell’immobiliare italiano

Il mondo immobiliare è stato profondamente colpito e affossato dal coronovavirus e dall’esplosione della pandemia da covid 19. Ma non tutti i comparti sono stati impattati allo stesso modo. Quali i vincitori e i vinti? A tracciare un bilancio sul futuro del real estate italiano, dopo l’emergenza covid, sono stati Gabetti e Patrigest, che hanno cercato di fare il punto settore per settore

Dalla ricerca emerge chiaramente come il residenziale, nel terzo trimestre 2020, abbia segnato un’inversione di tendenza positiva (+3,1%), dimostrando di essere il settore più resiliente.
Tra i vincitori, come comparto emergente, compare sicuramente la logistica, grazie all’accelerazione data all’e-commerce dalla pandemia.
News interessanti riguardano anche gli uffici che – nonostante il sensibile calo dell’assorbimento – restano l’asset class preferita dagli investitori.
In difficoltà si trovano invece alberghiero e retail.

Ma andiamo per ordine.
Residenziale

Il 2020 dovrebbe chiudersi con compravendite in calo del 15-20%, a fronte di prezzi in lieve flessione. Il fenomeno della contrazione dei valori caratterizzerà nell’immediato soprattutto casi specifici: prodotti usati o non aderenti alla domanda, strutture in situazioni distressed o in zone periferiche e quindi prodotti che già presentavano una bassa liquidità. In generale per gli appartamenti di buon livello qualitativo o prodotti nuovi, nelle medie e grandi città si avrà, secondo Gabetti e Patrigest, una contrazione degli assorbimenti ma non dei valori a meno che il perdurare della discesa delle transazioni non diventi sistemica.

Il 2020 è stato un anno complesso. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, nei primi 9 mesi dell’anno in corso, ci sono state 374.545 transazioni residenziali, in contrazione del 13,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le valutazioni, però, fortunatamente non hanno registrato cali così consistenti: secondo le rilevazioni operate presso le agenzie del network, nello stesso periodo, infatti, nelle grandi città si è registrata una variazione dei prezzi intorno al -1,1%, rispetto alla fine del 2019, con tempi di vendita che sono rimasti stabili su una media di 4,5 mesi, così come gli sconti in sede di chiusura delle trattative, intorno al 12%.

Il terzo trimestre però è andato meglio: nel periodo luglio-settembre, infatti, sì è registrata una variazione positiva del 3,1%, che ha segnato un’inversione di tendenza rispetto ai due periodi precedenti, che avevano risentito maggiormente dell’impatto dell’emergenza sanitaria e del conseguente lockdown.

 

 Uffici

Per quanto riguarda gli uffici, il settore si conferma in testa alle preferenze dal punto di vista degli investimenti, pesando il 45% del totale, pari a 2,4 miliardi di euro. Per il prossimo anno, alla luce dei dati attuali, Gabetti e Patrigest non prevedono una sostanziale tendenza al ribasso dei canoni di locazione e dei prezzi nelle compravendite. E in ogni caso, in diverse situazioni, a fronte di una modifica temporanea del canone a ribasso, potrebbe essere richiesto da parte delle proprietà un allungamento della durata contrattuale.

 

Retail

Nel comparto retail, il covid e l’emergenza sanitaria hanno di fatto accelerato tendenze già in atto, a partire dalla modalità omnichannel, con una forte interazione tra online e offline e l’innovazione in primo piano. In ambito valutazioni, si prevede che il valore delle strutture sia impattato da un maggiore costo dell’equity e da un incremento sui costi operativi dovuti ad esempio agli adeguamenti alle sanificazioni. Intanto, nei primi nove mesi del 2020 si sono registrati volumi d’investimento pari a 890 milioni di euro a fronte di transazioni normalizzate di negozi e laboratori in calo del 5,5%, rispetto allo stesso periodo del 2019.

 

Hotel

Il centro studi di Federalberghi stima per il 2020 un calo delle presenze complessivo del 56,1% ovvero circa 245 milioni di presenze totali perse soprattutto a causa del calo del 74% delle presenze di non residenti e del 37,9% di quelle italiane. Per i prossimi 2/4 anni, gli esperti internazionali del settore prevedono una crescita progressiva con un ritorno ai risultati conseguiti nel 2019.

 

Logistica

Nel 2019, secondo i dati del Politecnico di Milano (Osservatorio contract logistics “Gino Marchet”), il valore del fatturato delle aziende italiane di logistica conto terzi è stato di 86 miliardi di euro, in crescita dello 0,8% rispetto al 2018, ma la stima di chiusura a fine 2020 è di 77,8 miliardi,  in flessione di quasi il 10 % (-9,3%) rispetto allo scorso anno. In futuro si prevede che l’asset class della logistica possa essere sempre di più nel radar degli investitori.

 

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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